Mario Draghi: “se l’UE vuole salvarsi diventi federazione”, 2 febbraio 2026 presso l’Università di Lovanio (Leuven), in Belgio

Il richiamo di Mario Draghi alla necessità di una trasformazione dell’Unione Europea in una federazione non è solo una suggestione politica, ma una diagnosi pragmatica basata sulle sfide economiche e geopolitiche attuali.

Secondo l’ex Presidente della BCE, il modello attuale dell’UE ha raggiunto il suo limite strutturale.

Ecco i punti chiave del suo pensiero su questo tema:


1. Perché una “Federazione”?

Draghi sostiene che l’integrazione economica (il Mercato Unico e l’Euro) non possa sopravvivere a lungo senza una corrispondente integrazione politica.

  • Difesa e Geopolitica: In un mondo dominato da superpotenze come USA e Cina, i singoli stati europei sono troppo piccoli per contare. Una federazione permetterebbe una politica estera e di difesa comune.
  • Capacità Fiscale: Per Draghi, l’Europa ha bisogno di un “bilancio centrale” per investire in innovazione e transizione energetica, superando la frammentazione dei bilanci nazionali.

2. Il Rapporto sulla Competitività

Molte di queste idee sono confluite nel suo celebre rapporto sulla competitività europea presentato nel 2024. Il concetto di fondo è semplice: “O cambiamo, o moriamo”.

  • Investimenti: Servirebbero circa 800 miliardi di euro l’anno di investimenti aggiuntivi per non perdere il treno tecnologico.
  • Debito Comune: Draghi suggerisce che l’emissione di debito comune (sulla scia del NextGenerationEU) diventi uno strumento strutturale per finanziare i beni pubblici europei.

3. Superare l’unanimità

Uno degli ostacoli principali che Draghi individua è il potere di veto dei singoli Stati. Diventare una federazione significa:

  • Passare a un sistema di voto a maggioranza qualificata su temi cruciali.
  • Evitare che l’interesse di un solo Paese blocchi il progresso di tutti gli altri.

“Il nostro assetto attuale è stato progettato per il mondo di ieri, prima della pandemia, prima della guerra in Ucraina, prima della crisi energetica.” > — Concetto espresso da Draghi in vari interventi nel 2024.


Qual è la sfida?

Il passaggio alla federazione richiede una cessione di sovranità nazionale che molti governi non sono ancora pronti ad accettare. Draghi avverte però che restare immobili significa accettare un lento declino economico e una perdita di rilevanza globale.

Mario Draghi ne ha parlato il 2 febbraio 2026 presso l’Università di Lovanio (Leuven), in Belgio, in occasione del conferimento di una laurea honoris causa.

Il concetto centrale espresso dall’ex Presidente del Consiglio e della BCE è che l’Unione Europea deve compiere un salto di qualità istituzionale per non scivolare nell’irrilevanza geopolitica ed economica.

🔗 Link e Fonti Principali

Ecco i riferimenti diretti per approfondire il discorso e le analisi correlate:


🔑 I Punti Chiave del Discorso

Nel suo intervento, Draghi ha delineato una visione molto netta:

  1. Da Confederazione a Federazione: Ha spiegato che l’attuale modello (una confederazione di stati sovrani che decidono spesso all’unanimità) non è più efficace in un mondo dominato da superpotenze come USA e Cina.
  2. Il “Federalismo Pragmatico”: Propone di procedere per gradi, unendo le forze nei settori dove è indispensabile agire come un blocco unico: difesa, politica estera e politica industriale.
  3. La Minaccia Esistenziale: Draghi ha avvertito che, senza questa trasformazione, l’Europa rischia una “lenta agonia” fatta di deindustrializzazione e perdita di autonomia decisionale.
  4. Adesione Volontaria: Il modello proposto non obbliga tutti i 27 stati a procedere insieme subito (l’Europa a “più velocità”), ma permette a chi vuole integrarsi di farlo, lasciando la porta aperta agli altri.

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