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Massimo Recalcati sul movimento politico del comico #grillo
Bibliografia e sitografia in tema di PROGETTI PER I “CARE LEAVERS” e ruolo del servizio sociale, a cura di Laura Bellini
Il primo marzo 2012 è stata presentata la proposta del disegno di legge “Misure a sostegno dei giovani provenienti da comunità di tipo familiare”, di cui la prima firmataria è Anna Serafini, presidente del Forum PD infanzia e adolescenza. Si tratta di un ddl in corso di formazione, aperto ai diversi contributi, che mira a promuovere un intervento normativo, atto a determinare standard comuni, livelli minimi di assistenza e verifica degli stessi. Prevede, tra le altre cose, l’istituzione, a decorrere dall’anno 2012, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, del Fondo per le politiche a sostegno dei giovani provenienti da comunità di tipo familiare, di cui una quota è dedicata, in caso di inadempimento da parte dei comuni, all’integrazione dei finanziamenti destinati alle comunità di tipo familiare. Il disegno di legge prevede altresì che presso i Centri per l’impiego di ogni Provincia, venga istituito un elenco contenente i nominativi dei giovani tra i 17 e i 24 anni con informazioni riguardo al loro percorso scolastico e formativo; per i lavoratori che assumano giovani provenienti dalle comunità di tipo familiare sono promossi incentivi e defiscalizzazione per un anno degli oneri contributivi .
Bibliografia
A.Campanini, La valutazione nel servizio sociale, in A. Campanini (a cura di), La valutazione nel servizio sociale. Proposte e strumenti per la qualità dell’intervento professionale, Carocci Faber, 2006, pp. 19-38
A.Spinaci, Agire l’autonomia tecnico-professionale nell’attuale scenario di welfare, in Atti del convegno Agire l’autonomia tecnico/professionale. Il Servizio sociale nell’attuale scenario di welfare, Forlì 14 gennaio 2011
Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Commento Generale n. 5, Misure generali di attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, punti n. 40 e 41
CNOAS, Codice deontologico dell’assistente sociale, 2009
Dipartimento Affari Sociali, Piano d’azione del Governo per l’infanzia e l’adolescenza 1997-1998, Roma, 1997
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(http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/E5A85410-F25D-4CC6-B0BA-B157C3881FB9/0/Quaderniricercasocile_9.pdf)
E. R. Martini, A. Torti, Orientare nella complessità: concetti chiave e criteri guida, in Fare lavoro di comunità, Carocci editore, 2004, pp. 39-56
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F. Zullo, Uscire dall’assistenza, in La rivista di lavoro sociale n.1/2011, pp.95-106
G. Bettin Lattes, I giovani europei tra futuro e presente, 2007
(http://www.unioneassessorati.it/downalterPBLC.asp?idfile=481)
G. Mengoli, Minori stranieri non accompagnati: il paradosso dei diciotto anni,http://www.bandieragialla.it/node/9419, 2010
Gruppo CRC, Misure generali di attuazione della CRC, in 5° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza 2011-2012, 2012, p. 8-29
Istat, indagine: “Le difficoltà nella transizione dei giovani allo stato adulto e le criticità nei percorsi di vita femminili, 2009
L. Pandolfi, Varcare il ponte: tra i contesti protetti e l’autonomia, Università di Sassari, Working Paper, 2011 (http://eprints.uniss.it/4754/I/Pandolfi_L_Varcare_il_ponte_tra.pdf )
M. Barbarotto, R. Zanuso (a cura di), Linee guida di inclusione sociale dei giovani care leavers, 2010, Milano, AIBI
M. L. Raineri (a cura di), Assistente sociale domani, 2011, pp 365-370
M. R. Mancinelli e M. C. Manto, I bisogni orientativi in età evolutiva in C.Castelli (a cura di), Orientamento all’età evolutiva, Franco Angeli, 2002, pp. 27-35
M. Tognetti, Lineamenti di politica sociale. Cambiamenti normativi e organizzazione dei servizi alla persona, Franco Angeli, 2000, p.27
Nazioni Unite, Guidelines for the alternative care of children, 2009, paragrafi 130-135
P. Bastianoni, A. Taurino, F. Zullo, Valutare la comunità per minori: un’esperienza di focus group con giovani dimessi in Rivista di psicologia clinica, n. 2/2009, pp. 181-191
P. Bastianoni e F. Zullo (a cura di), Neomaggiorenni e autonomia personale. Resilienza ed emancipazione, Carocci editore, 2012
P. Corbetta, Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Il Mulino, 1999
Piano d’azione del Governo per l’infanzia e l’adolescenza 1997-1998, Dipartimento Affari Sociali, Roma, 1997
R. Bonini, La transizione all’età adulta nella società dopo moderna, in Una transizione generativa, LED Edizioni Universitarie, 2012, pp. 17-30
R.Maurizio, M.Peirone, I nodi problematici e le prospettive in R.Maurizio, M. Peirone (a cura di), Minori, comunità e dintorni, Edizioni Gruppo Babele, 1984, pp. 94-100
R. Zanuso, I care leavers. Giovani a rischio di esclusione sociale, Working Paper 2011, Synergia
S.Fargion, Valutare il servizio sociale con metodologie qualitative, in A. Campanini (a cura di), La valutazione nel servizio sociale. Proposte e strumenti per la qualità dell’intervento professionale, Carocci Faber, 2006, pp. 93-114
S.Pasquinelli, Un sociale senza stato?, in Prospettive Sociali e Sanitarie n.7/2011, p. 1
S.Premoli (a cura di), Verso l’autonomia: percorsi all’integrazione sociale dei giovani, Franco Angeli, 2009
Save the Children Italia ONLUS, Introduzione: minori migranti, minori stranieri non accompagnati e politiche migratorie, in L’impatto della legge 94/2009 nei confronti dei minori stranieri non accompagnati: una prima rilevazione in sei città italiane, Febbraio 2010, pp. 4-6
U. De Ambrogio, T.Bertotti, F.Merlini, L’assistente sociale e la valutazione. Esperienze e strumenti, Carocci Faber, 2007
V. Riva, La professionalità nel servizio sociale in Prospettive Sociali e Sanitarie, n.9/2012, pp. 22-25
Fonti normative
Codice civile, art. 2
Legge 8 marzo 1975, n. 39, Attribuzione della maggiore età ai cittadini che hanno compiuto il diciottesimo anno e modificazione di altre norme relative alla capacità di agire e al diritto di elettorato.
Decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni.
Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero.
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 dicembre 1999, n. 535, Regolamento concernente i compiti del Comitato per i minori stranieri, a norma dell’articolo 33, commi 2 e 2-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.
Legge 30 luglio 2002, n. 189, Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo
Legge 15 luglio 2009, n. 94, Disposizioni in materia di sicurezza pubblica
Legge 27 maggio 1991, n.176, Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989
Legge 28 agosto 1997, n. 285, Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza.
Legge 23 dicembre 1997, n. 451, Istituzione della Commissione parlamentare per l’infanzia e dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia.
Legge 8 novembre 2000, n. 328 Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali
Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione.
Legge 5 maggio 2009, n. 42, Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione
Legge regionale 11 maggio 2006, n. 4 della Regione autonoma della Sardegna, Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo.
Sitografia
http://www.finanziamentidiretti.eu , Finanziamenti diretti della Commissione Europea.
http://www.programmaleonardo.net, Programma Leonardo da Vinci.
http://www.synergia-net.it, Synergia società di ricerca sociale, consulenza organizzativa e formazione.
http://www.cnca.it, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza.
http:// www.istat.it/it/archivio/giovani, Istituto nazionale di statistica-giovani.
http://www.aibi.it, Associazione Amici dei Bambini.
http://www.childout.org, Mutual learning, studies and research to promote the right of out-of-family children.
http://www.regionesardegna.it, Regione Sardegna.
http://www.cooperativaaeper.it, Cooperativa Sociale “Aeper”.
http://www.coopafa.it, Cooperativa Sociale “Afa”.
http://www.fraternia.it, Consorzio di Cooperative Sociali Onlus “Gruppo Fraternità”.
http://www.lagrandecasa.com, Cooperativa Sociale “La Grande Casa”.
http://www.arimo.org, Cooperativa Sociale “Arimo”.
http://apartiredallafine.wordpress.com, blog del progetto “A partire dalla fine” .
http://www.cam-minori.org, Centro Ausiliario per i Problemi Minorili.
http://www.csben.it, Comunità San Benedetto, Istituto Don Calabria.
http://www.agevolando.org, Associazione “Agevolando”.
MEMORO la banca della memoria, www.memoro,org
Adolescenti alla scoperta dei sentimenti da Diario di bordo di Claudio Risè
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Gli adolescenti di oggi sono di sicuro sentimentalmente molto diversi da quanto la maggior parte dei genitori sperava da loro. I genitori “conservatori” sono per solito delusi: questi figli sono contemporaneamente più spregiudicati e più idealisti, usano ampiamente il web; si espongono, rischiano (solo segretamente coltivano sogni di incontri importanti).
Tutto ciò delude però anche i genitori più “progressisti”, che li verrebbero più “liberi”, e meno sentimentali.
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vai all’intero articolo qui: Adolescenti alla scoperta dei sentimenti « Diario di bordo.
IL LAGO DI COMO, L’ANTICO LARIO, devastato dai nuovi ricchi e da comunità locali prive di passione per la memoria « Coatesa sul Lario … e dintorni
L’equilibrio dei secoli scorsi fra la natura del Lario e gli uomini è dovuto a due fattori.
Il primo è la geografia: le montagne si tuffano direttamente nel lago, determinando una sottile linea fra terra e acqua come unico e scarso spazio dove si può costruire e alimentare quella pulsione del “far diventar altro”, che è tipica della cultura dell’Occidente. Così, nonostante la voglia di costruire indotta dal dettato religioso “popolate la terra”, NON E’ SPAZIALMENTE POSSIBILE consumare territorio oltre certi limiti.
Il secondo fattore è l’antica povertà di questi luoghi. Era una economia di autoconsumo che si muoveva fra terrazze di grano, orti, castagne del bosco e pesca. Il popolo del Lario è stato sempre migrante per cercare lavoro.
Quasti due caratteri hanno salvaguardato un territorio meraviglioso e DIVERSO da quello degli altri laghi prealpini, dove il maggior digradare della montagna ha favorito l’antropizzazione priva di gusto estetico.
Quasi tutto, però, sta cambiando con l’arrivo dei NUOVI RICCHI degli anni ’80 e seguenti.
Le strette strade del Lario sono quotidianamente occupate da quei grossi camion/betoniera, tipici dei professionisti dei grandi scavi (le cronache parlano di un monopolio del n’drangheta calabrese emigrata al Nord per queste tecniche e questi macchinari).
Il risultato di questo andirivieni è questo:
1. distruzionie di paesaggio a Lezzeno:
- questa violenza al paesaggio del Lago di Como, l’antico Lario, è presentata così dai costruttori/venditori: http://www.bellagiolakeresort.it/; www.bellagiolakeresort.it/download/brochure-lezzeno.pdf
2. Distruzioni di paesaggio nel territorio prospicente sul lago, al confine fra Laglio e Brienno:
- anche qui la violenza al paesaggio del Lago di Como, l’antico Lario, è presentata così dagli stessi costruttori/venditori di prima: http://www.comolakeresort.it/
Sono tante le cose che impressionano.
Impressiona la volgarità della esibizione di quelle terrazze a lago, quasi ad mostrare con tracotanza un “dominio di luogo” che si impone a qualunque altro abitatore.
Impressiona il torbido gusto architettonico. Basta guardare con occhi attenti le vecchie case di lago: tutte sono con tetti spioventi (e sotto travi di legno) ricoperte con tegole color mattone. L’equilibrio in questo caso è dato dalla amalgama fra il grigio verde dell’acqua, il verde dei monti e, per l’appunto, i tetti arancioni. Le nuove case dei nuovi ricchi hanno il tetto piatto e non stabiliscono NESSUNA RELAZIONE con la struttura urbane pre-esistente e con la cultura abitativa che l’ha caratterizzata lungo i secoli.
Impressiona, infine, che tutto questo è probabilmente legale. Ci sono giunte, sindaci e commissioni che hanno approvato. Ci sono sopraintendenze alla belle arti che non hanno fatto obiezioni. Ci sono comunità locali che, non solo hanno sostenuto, ma hanno incoraggiato con la speranza di qualche rendita di contesto.
Il risultato è uno STUPRO ALLA BELLEZZA.
Ma c’è di più ed oltre. Qui viene violata la memoria che le generazioni hanno trasmesso lungo il corso del tempo a quel rapporto fra natura e persone, che – miracolosamente – aveva creato quella bellezza che fa del Lario uno dei luoghi più conosciuto nel mondo.
Inoltre, viene a galla la NEGAZIONE DELLA RESPONSABILITA’ che le attuali generazioni dovrebbero avere per quelle future. La responsabilità di trasferire un ambiente vivibile, MA ANCHE BELLO, per loro.
Se la tendenza è quella rappresentata dai due obbrobri segnalati, rimane un unico argine: quello della geografia. Solo in luoghi protetti da un ambiente ostile al cemento (e un ambiente è ostile al cemento se non arrivano automobili) si potrà avere un simulacro del vecchi, antico, eterno paesaggio del Lario, violentato dai nuovi ricchi e della schiera dei loro alleati.
Serge Latouche, I nostri figli ci accuseranno?, 3 Giugno, | Festival dell’Economia di Trento 2012, Audio della relazione
Riprendendo in forma interrogativa il titolo del film di Jean-Paul Jaud, si affronterà la questione del rapporto tra generazioni alla luce dell’attuale crisi economica. L’economia tradizionale è sorda alla realtà dell’Antropocene e sacrifica le generazioni future ricorrendo all’espediente di un tasso di attualizzazione mistificatore. È urgente uscire dall’economia e costruire una società della decrescita.
introduce Eric Jozsef
- Video: Nostri figli accuseranno
- Relazione: Audio LatoucheTN12-1.Mp3
- Domande e Risposte: Audio LatoucheTN12-2-Mp3
il circolo virtuoso delle 8 E:
DA Gli eventi di Domenica, 3 Giugno, 2012 | Festival Economia 2012.
17 RAGAZZE, opera prima di Delphine e Muriel Coulin: un gruppo di ragazze diciassettenni restano volontariamente incinte, tutte insieme, come forma di ribellione contro il mondo degli adulti
Arriverà nelle sale venerdì 23 marzo, con il divieto ai 14 anni, “17 ragazze”, opera prima di Delphine e Muriel Coulin ispirata a una storia vera, quella che nel 2008 ha visto un gruppo di ragazze diciassettenni del Massachussetts restare volontariamente incinta, tutte insieme, come forma di ribellione contro il mondo degli adulti. La pellicola, già passata al Festival di Cannes, racconta come in una piccola città francese sull’Atlantico una ragazzina leader, Camille, si ritrovi improvvisamente incinta e comunichi questo suo stato alle amiche come un forte atto di ribellione. Il film è stato accusato di apologia di “gravidanze collettive”. Per le registe, invece, è soprattutto un atto d’accusa giovanile nei confronti della pressione degli “adulti”, genitori ed educatori.
(Leggi l’intervista alle registe nell’edizione cartacea de “La Provincia” del 23 marzo)
Sacrifici, segnali d’amore di Enzo Bianchi, in La Stampa 11 dicembre 2011
Da anni, su queste colonne mi è parso doveroso e responsabile denunciare l’imbarbarimento e la crisi verso la quale andava la nostra società, dapprima a piccoli, poi a grandi passi. Nel frattempo è sopraggiunta la «crisi» economica – prima sottovalutata, poi tenuta nascosta o negata, infine esplosa in tutta la sua pesantezza – che però si è scoperta essere anche crisi etica, culturale. Il salmo 49, con la sua sapienza accumulata nei secoli, sottolinea come «l’uomo nel benessere non capisce, è come un animale…». Solo ora ci stiamo incamminando verso la presa di coscienza che non è più possibile proseguire sulla strada percorsa nell’ultimo ventennio, che la mancanza di eguaglianza e di giustizia rende la nostra vita – che resta sempre «vita comune», non foss’altro perché vissuta su una stessa terra – più difficile, meno sicura, più conflittuale, più barbara. Ci stiamo rendendo conto che il vivere con il mito idolatrico del «tutto e subito», del «tutto ciò che è tecnicamente possibile va fatto» non ci garantisce un futuro buono, che il pensare solo all’oggi, solo a noi stessi come individui impoverisce la terra e fa aumentare il deserto, ci rende incapaci di lasciare alle nuove generazioni una «eredità» nel vero e nobile senso del termine.
Tuttavia oggi ci sembra di poter dire con convinzione, anche se senza alzare la voce, che si intravedono segni di speranza. Una speranza sostenuta da nuovi governanti che danno segni di voler essere «politici» nel vero senso della parola: uomini e donne al servizio della polis, della società con lo stile di chi, consapevole della sua responsabilità, non ostenta, non vuole apparire e cerca di parlare con parresia, con franchezza e sincerità, perseguendo il bene comune. È in questo contesto che, nella comunicazione viva e fatta con tutta la sua persona da parte del ministro del Lavoro, abbiamo colto la verità della parola «sacrificio»: una commozione che ben ne ha mostrato la fatica, il costo, la necessità e la verità. Da tempo, per lo meno nel mondo occidentale, «sacrificio» non ha più l’accezione legata alla sua etimologia di impronta religiosa: «sacrum facere», «rendere sacro» un oggetto o una realtà spostandola dalla dimensione profana a quella appartenente al divino attraverso un rito o un insieme di gesti che arrivavano fino all’offerta – «sacrificale», appunto – di una vittima per ingraziarsi gli dèi o placarne l’ira. Il «capro espiatorio», così finemente analizzato anche nella sua dimensione fondativa di una cultura, ha lasciato il posto a «sacrifici» meno cruenti ma più quotidiani, legati comunque alla faticosa ricerca di una vita «migliore». Così la mia generazione, cresciuta in un’epoca ancora di cristianità, è stata educata umanamente e cristianamente a «fare sacrifici»: privarci di alcune cose, rinunciare ad altre, accontentarci di quello che c’era… Del resto, negli anni dell’immediato dopoguerra, in cui molti vivevano in condizione di fame e miseria, «fare sacrifici» per molti non era un’opzione, ma la condizione toccata loro in sorte. Ma quell’invito ossessionante alla privazione, sovente svuotato di ogni motivazione e slegato dalla possibilità di vederne i frutti, creò di fatto una reazione di rigetto: nessuno volle più sentir parlare di sacrifici, né tanto meno continuare a farli, soprattutto nell’ora del boom economico. In questo senso la mia generazione ha una responsabilità nella mancata trasmissione alle generazioni successive del valore del sacrificio. E oggi, incapaci come siamo stati di comunicare la valenza umanizzante dello sforzo e della rinuncia, ci ritroviamo tutti in una cultura impossibilitata a intravedere un orizzonte di bene comune e di speranza, abbiamo assistito al rarefarsi di persone pronte a dedicare tempo, mezzi, energie, beni per una maggiore umanizzazione, per la crescita di una convivenza pacifica, per l’affermazione di valori e principi degni dell’uomo o, ancor più semplicemente, per preparare un futuro migliore per i propri figli. Mancanza davvero grave, perché il sacrificio è una cosa seria: significa privarsi di un bene, astenersi da una possibilità in vista di un bene più grande che, se è tale, riguarda tutti, concerne la communitas e non il mio interesse personale. Spendere le proprie energie, fino al gesto estremo di sacrificare la vita stessa è possibile e doveroso se con quel sacrificio si ottiene giustizia, pace, libertà: quanti uomini e donne nella storia hanno sacrificato tempo, risorse, affetti per la realizzazione di ideali e per sconfiggere l’ingiustizia a beneficio di tutti. Ma riscoprire il significato fecondo del sacrificio richiede un discernimento su azioni e comportamenti che da tempo abbiamo rinunciato a esercitare, assumendo senza alcuna criticità quello che il consumo, il mercato e la propaganda ci presentavano come stile di vita «normale». Così non sappiamo più distinguere tra necessario e superfluo, né riusciamo a mettere ordine nel nostro universo mentale e comportamentale tra bisogni, desideri, voglie, sogni e capricci. Si è come smarrita ogni scala di priorità: tutto pare sullo stesso piano, perché tutto attiene in positivo o in negativo al suo impatto sulle nostre sensazioni immediate. Noi abbiamo smarrito il senso della communitas tra contemporanei come di quella che ci lega con responsabilità alle generazioni future: vogliamo leggere, definire, vivere e consumare il nostro orizzonte limitandolo a un «io» narcisistico e prepotente o a un «noi» ristretto e fissato dal nostro vantaggio e non dalla realtà della polis. Credo che questo smarrimento culturale ed etico abbia profondamente a che fare con l’affievolirsi del «senso» attribuibile ai «sacrifici»: se non ci sono principi condivisi, se non c’è un fine superiore alla momentanea soddisfazione personale, se non si percepisce alcun legame tra generazioni né responsabilità verso il futuro della collettività, sarà ben difficile rinunciare spontaneamente a qualcosa o aderire con convinzione a una rinuncia imposta dalle circostanze avverse. Se manca un orizzonte condiviso, se ogni atteggiamento è eticamente indifferente, se pretendiamo come diritto tutto ciò che è tecnicamente o economicamente possibile, allora ci troveremo impotenti di fronte a ogni avversità, le subiremo come catastrofi ineluttabili e cercheremo di sottrarci ad esse senza gli altri o addirittura contro di loro. Il sacrificio amputato della solidarietà, la rinuncia svuotata della speranza, il prezzo da pagare dissociato dal valore del bene da acquisire diventano insopportabili: nella communitas, infatti, il sacrificio è il debito che io liberamente assumo verso l’altro, altrimenti la communitas stessa cessa di esistere. Solo un ideale altro e alto, la speranza di contribuire a un mondo migliore di quello che abbiamo conosciuto, la preoccupazione per il benessere di chi verrà dopo di noi, la solidarietà con chi, vicino o lontano da noi, non può accedere a beni essenziali che noi non ci rendiamo nemmeno più conto di possedere può spingerci non solo ad accettare i sacrifici ma ad affrontarli con consapevolezza e convinzione: quanti tra coloro che ci hanno preceduto avrebbero affrontato le difficoltà della vita se non avessero sperato di offrirci una condizione migliore? Perché il risultato del sacrificio non è il poterne fare finalmente a meno, bensì l’affermare con la propria vita quotidiana che un altro mondo è possibile, che l’uomo non è nemico dell’uomo e che vi sono principi di equità, di giustizia, di pace, di solidarietà che vale la pena vivere a qualunque prezzo: in fondo, il valore di ogni nostro desiderio è il prezzo che siamo disposti a pagare per raggiungerlo. Davvero il sacrificio è iscritto nell’amore, perché nelle storie d’amore sempre accade che per il bene dell’altro io devo rinunciare a qualcosa che è solo a mio vantaggio, secondo il mio desiderio o capriccio. Allora, anche se il nostro faticoso lavorare il campo della vita non dovesse essere coronato dai frutti, ci resterà almeno la soddisfazione di aver dissodato il terreno perché altri, cui siamo legati dalla comune umanità, potranno trovarvi nutrimento e gioia.
Sacrifici, segnali d’amore di Enzo Bianchi : Parole di vita.
Francesco Stoppa, La restituzione, Feltrinelli editore
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| Francesco Stoppa (Ferrara, 1955) lavora presso il Dipartimento di salute mentale di Pordenone, città dove coordina il progetto di comunità “Genius loci: prove di dialogo intergenerazionale”. È analista membro della Scuola di Psicoanalisi dei Forum del Campo lacaniano e docente dell’istituto ICLeS per la formazione degli psicoterapeuti. Ha pubblicato L’offerta al dio oscuro. Il secolo dell’olocausto e la psicoanalisi (Franco Angeli, 2002) e La prima curva dopo il Paradiso. Per una poetica del lavoro nelle istituzioni (Borla, 2006). | ||||||||||||
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![]() La restituzione , Campi del sapere, € 20,00 Gli adulti di oggi accusano i giovani di mancanza di ideali e valori, di indifferenza e volubilità. I padri sembrano aver miseramente fallito il passaggio di testimone alla generazione dei figli. Ma il patto tra generazioni guarda lontano, a chi verrà dopo: potrà la nuova generazione restituire ciò che non ha ricevuto o che le è stato trasmesso in forma ambigua, svogliata, saccente?
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Giangiacomo Feltrinelli Editore – Autori – Francesco Stoppa.











