Lea Melandri, Il femminismo e tutte le altre mie rivoluzioni. Articolo di Antonio Gnoli in la Repubblica 1 marzo 2026, pag. 38

Melandri non è solo una figura storica del femminismo italiano; è la voce che ha saputo scardinare la distinzione tra “pubblico” e “privato” con una lucidità che, a 85 anni, appare più affilata che mai.

I Punti Cardine dell’Articolo

L’articolo ripercorre la traiettoria di una vita spesa a “disimparare” i modelli imposti, toccando temi che restano ferite aperte nel dibattito contemporaneo:

  • L’Invisibilità del Lavoro Domestico: Melandri ricorda come la sua “rivoluzione” sia partita dall’osservazione della madre, figura centrale ma sacrificata, simbolo di un’economia emotiva e materiale mai pienamente riconosciuta.
  • La Pratica dell’Autocoscienza: Si parla dell’esperienza del gruppo Sottosopra e di come la condivisione del vissuto personale non fosse un esercizio narcisistico, ma un atto politico radicale per smascherare il patriarcato interiorizzato.
  • Il Rapporto con l’Intellettualità Maschile: Interessante il passaggio sul suo dialogo (e scontro) con figure come Franco Fortini e il movimento del ’68, criticato per aver trascurato la “questione del corpo” a favore dell’ideologia pura.

In un’epoca in cui il femminismo rischia a volte di diventare un brand o una serie di slogan, la Melandri di Gnoli ci ricorda che:

L’articolo mette in luce come la sua analisi non si limiti alla parità dei diritti, ma punti a una trasformazione antropologica che riguarda tanto le donne quanto gli uomini. È un invito a non considerare le conquiste come definitive e a mantenere lo sguardo critico sulle nuove forme di dominio.


Lea Melandri (all’anagrafe Maddalena Melandri) è una delle figure più autorevoli del femminismo italiano, nota come saggista, giornalista e teorica del movimento delle donne.

Cenni Biografici

  • Origini: Nata a Fusignano (Ravenna) il 4 marzo 1941 in una famiglia contadina, ha studiato presso il liceo classico locale per poi vincere una borsa di studio alla Scuola Normale di Pisa, che ha frequentato per un biennio prima di laurearsi in Lettere all’Università di Bologna nel 1967.
  • Il trasferimento a Milano: Nel 1967 si è trasferita a Milano, città dove vive tuttora e che ha descritto come il luogo della sua “liberazione” e di un nuovo inizio.
  • Insegnamento: Ha lavorato come insegnante in vari ordini di scuole e nei corsi per adulti (le “150 ore”). Proprio dall’esperienza dei corsi per donne e casalinghe è nata l’esigenza di creare spazi di riflessione autonoma.

Attività Editoriale e Politica

La sua figura è legata a momenti centrali della cultura radicale e femminista italiana:

  1. L’Erba voglio (1971-1978): Ha diretto, insieme allo psicoanalista Elvio Fachinelli, questa rivista fondamentale per il dibattito sulla pedagogia non autoritaria e il desiderio.
  2. Lapis. Percorsi della riflessione femminile (1987-1997): Rivista da lei fondata e diretta, focalizzata sulla ricerca e il pensiero delle donne.
  3. Libera Università delle Donne: È stata tra le promotrici (nel 1987) e attualmente ricopre la carica di presidente di questa associazione milanese.
  4. Collaborazioni giornalistiche: Ha curato rubriche per testate come Noi Donne, L’Unità, Il Manifesto e Carnet.

Pensiero e Opere Principali

Il suo lavoro si concentra sul rapporto tra corpo, sessualità e politica, con una particolare attenzione alla “scrittura di esperienza” e all’analisi dell’inconscio. Nel 2012 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano come “teorica femminista”.

Tra le sue opere più significative:

  • L’infamia originaria (1977)
  • Lo strabismo della memoria (1991)
  • La mappa del cuore (1992)
  • Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia (2001)
  • Amore e violenza. Il fattore molesto della civiltà (2011)
  • Alfabeto d’origine (2017)

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