L’occhio del ciclone (In the Electric Mist) (2009) | di Bernard Tavernier, con Tommy Lee Jones

segreto031Tra la New Iberia e New Orleans, la caccia di un detective, Dave Robicheaux (Tommy Lee Jones), a un serial killer che colleziona omicidi di giovani donne. La ricerca però si complica quando Elrod Sykes (Saasgard), un attore famoso che sta girando su un set finanziato da un noto malavitoso, mette Robicheaux sulle tracce del cadavere di un nero che affiora in una palude: un evento che riporta alla mente del detective un caso di molto tempo fa, con il quale potrebbero esserci delle connessioni.

Un film duro, tratto da un romanzo di successo di James Lee Burke e costruito attorno a personaggi ambigui e senza possibilità di redenzione

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un film che trasuda cinefilia da tutti i pori pur non rinunciando alla narrazione di una detection che segue i canoni tradizionali. Innervati però da una molteplicità di elementi che la denunciano come uno sguardo europeo sugli States.
A partire da quella che a ogni film, come forse è accaduto solo a Clint Eastwood, diviene sempre più un’icona dell’America: Tommy Lee Jones. Il suo detective Robicheaux colpisce duro e ‘senza misericordia’ ma dalle rughe del suo volto e dal suo sguardo, colmo di una tristezza atavica, si fa strada la sensazione di un senso di colpa collettivo. Senso di colpa che nell’era del trionfo di Obama ci ricorda che c’è ancora un lungo percorso da compiere sul versante dell’integrazione reale in alcuni States.
Il passato non è del tutto passato e ritorna sotto le spoglie del Generale John Bell Hood che combatté nella Guerra Civile ed appare a Dave sul confine tra realtà e immaginazione. Ma Tavernier dichiara l’amore per questa terra anche nel modo in cui ne riprende i territori, anch’essi liminari tra la civiltà e la Natura incontaminata

da http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=54883

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