Sardegna: i risultati delle elezioni regionali del 25 febbraio 2024

vai ai dati:

vince Alessandra Todde con il 45,4% delle preferenze, la ex vice presidente del Movimento 5 Stelle, con l’appoggio del Pd e Alleanza Verdi Sinistra ha battuto per pochi decimi percentuali il candidato di centrodestra Paolo Truzzu, che si è attestato al 45%.

Ma quali sono le percentuali dei singoli partiti nelle elezioni in Sardegna? Il Partito democratico ha preso il 13,8% dei voti complessivi, davanti a Fratelli d’Italia con il 13,6%. Seguono poi il Movimento 5 stelle (7,8%), Forza Italia (6,3%) e l’Alleanza Verdi-Sinistra (4,7%). In fondo c’è la Lega con il 3,7%, mentre +Europa e Azione che sostenevano Renato Soru hanno preso l’1,5%.

continua su: https://www.fanpage.it/live/elezioni-sardegna-2024-vince-alessandra-todde-esultano-le-opposizioni-meloni-contestata-dal-centrodestra/
https://www.fanpage.it/

citazioni da il Punto del Corriere della Sera:

• Il centrosinistra Quanto ai partiti, il primo è il Partito democratico, con il 13,8 per cento dei voti, che vince la sfida con Fdi. Segue a distanza il Movimento 5 Stelle, che perde voti rispetto alle Politiche e ha il 7,8 per cento, poi l’Alleanza Verdi-Sinistra con un buon 4,7 per cento. Il totale del centrosinistra, come detto, è del 42,6 per cento.

• Il centrodestra Paolo Truzzu ha ottenuto il 45 per cento dei voti, meno del totale del centrodestra, che ha totalizzato il 48,8 per cento dei voti. Primo partito Fratelli d’Italia con 13,6, seguono Forza Italia con il 6,3 e Lega con un 3,7 per cento decisamente deludente.

Vincitori e vinti

A bocce ferme: chi ha vinto e chi ha perso? Proviamo ad analizzare, punto per punto.

• Ha vinto Todde Una candidata credibile (qui il ritratto di Roberto Gressi), della nuova generazione del Movimento. Ingegnera, imprenditrice e manager, già sottosegretaria allo Sviluppo economico nel secondo governo Conte, poi viceministro con Mario Draghi. È riuscita a ottenere più consensi del campo largo, nonostante la concorrenza di Renato Soru. Non ha voluto sul palco i leader nazionali, perché sapeva di dover combattere prima di tutto in Sardegna e ha avuto ragione. Ha insistito sull’antifascismo e ieri ha detto: «Il voto sardo è stato anche una risposta, con le matite, ai manganelli». Insomma, una grillina atipica, competente, progressista, antifascista e sostenitrice convinta del campo largo con il Pd. La sua priorità, ora, è ripristinare l’efficienza della sanità pubblica territoriale, in condizioni pessime.

• Ha vinto il Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte – leader abile e furbo, più interessato alla rendita personale e di partito che alla coalizione – ha saputo capitalizzare la disponibilità di Elly Schlein a convergere sulla sua candidata. Con l’elezione di Todde dimostra di avere una classe dirigente spendibile anche per le prossime sfide e di non essere subalterno. Anche se nella conta dei voti, resta ben al di sotto del Pd. In Sardegna ha mostrato doti da chitarrista, suonando e cantando Pino Daniele («Tanto l’aria s’ha da cagna’…»). A Monica Guerzoni che gli chiede se è la vittoria del campo largo o del M5s, risponde con chiarezza: «È la vittoria del campo giusto. Ed è la prima regione che il M5s conquista. Una grande soddisfazione per il nuovo corso del M5s e perché Todde è la prima donna presidente della Sardegna». Fa fatica a parlare del Pd, dice che in Abruzzo e Basilicata le distanze sono maggiori, che bisogna «consolidare il metodo» e bizantinismi vari. L’impressione è che quello che rimprovera a Calenda – «personalismi, tatticismi e poteri di interdizione e condizionamento» – lo riguardi anche da vicino.

• Ha vinto Schlein, ma il Pd? La segretaria può festeggiare un anno di mandato e rivendicare di aver creduto per prima nell’alleanza con i 5 Stelle. Alla prima prova, pur avendo ceduto il candidato al Movimento, ha fatto centro. Una vittoria che si dovrà confrontare con le resistenze di una parte del partito: non tutti credono alla compatibilità con i 5 Stelle, considerati populisti pronti a cambiare direzione. Anche se si rafforzano, come scrive Maria Teresa Meli, dirigenti storicamente favorevoli all’alleanza come Franceschini, Zingaretti e Bettini. La prima dichiarazione di Schlein (imbeccata dal nostro Nino Luca) – «Cambia il vento» – somiglia pericolosamente alle prime parole di Virginia Raggi, quando fu eletta sindaca M5s di Roma. In quel caso non finì benissimo. Intanto Stefano Bonaccini, sfidante alle primarie di Schlein, le fa i complimenti e si augura che le aperture di Calenda (ne parliamo sotto) non vengano fatte cadere, perché i centristi sono essenziali al campo largo.

•Ha perso il centrodestra ma non troppo. Si è presentato unito, mentre il centrosinistra, pur avendo subito la defezione dei centristi, ha vinto. E a poco vale il comunicato congiunto di Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini, che dovrebbe servire a smorzare le polemiche: «I dati disponibili sul voto in Sardegna consegnano una vittoria per meno di 3mila voti alla candidata del centrosinistra Alessandra Todde sul candidato di centrodestra Paolo Truzzu. Siamo rammaricati per il fatto che l’ottimo risultato delle liste della coalizione di centrodestra, che sfiorano il 50% dei voti, non si sia tramutato anche in una vittoria per il candidato presidente. Da queste elezioni, dunque, non emergerebbe in Sardegna un calo di consenso per il centrodestra. Ma rimane una sconfitta sulla quale ragioneremo insieme per valutare i possibili errori commessi. Continueremo a lavorare imparando dalle nostre sconfitte come dalle nostre vittorie».

•Ha perso Meloni Ha voluto personalizzare il confronto, rendendolo quasi un referendum sulla sua persona. Ha detronizzato il governatore della Lega, Christian Solinas, imponendo il suo, un candidato pesantemente bocciato prima dai sondaggi ora dal voto, dai suoi elettori. Ha creato le condizioni per la prima vera sconfitta della sua era. Non benissimo, considerando che questo è l’inizio della corsa alle elezioni europee. Augusto Minzolini, che non ha simpatie di sinistra, ha scritto che «in politica l’arroganza non paga mai». Ieri Meloni, alla Stampa Estera, ha scherzato, con toni sopra le righe, dimostrando un certo nervosismo che nasconde il timore di un primo smottamento di consensi.

•Non ha vinto Salvini La sconfitta della sua alleata-rivale, che le ha sottratto il candidato, non è la sua vittoria. Perché, comunque, la Lega va molto male in termini di consensi (anche se i suoi voti andrebbero letti alla luce del partito sardo d’Azione e dell’Udc di Cesa con cui è alleato alle Europee). Ed è sotto accusa, per slealtà, per il voto disgiunto tra presidente e partito: mancavano all’appello 5 mila voti. Salvini prima promette di non scaricare le colpe, poi però aggiunge, velenoso: «Quando cambi un candidato in corsa, è più complicato». La nostalgia della vecchia Lega nord, e l’emorragia di voti, fa sentire sempre di più in bilico la sua leadership.

•Ha perso Truzzu Si è assunto tutta la responsabilità,un tentativo di fare da capro espiatorio che sembrava quasi richiesto da Fratelli d’Italia. Ha spiegato: «Non sono state elezioni influenzate da fattori nazionali e il dato che lo prova è il risultato di Cagliari che, più che votare Todde, ha votato contro di me. Sarebbe bastato avere tre-quattro punti in più per vincere l’intera gara. La responsabilità è mia». 

•Ha perso Calenda Il leader di Azione si è alleato in Sardegna con la Coalizione sarda di Renato Soru, che ha rischiato di far perdere il centrosinistra. Alla fine, non solo Pd e 5 Stelle hanno vinto, ma la coalizione centrista non ha neanche superato la soglia di sbarramento del 10%. Ora Calenda si è pentito e dice: «Alle Regionali correre da soli, pur con un progetto come è successo in Sardegna e in Lombardia con Letizia Moratti, non è fattibile e non lo faremo più». Il voto della formazione +Europa e Azione, 1,5 per cento, di certo non lo consola. E per la prima volta Calenda apre all’alleanza con i 5 Stelle anche se poi aggiunge, «non lo faremo a tutti i costi» e la limita a livelli locali.

• Ha perso Renzi Il leader di Italia Viva certo non può essere entusiasta dei risultati. Anche questa volta si differenzia dal suo eterno alleato/rivale Calenda, senza perdere l’ottimismo: «Il Pd si grillizza, la destra si estremizza, quindi c’è uno spazio straordinario per il centro»

• Ha perso Soru Nel derby padre-figlia, ha vinto Camilla Soru, consigliera comunale del Pd, che è stata eletta. L’ex presidente Renato Soru, invece, con lo strappo dal Pd, ha racimolato pochi voti e non siederà in consiglio regionale. Un progetto velleitario, sull’onda di un’ambizione personale.

Lascia un Commento se vuoi contribuire al contenuto della informazione