il significato della parole WOKE, fonte informativa Gemini/Google

Il termine “cultura woke” è diventato molto discusso negli ultimi anni e può assumere significati diversi a seconda del contesto e di chi lo utilizza.

Origini e significato originario:

  • “Woke” è un termine inglese che significa letteralmente “sveglio”.
  • Originariamente, è stato utilizzato dagli attivisti afroamericani per indicare una presa di coscienza riguardo alle ingiustizie razziali e sociali.
  • In questo senso, essere “woke” significava essere consapevoli delle disuguaglianze e impegnarsi attivamente per un cambiamento.

Significati attuali e dibattiti:

  • Consapevolezza sociale: In senso più ampio, “cultura woke” indica un’attenzione alle questioni di giustizia sociale, come il razzismo, il sessismo, l’omofobia, la discriminazione e l’inclusione.
  • Attivismo: È spesso associata a movimenti e attivisti che promuovono l’uguaglianza e la diversità.
  • Critiche e controverse: Tuttavia, il termine è diventato oggetto di molte critiche e dibattiti:
    • Destra: Viene spesso utilizzato dalla destra come un termine dispregiativo per indicare un presunto “politicamente corretto” eccessivo e intollerante.
    • Interna al movimento: Anche all’interno dei movimenti progressisti ci sono dibattiti sulla sua definizione e sui suoi limiti. Alcuni criticano un approccio troppo dogmatico e intollerante alle opinioni diverse.

Perché è così controverso?

  • Polarizzazione: Il tema della giustizia sociale è diventato molto polarizzante, con posizioni spesso contrapposte e poco disposte al dialogo.
  • Linguaggio: Il linguaggio utilizzato e le modalità di comunicazione possono essere percepite come aggressive o intolleranti, alimentando le divisioni.
  • Paura del cambiamento: Il cambiamento sociale può generare resistenze e paure, soprattutto quando tocca questioni profonde come l’identità e i valori.

In sintesi:

La “cultura woke” è un fenomeno complesso e multiforme, che riflette le tensioni e i dibattiti sulla società contemporanea. È importante avvicinarsi a questo tema con spirito critico e cercando di comprendere le diverse prospettive.

Per approfondire:

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Treccani:

woke agg. Detto di chi si sente consapevole dell’ingiustizia rappresentata da razzismo, disuguaglianza economica e sociale e da qualunque manifestazione di discriminazione verso i meno protetti; usato anche come s. f. e m. inv. | (iron.)

Persona che, esibendo il proprio orientamento politico progressista o anticonformista, ha un atteggiamento rigido o sprezzante verso chi non condivide le sue idee.

♦ Parafrasando il Manzoni ci si potrebbe chiedere: woke, chi era costui? O meglio, cos’è? Da quanto se ne parla in questi giorni, è lecito pensare che sia un nuovo termine del gergo politico anglosassone.

In realtà tanto nuovo non è: il suo primo uso risale agli Stati Uniti degli anni 40. Ma a farlo tornare di moda è stato l’anno scorso Black Lives Matter, il movimento per i diritti civili degli afroamericani. E a portarlo di attualità in questi giorni ha contribuito l’ingresso alla Casa Bianca di Biden, accompagnato dalla prima vicepresidente nera (oltre che prima donna a ricoprire l’incarico) della storia Usa. (Enrico Franceschini, Repubblica.it, 22 gennaio 2021, Esteri)

• Così come gli islamisti di origine occidentale (leggi: bianchi) sono spesso i peggiori perché devono dimostrare la forza del loro odio verso le loro origini rinnegate, i Woke bianchi devono essere all’avanguardia nella vigilanza e nella denuncia di qualsiasi traccia non Woke, soprattutto se porta ad altri bianchi. (Jean Gabin, Orazero.org, 26 febbraio 2021, Attualità)

• E non è solo una questione di giovani, ma di woke, un’espressione tipo radical chic, che avuto una transizione semantica. Vuol dire “occhi aperti”, “essere sensibile alle ingiustizie”, e ora è la rivendicazione di chi sta dalla parte dei buoni. Anzi, è: taci tu, che non sei woke. (Guia Soncini, intervistata da Candida Morvillo, Corriere della sera, 11 agosto 2021, p. 23, Cronache)

• Nelle redazioni dell’Obs, di Libération e del Monde l’atmosfera non è più la stessa da quando il politically correct e l’ideologia woke di matrice americana hanno fatto irruzione nel dibattito pubblico francese, ma anche tra i desk, attraverso i giovani e giovanissimi giornalisti, figli del web e dei social network. “La nuova generazione tende a promuovere il politicamente corretto, con in testa la paura di banalizzare le idee pericolose”, ha spiegato al Figaro una firma dell’Obs. (Mauro Zanon, Foglio.it, 23 ottobre 2021, Esteri).

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