Federalismo fiscale, chi paga?, in rivista economica on line “economiaepolitica”

La rivista economica on line “economiaepolitica” ha pubblicato uno studio dal titolo “Federalismo fiscale, chi paga? nel quale si sottolinea il possibile maggior peso sui lavoratori dipendenti.
“Le addizionali Irpef regionali, al contrario dell’Irpef nazionale, non rispettano per nulla il criterio di progressività” afferma lo studio, in quanto ad esempio nel Lazio l’aliquota addizionale è dell’1,4% per tutti i redditi. Anche in Veneto c’è una sola aliquota, ma è dello 0,9%. In Piemonte, invece, ci sono tre aliquote che però variano in modo non progressivo. Ad esempio, coloro che hanno un reddito inferiore a 15mila euro pagano lo 0,9%; l’aliquota passa all’1,3% con un reddito oltre 15mila euro e all’1,4% oltre i 22mila euro; ma sempre su tutto l’imponibile e non, come avviene a livello nazionale, solo sulla parte che eccede lo scaglione precedente.
all’articolo 53 afferma che le tasse devono essere progressive, devono aumentare all’aumentare del reddito.
In merito allo schema di Decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario (consiglio dei ministri – D.Lgs. 11/10/2010),  per la rivista emergono in particolare i seguenti punti di possibile criticità:
• Aumenterà il gap tra salari e profitti. Negli ultimi venticinque anni l’8% della ricchezza nazionale si è spostato dai salari ai profitti. Con il federalismo fiscale il divario si allargherà. Il salario diretto verrà decurtato con l’aumento del tetto dell’addizionale Irpef e quello indiretto con la riduzione dei servizi pagati con l’Irap. Nello stesso tempo i profitti, sgravati interamente o parzialmente dall’Irap, aumenteranno. Il divario si aggraverà – è bene precisarlo – anche al Centro-Nord, proprio perché le regioni con meno difficoltà di bilancio e con l’addizionale Irpef allo 0,9%, saranno maggiormente invogliate a favorire le imprese, tagliando l’Irap, e a compensarla, aumentando l’addizionale Irpef.
• Aumenterà il gap tra regioni del Sud e del Nord. Non solo in termini di divario nella qualità dei servizi e nella disponibilità di infrastrutture. C’è un altro aspetto che non è stato considerato: la riduzione e ancor di più l’abolizione dell’Irap faciliteranno l’attrazione degli investimenti. E, dal momento che solo le regioni con bilanci in attivo, cioè quelle più ricche del Nord, potranno farlo, il Sud subirà un’ulteriore riduzione dell’afflusso dei capitali e una accentuazione della fuga già consistente della produzione verso il Nord. Il Pil del Mezzogiorno, sceso nel 2009 al livello minimo dall’Unità d’Italia (23,2% sul totale nazionale), rischia un ulteriore tracollo.
• La sanità pubblica sarà gravemente ridotta. Con il federalismo si potrà ridurre l’Irap solo se i conti sono in regola e/o in presenza di tagli massicci alla spesa, ovvero con la riduzione del servizio. Già oggi si stanno chiudendo reparti e interi ospedali, con il federalismo fiscale ci sarà una vera ecatombe. Molti territori di provincia saranno costretti a fare capo alle strutture sopravvissute lontane decine di chilometri, con tutto ciò che ne consegue. Molti lavoratori rimarranno senza assistenza, con il non trascurabile effetto che la sanità privata avrà più spazi.
“Il vero nodo della fiscalità italiana è la più alta evasione fiscale d’Europa, stimata in 100 miliardi di euro, ovvero il 7% del Pil, un dato superiore al deficit pubblico, che ammonta al 5,2%. I maggiori responsabili dell’evasione sono gli industriali (32%), e l’incremento maggiore degli evasori nel 2010 si è registrato al Nord, in particolare nelle virtuose Lombardia (+10,1%) e Veneto (+9,2%).
La questione fiscale è e diventerà sempre più importante nel nostro Paese e in generale nei Paesi più avanzati. Naturalmente è questione cruciale nella determinazione del salario reale complessivo, riguardando il salario indiretto ed il welfare, che è sotto attacco in tutta la Ue. E poi, con il permanere della crisi e la pressione dei mercati a ridurre deficit e debiti pubblici, la spinta ad aumentare le tasse rischia di essere sempre più forte. Quindi, decidere chi e in che misura deve pagare le tasse sarà decisivo”.

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