Pietro Ichino |  RISPOSTA A EUGENIO SCALFARI: la Carta degli intenti del PD era nata come promessa del Centrosinistra al Paese di fedeltà agli impegni europei assunti dall’Italia; ma il giorno dopo la chiusura delle urne abbiamo sentito Nichi Vendola affermare che essa è invece “la pietra tombale” su quegli impegni

Lettera pubblicata da la Repubblica il 7 gennaio 2013.
A Eugenio Scalfari, che nel suo editoriale di oggi [6 gennaio] mi accusa di aver mancato alla parola data, accettando la candidatura nella lista Monti, rispondo che l’unico impegno da me assunto nel novembre scorso, partecipando alle primarie del Centrosinistra, è consistito nella sottoscrizione, all’atto del voto, della Carta di Intenti. Proprio quella Carta era nata come promessa del Centrosinistra al Paese di fedeltà agli impegni europei assunti dall’Italia; ma il giorno dopo la chiusura delle urne abbiamo sentito Nichi Vendola affermare che essa è invece “la pietra tombale” su quegli impegni. E non abbiamo sentito il Segretario del Pd protestare per questo, richiamando l’“alleato principale” agli impegni originari; mentre abbiamo sentito semmai toni analoghi a quelli di Vendola da parte del responsabile nazionale per l’Economia del Pd. Allora, di quale “parola data” stiamo parlando? La verità è che quella Carta era viziata da un’ambiguità di fondo, che ho denunciato fin dall’inizio pubblicamente; e che tuttora mina la credibilità della coalizione di centrosinistra sul tema decisivo per le sorti del nostro Paese. Se il 23 dicembre scorso ho accettato l’invito di Monti a collaborare alla nuova formazione politica che intorno a lui sta nascendo è proprio per uscire da quell’ambiguità; e per non espormi al rischio di dover domani, per disciplina di partito, disattendere o adempiere in modo imperfetto l’impegno assunto con gli elettori sulla strategia europea dell’Italia.

Pietro Ichino

da  Pietro Ichino |  RISPOSTA A EUGENIO SCALFARI.

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