Inquadrare la differenza tra fascismo storico e fascismo eterno significa distinguere tra un evento cronologico ben preciso e un meccanismo psicologico e politico che può ripresentarsi in ogni epoca.
Ecco una sintesi per capire meglio queste due definizioni:
1. Il Fascismo Storico
Si riferisce al fenomeno politico nato in Italia nel XX secolo. È un oggetto di studio degli storici che ha coordinate spaziali e temporali rigide.
- Periodo: Dal 1919 (fondazione dei Fasci di combattimento) al 1945 (fine della Seconda Guerra Mondiale).
- Caratteristiche: È legato a figure specifiche (Mussolini), a un’estetica precisa (orbace, saluti romani), a un partito unico e a un contesto sociale post-bellico molto particolare.
- Natura: È un fenomeno concluso. Si studia nei libri di storia come un regime che ha avuto un inizio, uno sviluppo e una caduta.
2. Il Fascismo Eterno (o “Ur-Fascismo”)
Questo concetto è stato reso celebre da Umberto Eco in un famoso saggio del 1995. Non indica un regime politico specifico, ma un insieme di archetipi culturali e psicologici che possono alimentare nuove forme di autoritarismo.
Secondo Eco, il fascismo “eterno” non ha bisogno di camicie nere o dittatori in parata; si manifesta attraverso sintomi come:
- Il culto della tradizione: Il rifiuto del sapere moderno.
- Il rifiuto del dissenso: Il disaccordo è visto come tradimento.
- La paura della differenza: L’uso del razzismo o dell’esclusione dell’ “altro” per compattare il gruppo.
- L’appello alle classi medie frustrate: Sfruttare il disagio economico o sociale.
- L’ossessione per il complotto: L’idea che il gruppo sia minacciato da nemici interni o esterni.
Sintesi delle differenze
| Caratteristica | Fascismo Storico | Fascismo Eterno (Ur-Fascismo) |
| Natura | Movimento politico e regime statale. | Mentalità, abitudine culturale, istinto. |
| Tempo | 1919 – 1945. | Atemporale (potenzialmente sempre presente). |
| Simboli | Fascio littorio, divise, parate. | Può indossare abiti moderni o democratici. |
| Obiettivo dello studio | Comprendere il passato. | Riconoscere i segnali di pericolo nel presente. |
In breve: Mentre il fascismo storico è un capitolo chiuso della storia del Novecento, il fascismo eterno è considerato una sorta di “virus” ideologico che può mutare forma e tornare sotto mentite spoglie.
Il saggio di Umberto Eco, Il fascismo eterno, nasce da una conferenza tenuta alla Columbia University nel 1995. Eco sostiene che l’Ur-Fascismo non è un sistema coerente (come il marxismo), ma un “alveare di contraddizioni”, un insieme di caratteristiche che, anche se ne appare solo una, permettono al fascismo di coagularsi attorno a esse.
Ecco i 14 punti analizzati nel dettaglio:
I 14 Sintomi dell’Ur-Fascismo
- Il culto della tradizione: Mescola elementi incompatibili tra loro. Se tutta la verità è già stata rivelata dalla Tradizione, non c’è più nulla da imparare, solo da interpretare oscuramente.
- Il rifiuto del modernismo: Sebbene il fascismo storico amasse la tecnologia, l’Ur-Fascismo rifiuta lo spirito del 1789 (l’Illuminismo). È l’irrazionalismo come reazione alla modernità.
- Il culto dell’azione per l’azione: L’azione è bella in sé, quindi deve essere intrapresa prima di ogni riflessione. Pensare è una forma di castrazione; la cultura è sospetta in quanto critica.
- Il disaccordo come tradimento: In una mentalità critica, il disaccordo aiuta a progredire. Per l’Ur-Fascismo, il disaccordo è sinonimo di ribellione.
- La paura della differenza: L’Ur-Fascismo cerca il consenso sfruttando l’innata paura dell’ “altro”. Il primo appello di un movimento fascista è contro gli intrusi. È, per definizione, razzista.
- L’appello alle classi medie frustrate: Si rivolge a una classe sociale che soffre per una crisi economica o è umiliata da qualche pressione politica, offrendo un’identità collettiva forte.
- L’ossessione per il complotto: I seguaci devono sentirsi assediati. Il modo più facile per far emergere un complotto è l’appello alla xenofobia o al complotto internazionale (spesso di matrice ebraica o elitaria).
- Il nemico è contemporaneamente troppo forte e troppo debole: I seguaci devono sentirsi umiliati dall’ostentata ricchezza/forza dei nemici, ma devono anche essere convinti di poterli sconfiggere facilmente.
- La vita per la lotta: Non si vive per la pace, ma per la guerra. Questo crea un paradosso: l’obiettivo finale (il dominio mondiale) implicherebbe una pace che contraddice la filosofia del movimento.
- Il disprezzo per il debole: Tipico di ogni elitismo reazionario. Ogni cittadino appartiene al “popolo migliore del mondo”, ma il leader sa che i suoi subordinati sono in realtà deboli e meritevoli di disprezzo.
- L’educazione all’eroismo: Nella società normale, l’eroe è l’eccezione. Nell’Ur-Fascismo, l’eroismo è la norma. Questo culto è strettamente legato al culto della morte.
- Il machismo: Poiché la guerra e l’eroismo sono giochi difficili, l’Ur-Fascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali, implicando disprezzo per le donne e intolleranza per abitudini sessuali non conformiste.
- Il populismo qualitativo: Il “Popolo” è concepito come un’entità monolitica che esprime una “volontà comune” interpretata dal Leader. I cittadini non agiscono, sono solo chiamati a recitare il ruolo di Popolo (teatralità).
- La Neolingua: Come nel romanzo 1984 di Orwell, l’Ur-Fascismo usa un vocabolario povero e una sintassi elementare, per limitare gli strumenti del ragionamento complesso e critico.
Un avvertimento per il presente
Eco conclude il suo saggio ricordandoci che l’Ur-Fascismo può tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è smascherarlo e puntare il dito su ognuna di queste forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo.
“L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così comodo, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: «Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora nelle piazze italiane!». La vita non è così facile.” (U. Eco)
