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Da sempre l’arte ha messo in scena degli stati d’animo drammatici, perché di sicura presa, coinvolgenti, universali – …pensiamo solo alla tragedia greca! – per tentarne una analisi e, a volte, il superamento. Da sempre è in scena la Morte, che di tutti i rovelli dell’uomo è certo il più irriducibile; ma poiché essa è per sua natura non comprensibile, né assoggettabile a compromessi, viene scandagliato il suo corrispettivo umano: il Dolore.
In che modo? Questo è il punto, ed è qui che ritornano la questione del ‘controllo dello stile’ di Pascale e gli interrogativi etici di Margareth Costello (con J. M. Coetzee dietro di lei): il ‘come’ è di fondamentale importanza.
Perché in relazione al modo di trattare un argomento così delicato, lo spettatore è sottoposto ad un coinvolgimento che varia lungo una scala graduata dove il limite – Enough! Basta così – viene stabilito in modo del tutto arbitrario e individuale. Ciò sta anche al gusto e alla sensibilità dell’Autore; all’atmosfera stessa in cui le immagini e la storia sono calati.
Ciascuno potrebbe/dovrebbe preparare una sua propria antologia – tagliata su criteri e gusti personali – di film incentrati sulla morte e sul dolore, e provare a trarne un comune denominatore.
In una galleria più che sintetica di film su questi temi, citerei tre film non troppo recenti, memorabili a distanza di anni; e a seguire, una breve rassegna di film più attuali, nelle sale in questi ultimi mesi…
l’intero articolo qui:
Scuola di scrittura Omero Sezione Rivista Omero
i film analizzati da Sandro Russo:
- Film blu
- La mia vita senza di me
- Le invasioni barbariche
- In un mondo migliore
- Hereafter
- Hævnen-In a better world di Susanne Bier. Etica di un mondo migliore.
- Biutiful di Alejandro Gonzalez Iñárritu
- :La donna che canta, di Denis Villeneuve
- Rabbit Hole
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