Non pensavo che l’Alzheimer potesse interessare anche a me… – di AUGUSTA FONI, in Scambi di Prospettive, novembre 2016

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in questi anni mi ha dato qualche spiegazione. Sono cambiate tante cose. La parola Alzheimer si abbina ancora a “malattia”, “geriatria”, “fragilità”, ma con il passare del tempo è sempre più riferita alle persone concrete e alle loro relazioni familiari e sociali, al prendersi cura, al sostegno al caregiver, alla comunità amica, alla vita quotidiana, all’Alzheimer Cafè, allo sportello, al camminare, allo sport. E contemporaneamente si sviluppano elaborazioni più ampie che riguardano la ricerca scientifica, l’etica e i diritti. E’ una generatività che mette in circolo, supera l’impaccio dell’impegno filantropico e crea una nuova cultura. Tra l’altro, contribuisce ad ampliare in modo significativo l’ambito della medicina che non assegna il primato alla strumentazione tecnologica perché ha la consapevolezza del valore delle risorse umane.Immagino che quanti sono coinvolti personalmente o professionalmente in questi problemi sentano tutta la pesantezza di conquiste lente e mai definitive. I

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