spero proprio di NO
Paolo Ferrario
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Le politiche sociali del futuro vedranno sempre di più l’impiego dei voucher (erogazioni economiche sotto forma di prestazioni di assistenza), con un trend di crescita esponenziale. Nei prossimi 10 anni, infatti, questa soluzione per l’assistenza alle persone fragili potrebbe arrivare a rappresentare circa il 20% della spesa sociale complessiva, toccando quota 1,6 miliardi di euro (ora è ferma all’1,9%). È questo lo scenario delineato da uno studio “Bain & Company” realizzato per la società EdenRed, leader in Italia nei buoni pasto e “player” di riferimento nei voucher sociali. L’indagine è stata commissionata con l’obiettivo di capire se davvero questo promettente strumento – che consente di accedere ad assistenza domiciliare, prestazioni di tipo complementare; accompagnamento, telesoccorso – possa rappresentare nel prossimo futuro un efficace “modus operandi”.
Dallo studio, presentato a Milano nel corso del V seminario di Redattore Sociale per i giornalisti (intitolato “Il tesoretto delle notizie”), emerge anche la maggior propensione dei comuni del Nord e delle regioni a statuto speciale ad adottare i voucher sociali (+3% rispetto al resto del paese). In queste stesse aree si evidenzia anche una maggiore spesa sociale e una più marcata tendenza a sperimentare forme di innovazione nei servizi di welfare.
Dati e previsioni. Lo studio riferisce, citando dati Istat, che la spesa sociale dei comuni italiani nel 2006 si è assestata sui 6 miliardi di euro, in larga parte (circa il 60%) destinati a rispondere alle esigenze delle famiglie, dei minori e degli anziani. Le proiezioni per il prossimo decennio riferiscono però di un continuo trend di crescita della spesa, con in media un +3-3,5% annuo: una percentuale di circa 1-2 punti percentuali superiore all’inflazione programmata a livello europeo.
Tornando al presente, i dati Istat riferiscono anche che la spesa destinata ai voucher nel 2006 è stata di 113 milioni di euro, cioè l’1,9% del totale. Questa spesa ha riguardato perlopiù l’assistenza domiciliare e una parte dei trasferimenti ai cittadini. Per il futuro, lo studio di “Bain & Company” lascia trasparire possibili margini ampi di miglioramento e questo per due motivi: da un lato per la maggior propensione di comuni e regioni ad adottare lo strumento, dall’altro per la regolamentazione chiara della materia da parte dello stato.
Le tendenze attuali. Le previsioni, quindi, sembrano attribuire al voucher il ruolo di alternativa ai trasferimenti monetari, che oggi sono la prima scelta delle amministrazioni pubbliche. L’attuale preferenza accordata alle erogazioni economiche è spiegata da tre ragioni: l’immediatezza della risposta, la libertà lasciata al beneficiario e il costo basso del servizio. Ma la vera potenzialità del voucher starebbe proprio nelle maggiori garanzie date agli enti erogatori poiché, al contrario dei trasferimenti monetari, sono in grado di garantire il corretto utilizzo delle risorse da parte del beneficiario e di ottenere una rendicontazione della spesa.
Abbattere i costi. A sfavore del voucher, tuttavia, sembrerebbe rimanere la questione relativa al costo. Uno svantaggio, però, facilmente colmabile dall’impiego della versione elettronica che, a differenza di quella cartacea, non richiede eccessivi costi gestionali e operativi. Le difficoltà di gestione possono essere eliminate anche grazie al ricorso a un soggetto terzo: questa soluzione secondo Monica Boni, direttrice Marketing di EdenRed, “permette alla pubblica amministrazione da un lato di focalizzarsi sulle scelte strategiche di definizione dei modelli di welfare, mantenendo il pieno controllo della rete di fornitori, e dall’altro di beneficiare dei servizi aggiuntivi erogati dall’appaltatore, come il monitoraggio e la rendicontazione della spesa, l’emissione e il rimborso dei voucher, l’accreditamento”.
Ad oggi, tuttavia, la strada scelta dagli enti locali è perlopiù quella della gestione interna, anche se i limiti del fai-da-te, secondo la ricerca, stanno già venendo a galla. Tra questi, i bassi livelli di sicurezza dei voucher emessi, la rendicontazione carente e la difficoltà dell’accreditamento. A favore dell’opzione alternativa, cioè dell’appalto a soggetti terzi, gioca ancora una volta la componente economica: oltre a semplificare la vita dell’amministrazione pubblica, l’affidamento esterno potrebbe avvenire a costo zero, o meglio a carico della rete di fornitori.
da: Prestazioni sociali? Il futuro è dei voucher – Affaritaliani.it.
