Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati, cadavrexquis

vedo che c’è chi, indignato, protesta e manifesta contro – tra le altre cose – l’alto debito pubblico italiano dichiarando che “non è il mio debito”, sottintendendo quindi che a pagare dovranno essere altri o, ancora meglio, che bisognerebbe seguire l’esempio dell’Islanda. E invece il problema è proprio questo: l’enorme debito pubblico dell’Italia è anche il debito di ciascuno di noi (non soltanto, ma anche), che in un modo o nell’altro ne abbiamo tratto qualche vantaggio. Anche se, per esempio, non siamo banchieri o politici di professione – tanto per indicare due dei gruppi che più spesso finiscono sul banco degli imputati. Magari conosciamo qualcuno che è andato in pensione in giovane età e da allora percepisce un assegno mensile, il cui valore totale ha certamente già superato tutti i contributi versati. Oppure qualcun altro che lavora nell’ipertrofico settore pubblico. O qualcun altro, ancora, che coltiva una di quelle attività artistiche possibili solo grazie ai finanziamenti pubblici, perché nessuno tirerebbe fuori un euro di tasca sua per averle (Mai sentito parlare di quei film che costano più in finanziamenti statali di quanto poi incassino al botteghino? Qualcuno ha mai letto l’elenco dei film sponsorizzati dall’ente – pubblico – pugliese per il cinema?). Poi gli stessi che proclamano di non avere nulla a che fare con “questo debito”, sono anche quelli che vorrebbero avere il “salario minimo garantito” – per il solo fatto di esistere, per la loro bella faccia, suppongo – oppure vivere di arte – e che cos’è l’arte lo stabiliscono loro, ovviamente -, perché andare tutti i santi giorni in ufficio a lavorare è cosa troppo volgare, da prosciugargli lo spirito creativo. Chissà da dove pensano di cavare i soldi.

Quando lo Stato apriva i cordoni della borsa per elargire denaro pubblico, ne hanno – ne abbiamo – approfittato in tanti e, contrariamente a quanto farebbe singolarmente ognuno di noi (o, per lo meno, a quanto ho fatto io con il mio mutuo), non abbiamo fiatato quando sono stati fatti altri debiti perché i contanti non bastavano più. Senza contare, poi, che molti di questi prestiti li hanno fatti molti di noi allo Stato, sottoscrivendo Bot, Btp, Cct e via discorrendo: in questo caso, oltre che il “nostro debito”, è anche il “nostro credito”, e io già me la vedo, una bella guerra civile in cui metà della popolazione si rifiuta di restituire all’altra metà i soldi che ha preso in prestito (anche se, naturalmente, le cose sono più intricate di quanto si potrebbe ipotizzare con una divisione così netta, puramente accademica). Ho il sospetto che, se già siamo nella merda così, le ricette campate per aria degli indignados nostrani ci garantirebbero il colpo di grazia definitivo.

da cadavrexquis: Del perché i debiti, se si fanno, poi vanno anche pagati.

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