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Nelle carceri italiane, oltre ai 373 reclusi sotto osservazione per sospetta radicalizzazione e 39 terroristi, ve ne sono 9 considerati “estremamente pericolosi” per i loro contatti esterni ed interni alle carceri, la loro capacità di coinvolgere gli altri detenuti musulmani e la determinazione di andare a combattere. Tre sono di nazionalità tunisina, proprio come Saber Hmidi, due sono egiziani e gli altri del Marocco, Algeria, Somalia e persino un italiano.
Il lavoro d’intelligence del Nic – Per individuare questi soggetti, gli agenti del Nic, hanno effettuato silenziosamente per moltissimi mesi un lavoro certosino monitorando ogni singola parola, atteggiamento ma anche conversazioni telefoniche o epistolari, versamenti di denaro effettuati a loro favore da soggetti esterni al carcere, pacchi recapitati e ovviamente visite. Un lavoro che è diventato ancora più complesso negli ultimi mesi, dopo l’attentato di Nizza. A rendere più difficoltosa l’acquisizione di informazioni all’interno alle celle e tra i detenuti, sarebbero state alcune dichiarazioni dei politici sul monitoraggio dei detenuti all’interno degli istituti di pena. Sarebbe stato proprio uno dei detenuti a dare questa spiegazione al cambiamento improvviso di abitudini così come della scomparsa di scritte, immagini e frasi tra i soggetti musulmani più religiosi e praticanti dalle celle delle carceri italiane.
I terroristi in carcere hanno cambiato abitudini – Quasi beffandosi della nostra intelligence, il detenuto, spiegò che dopo le dichiarazioni dei politici, i reclusi di fede musulmana per paura di essere assimilati ai terroristi hanno smesso di professare il loro culto. Coloro che hanno tendenze e simpatie integraliste hanno smesso di palesare tali atteggiamenti agendo nell’ombra e facendo sparire immagini, fotografie e scritte compromettenti.
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