Scheda dell’articolo
Gianna Fregonara, “I numeri degli stranieri in aula”, Corriere della Sera, 21 settembre 2026, p. 5.
L’articolo esamina i dati sugli alunni con background migratorio nel sistema scolastico italiano, nel contesto della proposta del governo di introdurre un tetto del 30% agli studenti stranieri per classe.
I dati principali
- Nell’anno scolastico 2024/2025 gli studenti stranieri erano 931.323, pari all’11,6% della popolazione scolastica.
- La percentuale raggiunge il 13,7% nella scuola primaria, il 12,7% nella scuola dell’infanzia, il 12,6% nella scuola secondaria di primo grado e circa il 9% nelle scuole superiori.
- Circa due terzi degli alunni con background migratorio sono nati in Italia: dieci anni fa erano il 51,7%.
- Romania, Albania, Marocco ed Egitto rappresentano complessivamente oltre il 40% degli studenti non italiani.
- Il 65% degli alunni stranieri si trova nelle regioni del Nord. La Lombardia raccoglie circa un quarto del totale, seguita da Emilia-Romagna e Veneto.
- Sono state individuate circa mille classi con una presenza superiore al 20% di studenti di prima generazione, su un totale di oltre 300 mila classi.[corriere]
Il nodo del tetto del 30%
La soglia del 30% era già stata introdotta con la circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010, ma era rimasta largamente inapplicata per effetto delle deroghe e della difficoltà di coordinamento tra le scuole.
La nuova proposta dovrebbe stabilire che gli studenti siano distribuiti anzitutto tra tutte le classi della stessa scuola. Quando ciò non fosse possibile, l’Ufficio scolastico regionale dovrebbe intervenire per indirizzarli verso istituti vicini.
Il criterio, tuttavia, non dovrebbe riguardare indistintamente tutti gli studenti con origine straniera:
- gli alunni cittadini di Paesi dell’Unione europea, circa il 44,4%, non possono essere trattati diversamente dagli italiani in base alle norme comunitarie;
- gli studenti di seconda generazione nati e cresciuti in Italia potrebbero essere esclusi dal conteggio se dimostrassero una conoscenza adeguata della lingua italiana;
- il vero obiettivo dichiarato sarebbe quindi la gestione delle situazioni in cui la difficoltà principale è la scarsa conoscenza dell’italiano, più che la cittadinanza o il passaporto.[corriere]
Una lettura sociologica
Il punto più significativo dell’articolo è la distinzione tra “stranieri”, studenti con background migratorio e studenti di prima generazione. Queste categorie non coincidono:
- lo status giuridico di cittadino straniero non indica necessariamente una difficoltà linguistica;
- molti bambini classificati come stranieri sono nati in Italia e hanno frequentato la scuola dell’infanzia italiana;
- la concentrazione problematica riguarda soprattutto alcune aree urbane e periferiche, non l’intero sistema scolastico nazionale.
Ne emerge il rischio che una questione prevalentemente territoriale, linguistica e organizzativa venga rappresentata come una questione di cittadinanza. La stessa cifra delle circa mille classi con oltre il 20% di studenti di prima generazione va rapportata alle oltre 300 mila classi complessive: il fenomeno è reale e può creare difficoltà in contesti specifici, ma non appare generalizzato all’intero sistema scolastico.
L’articolo segnala inoltre che la presenza degli alunni stranieri è fortemente disomogenea: si concentra nel Nord, nelle periferie delle grandi città e, nella scuola superiore, soprattutto negli istituti tecnici e professionali.[corriere]
Questioni aperte
La misura annunciata dal governo solleva almeno quattro problemi:
- Come definire la conoscenza sufficiente dell’italiano?
Occorre stabilire criteri trasparenti, evitando valutazioni arbitrarie o stigmatizzanti. - Come evitare la segregazione scolastica?
Lo spostamento degli studenti da una scuola all’altra potrebbe produrre una distribuzione più equilibrata, ma anche allontanare i ragazzi dal loro quartiere e indebolire la continuità educativa. - Come garantire risorse effettive?
Il problema non si risolve soltanto redistribuendo gli alunni: servono insegnanti, mediatori linguistici, percorsi di italiano L2, classi aggiuntive e sostegno alle scuole maggiormente coinvolte. - Come considerare le seconde generazioni?
Il fatto di avere genitori stranieri non coincide con una condizione di svantaggio linguistico o scolastico. Per molti alunni nati in Italia, la scuola italiana è l’unico sistema educativo conosciuto.
In questa prospettiva, il dato quantitativo più importante non è soltanto quanti siano gli studenti stranieri, ma dove siano concentrati, quale sia la loro storia migratoria, quale lingua conoscano e quali risorse abbia la scuola che li accoglie.
Riferimento
Fregonara, Gianna, “I numeri degli stranieri in aula”, Corriere della Sera, 21 settembre 2026, p. 5. Il testo è reperibile anche nell’articolo online del Corriere dedicato al numero degli studenti stranieri e alle nuove proposte governative sulla composizione delle classi.[corriere]
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