La sfida del Carroccio dei sindaci – Il Sole 24 ORE

Per quanti sforzi siano stati fatti negli anni per creare una “Padania promessa” (e Ilvo Diamanti e Roberto Biorcio hanno dato conto di quanto ampie e ramificate siano state le reti associative gettate nel Mord per forgiare una comunità padana) alla fine l’unico mastice è quello economico.
Ma il terreno dell’economico è quanto di più friabile esista in politica: gli interessi vanno e vengono, le identità restano. La divaricazione tra l’identità autonomista forte dei veneti e quella debole dei lombardo-padani diventa visibile e foriera di tensioni solo qualora si associ alle altre linee divisorie interne. Se le pulsioni xenofobe e illiberali alla Borghezio vengono accolte da una di queste due componenti, il solco interno si approfondisce.
Per quanto nel passato i veneti siano stati identificati come “i duri e puri”, non è detto che oggi siano i più disposti a dar corso a una radicalizzazione su questa linea. La ragione è semplice: essendo i più radicati territorialmente (governano il 21% dei Comuni veneti contro il 12% in Lombardia e il 3% in Piemonte), e pertanto i più coinvolti nelle responsabilità amministrative e nelle difficoltà quotidiane, sono i meno disposti a rotture traumatiche e fughe in avanti.

D’altro lato, proprio partendo da questo aspetto è possibile intravedere una via d’uscita dall’impasse del Carroccio.
Il partito degli amministratori può essere infatti quell’elemento unificante che trascende le divisioni identitarie, rigetta la deriva estremista e si acconcia a un blando federalismo mettendo nel cassetto le fantasie separatiste. In altri contesti il partito degli amministratori è emerso come una componente decisiva per imporre un cambio di rotta (si pensi alla giovane leva dei borgomastri guidati da Willy Brandt nella socialdemocrazia tedesca della fine degli anni 50).
La scelta referendaria del presidente della Regione Veneto Luca Zaia – andare a votare e votare quattro sì – racchiude in sé tutte le contraddizioni della Lega, e forse indica anche una via d’uscita realista e accomodante. Vedremo se Pontida rappresenterà un momento di chiarimento o se la ritualità populista finirà per accantonare le scelte difficili. Che riguardano gli equilibri interni al Carroccio più che il rapporto con il Governo.

da:La sfida del Carroccio dei sindaci – Il Sole 24 ORE.

Un commento

  1. Insisto e insisto! Quando la miseria entra dalla porta, l’amore esce dalla finestra. Le difficoltà della crisi economica del mondo occidentale, della, una volta grassa e ricca Europa in particolare non ha che una fine: un bel “resettaggio” del sistema, chi ha un PC sà benissimo cosa significa: dramma ineluttabile. Da fare comunque, a costo del blocco del PC. Polpetta dura, cattiva pesante, da ingoiare, durissima da digerire, abbiamo stomaci delicati, anziani, la gastrite impera. Non abbiamo Maalox, l’unica è la dieta e dura. Come fanno gli stati a ridurre i costi diretti della spesa pubblica, intesa come costo del lavoro pubblico, quando i partiti politici di tutti i colori e schieramenti hanno usato l’impiego nel sistema pubblico allargato, come acquisto di voti?.
    Lotka-Volterra ce lo raccontano con le loro equazioni ed il modello predatori-predati, noto agli Economisti ignoto ai Politici, o se noto antipatico. Cheppoi si tratta del secondo principio della termodinamica applicato ai sistemi economici, ancora semplice, facile da comprendere anche ai bambini dai 10 anni in sù.
    Problema è che non troviamo nessun Leader, pronto a salire sul palcoscenico che abbia il coraggio e la leadership di dire al popolo: la festa è finita, tutti a casa e l’ultimo che esce spenga la luce e chiuda la porta.
    Da domani si ricomincia a lavorare.!
    Auguri a chi lavora! auguri a chi ha già dato.

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