Domenico Iannacone ha dedicato una delle puntate più toccanti del suo programma “Che ci faccio qui”, intitolata “La seconda vita”, al racconto della straordinaria forza di Filomena Lamberti, la prima donna in Italia sopravvissuta a un’aggressione con l’acido.
Il giornalista mette in luce come il corpo di Filomena sia diventato il luogo in cui si concentrano il danno della violenza e, al tempo stesso, la potenza della rinascita.
L’aggressione e il dramma
- I 30 anni di abusi: Filomena Lamberti ha vissuto per tre decenni un matrimonio segnato dal controllo e dalla violenza psicologica ed economica del marito. [1, 2]
- L’agguato: Il 28 maggio 2012, dopo che Filomena aveva espresso la ferma volontà di separarsi, l’ex marito l’ha sorpresa nel sonno alle 4 del mattino, versandole addosso dell’acido solforico. [1, 2]
- Il calvario medico: Filomena è rimasta per mesi in terapia intensiva e ha dovuto subire circa 30 interventi chirurgici nel corso di 5 anni per ricostruire parzialmente il volto e il corpo. [2, 3]
La “Seconda Vita” e il messaggio di Iannacone
Nel documentario trasmesso su Rai 3, Domenico Iannacone adotta il suo tipico stile intimo e privo di giudizio, focalizzandosi sul riscatto della donna:
- La trasformazione del dolore: Filomena ha scelto di non nascondersi e mostra orgogliosamente il suo viso. Ha ridefinito la sua identità trasformando “le ferite in forza e la sopravvivenza in testimonianza”.
- La libertà conquistata: Nonostante i segni indelebili, Filomena celebra ogni anniversario dell’aggressione come il giorno della sua liberazione da una prigione domestica.
- L’impegno nelle scuole: Dal 2013 la donna viaggia in tutta Italia per incontrare i giovani, spiegando che l’arma principale per fermare la violenza di genere non è solo l’educazione ai sentimenti, ma il profondo rispetto reciproco. [2]
La puntata integrale curata da Iannacone è disponibile per la visione sulla piattaforma streaming ufficiale RaiPlay nella sezione dedicata a Che ci faccio qui.
La storia di Filomena Lamberti rappresenta uno dei casi giudiziari e umani più significativi nel panorama del diritto penale italiano, tanto da essere considerata il fulcro normativo e sociale che ha portato all’introduzione del reato autonomo di sfregio al viso nel Codice Rosso del 2019. [1]
Il fatto storico (2012)
Il 28 maggio 2012, a Cava de’ Tirreni (Salerno), Filomena Lamberti venne sfregiata con l’acido solforico dal marito mentre dormiva, dopo aver comunicato la decisione di separarsi da lui per porre fine a trent’anni di violenze domestiche. La gravissima aggressione le causò lo sfiguramento permanente del volto, del collo e degli arti, costringendola a subire decine di interventi chirurgici ricostruttivi.
L’inadeguatezza del diritto penale dell’epoca
Nel 2012, l’ordinamento penale italiano non prevedeva un reato specifico per il reato di lesioni mediante sfregio. Il caso venne giudicato secondo le norme allora vigenti:
- Inquadramento giuridico: Il fatto fu qualificato come il reato di Lesioni personali gravissime ai sensi dell’art. 582 e 583 comma 2 del Codice Penale (dove lo sfregio permanente al viso costituiva un’aggravante e non un reato a sé stante).
- L’esito processuale: L’aggressore beneficiò del rito alternativo del patteggiamento, ottenendo una condanna a soli 18 mesi (1 anno e 6 mesi) di reclusione. L’uomo scontò una pena irrisoria rispetto alla gravità del danno causato, uscendo dal carcere dopo pochissimo tempo.
Filomena Lamberti denunciò pubblicamente questa sentenza, definendola una “ulteriore violenza subita dallo Stato italiano” per via di tutele legali del tutto insufficienti.
La svolta normativa: l’Art. 583-quinquies c.p.
La risonanza mediatica del caso di Filomena Lamberti (unita a casi successivi come quello di Lucia Annibali e Gessica Notaro) spinse il legislatore a colmare il vuoto normativo.
Nel 2019, tramite la Legge n. 69 (nota come Codice Rosso), è stato introdotto nel codice penale l’art. 583-quinquies c.p., intitolato: “Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso”. [1, 2]
Le principali caratteristiche della norma includono:
- Titolo autonomo di reato: Lo sfregio non è più una semplice aggravante, ma un delitto indipendente e specifico.
- Inasprimento delle pene: La reclusione prevista originariamente andava da 8 a 14 anni.
- Aggravanti specifiche: Ergastolo se l’atto è commesso dal coniuge (anche separato o divorziato) o dal partner.
- Divieto di patteggiamento agevolato: Limitazione forte all’accesso a sconti di pena sproporzionati per questa fattispecie. [1, 2]
Sviluppi Giurisprudenziali Recenti (2025)
L’eccessiva rigidità originaria dell’art. 583-quinquies c.p. è stata recentemente mitigata per via costituzionale. Con la sentenza n. 83 del 20 giugno 2025, la Corte Costituzionale ha dichiarato parzialmente illegittimo il reato nella parte in cui non prevedeva una diminuzione di pena per i fatti di lieve entità. [3, 4]
La Consulta ha introdotto questa “valvola di sicurezza” per garantire il principio di proporzionalità della pena, mantenendo però ferma la severità punitiva (fino a 14 anni) per le aggressioni brutali e intenzionali come quella subita dalla Lamberti. [2, 4]
Sintesi dell’evoluzione giuridica
| Elemento [1, 2, 5, 6, 7] | Nel 2012 (Caso Lamberti) | Oggi (Dopo il Codice Rosso) |
|---|---|---|
| Inquadramento | Aggravante di Lesioni Gravissime (art. 583 c.p.) | Reato autonomo (art. 583-quinquies c.p.) |
| Pena applicata/prevista | 18 mesi di reclusione (con patteggiamento) | Da 8 a 14 anni (fino all’ergastolo se coniuge) |
| Tutela della vittima | Assente / Scarsa protezione post-denuncia | Corsie prioritarie d’indagine e divieti di avvicinamento immediati |
Oggi Filomena Lamberti è una attiva testimone nelle scuole e nei convegni giuridici. La sua vicenda è studiata nel diritto penale come il classico esempio di scuola di come l’attivismo e la presa di coscienza sociale possano colmare gravi asimmetrie e lacune della legislazione penale sostanziale.
[3] https://www.giurisprudenzapenale.com
[6] https://www.ilmessaggero.it
[7] https://www.lalegislazionepenale.eu
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