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Il SSN trae gran parte delle proprie risorse dalla fiscalità generale, il cui peso su famiglie e imprese è tale da rendere urgente sia una riduzione della pressione fiscale, sia una redistribuzione più equa del suo peso.
Questo deve guidare anche la riforma dei ticket sanitari, poiché essi negli ultimi hanno pesato troppo sui redditi più bassi, che non sono compresi nell’area delle esenzioni. La conseguenza paradossale è che spesso conviene acquistare prestazioni sanitarie nel privato piuttosto che servirsi del sistema sanitario pubblico.
Il sistema di esenzioni attuale è sostanzialmente iniquo, perché permette a categorie di pazienti con reddito alto di non pagare i ticket e porta a un eccessivo e inappropriato consumo di sanità. Le stesse distorsioni si traducono in ingiuste penalizzazioni per le famiglie più giovani e con figli. Al contrario è necessario tutelare maggiormente l’infanzia e le fasce realmente deboli della popolazione.
I ticket vanno dunque riformati, ma questa riforma per essere efficace deve essere accompagnata da una revisione del sistema di calcolo dell’indice ISEE e da un impegno senza cedimenti nella lotta all’evasione fiscale.
Le politiche per la famiglia passano anche da qui.
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