McDonald’s, stazione di Bologna, Jens, o Marco, Davide, Francesco, come di volta in volta decide di farsi chiamare, sceglie un tavolo appartato nella sala satura di odori di fritto e formaggio fuso. «In questo porto di mare – scherza – l’anonimato è sicuro». Ventiquattro anni, studente di medicina, bei lineamenti, occhi marroni e aspetto gentile, Jens Nergaard, in realtà un italianissimo ragazzo toscano, è il fondatore del più grande gruppo online di “eterologa maschile privata”. Ossia un mondo a parte. Fenomeno nato negli Stati Uniti e che oggi attecchisce anche da noi. Frontiera organizzata del concepimento artificiale, ma in cui donatori e “riceventi” si guardano negli occhi. Dove senza cliniche né ospedali, né liste d’attesa, né banche dei gameti sottozero, ma anche senza tutele né regole, domanda e offerta si incontrano: donne che vogliono diventare madri e uomini che offrono il loro seme. Quasi sempre in provetta. Ogni tanto con contatti più ravvicinati. Coppie dove lui è sterile, single, lesbiche: non importa se oggi in Italia l’eterologa è possibile, sono tante le categorie escluse dalla legge.
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Scopri di più da MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario
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