Il macabro gioco del “Blue Whale Challenge” che coinvolge i ragazzi in 50 prove di “coraggio” in 50 giorni, fino a togliersi la vita, è l’ultimo indizio di un malessere crescente riportato anche dalla stampa locale in questi giorni. Suicidi e omicidi in aumento dilagante tra gli adolescenti. Togliersi la vita per vergogna e paura, come nei casi di cyberbullismo. Uccidere a coltellate un coetaneo per pochi euro, come a Matera, pochi giorni fa, dopo un litigio per droga finito male. Dietro questi episodi che ogni giorno la cronaca ci riferisce si cela il disagio di una generazione di adolescenti, che oggi vive una fase di nuova e preoccupante escalation. Ragazzi soli e solitari, persi ore e ore dentro uno smartphone, sempre connessi e spesso in preda a emozioni eccessive, distorte. Quanto vale una vita oggi nell’era del cyber dilagante, delle nuove dipendenze che creano alienazione e morte? Quali risposte allo spaesamento che vivono le agenzie educative tradizionali, dalla famiglia alla scuola, nell’affrontare le nuove sfide della società post-moderna che ha amplificato i pericoli che i giovani vivono?La risposta, sommessa, arriva dall’incapacità di accorgersi di questo malessere. Dove sono le famiglie di questi ragazzi? Perché gli adulti sono assenti, distratti, smarriti, incapaci di interpretare il turbamento dei propri figli?
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Sorgente: Da Vanna Iori – Newsletter n° 33
