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il “ponte” non lo farebbe la sostanza, cannabis o altro, ma il temperamento della persona che prova e
rischia, e che è attratta da tutto ciò con cui si può stimolare o alterare (la cosiddetta personalità “tossicofilica”).
Da uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Degenhardt, 2010) si rileva un dato invece più chiaro: ilcambiamento della diffusione della nicotina, per effetto delle leggi restrittive negli USA, non ha influenzato l’uso delle
droghe che erano successive alla nicotina nella sequenza precedente. Così, sembra che le persone che tendono a usare droghe
inizino con una più “leggera” e poi passino ad una più pesante, ma senza scegliere di preciso quale. Per prevedere i rischi
di abuso di droghe in età adulta sono importanti: l’uso di una qualsiasi droga, l’età di inizio di una qualsiasi droga, e la
presenza di un disturbo mentale prima dei 15 anni.
Non parrebbe che quindi ci siano “droghe-ponte”, ma “temperamenti-ponte”, cioè le persone passano da una droga all’altra piùdi quanto le droghe creino dei ponti per le persone.
I “ponti” potrebbero esserci in un senso diverso: alcune droghe potrebbero creano una predisposizione biologica, accorciandoi tempi con cui, passando ad una sostanza diversa, si sviluppa un legame di dipendenza.
l’intera scheda qui:
Cufrad – Cannabis, eroina, cocaina, alcol: la questione della “droga di passaggio” (gateway drug).
