Francia: Ondata di suicidi nelle campagne – Il Sole 24 ORE

Daniel Lemonie aveva 55 anni. Si è impiccato un lunedì mattina nella sua fattoria di Saint-Martial-Viveyrol, nei pressi di Bergerac, in Dordogna. Una settimana prima la banca gli aveva rifiutato un prestito di 1.500 euro per comprare del gasolio. È stato il figlio Clément, 22 anni, a trovare il corpo. E la lettera: «Scusami ma non ce la faccio più. Mi dispiace di lasciarti debiti per 60mila euro. Abbi cura della campagna e delle bestie».
Alain Baudy aveva 58 anni. Si è sparato nel suo vecchio furgoncino per il trasporto delle mucche – una sessantina, di razza limousin, nelle stalle di Mirandol-Bourgognac – dopo aver parcheggiato nella piazzetta di Carmaux, nel Tarn. Era sposato con Gisèle e aveva due figlie. Vicino al cadavere un bigliettino: «Sono stufo di questa vita».
Claude Lagorse aveva 44 anni. Allevava maiali a Girac, nel Lot-et-Garonne. E coltivava mais. Anche una particella sperimentale di transgenico Mons 810. Tutto in regola, nel rispetto della legge. Ma gli anti-Ogm l’avevano messo nel mirino e, dopo mesi di accuse e polemiche, organizzato un sit in domenicale di protesta nei suoi campi. Forse anche per questo, poche ore prima ha appeso una corda a un albero e se l’è passata intorno al collo. Ha lasciato una moglie e quattro figli.
Daniel, Alain, Claude sono solo alcuni dei nomi di una lunga lista, quella degli agricoltori suicidi. È l’altra faccia del bonheur est dans le pré, del mito dei piaceri della campagna, della vita all’aria aperta, del lavoro indipendente. La faccia della solitudine, con sette uomini ogni tre donne, e dell’isolamento, in zone ormai abbandonate anche dalla scuola e dalla posta. Delle difficoltà finanziarie, delle alluvioni e della siccità. Di un futuro sempre più incerto, con l’apertura dei mercati e la volatilità dei prezzi. Di un passaggio generazionale difficile e a volte impossibile, con la fine di un’attività passata da secoli o decenni di padre in figlio. Del tempo passato tra le richieste di fido e le pratiche per le sovvenzioni comunitarie (che fanno comodo, certo, ma danno la frustrazione di non guadagnare vendendo il frutto del proprio lavoro). Della fatica e della marginalità, con un lavoro che impone una presenza continua e impedisce le vacanze in un mondo che va in un’altra direzione, dove ci si occupa sempre più di tempo libero e qualità della vita.

da: Ondata di suicidi nelle campagne – Il Sole 24 ORE.

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