L’illusione della conoscenza. Perché non pensiamo mai da soli, di Philip Fernbach, Steven Sloman, Raffaello Cortina editore, 2026

L'illusione della conoscenza. Perché non pensiamo mai da soliL’illusione della conoscenza. Perché non pensiamo mai da soli, di Philip Fernbach, Steven Sloman. Viviamo in un mondo complesso che comprendiamo solo in parte. Il libro mostra come la nostra intelligenza sia in realtà collettiva e come tendiamo a sovrastimare ciò che sappiamo.

Le fonti informative del saggio L’illusione della conoscenza. Perché non pensiamo mai da soli, scritto dagli scienziati cognitivi Steven Sloman e Philip Fernbach (pubblicato in Italia da Raffaello Cortina Editore), attingono a una fitta rete di discipline scientifiche. Gli autori integrano decenni di ricerche empiriche per dimostrare che la conoscenza umana non risiede nei singoli individui, ma è distribuita all’interno di una comunità. [1, 2, 3, 4]

Le principali fonti e pilastri scientifici su cui si basa l’opera includono:

1. Psicologia cognitiva e l’«Illuso della profondità esplicativa»

  • Gli studi di Leonid Rozenblit e Frank Keil: Rappresentano la fonte metodologica primaria del libro. Gli autori citano i celebri esperimenti in cui ai partecipanti veniva chiesto di valutare la propria comprensione di oggetti quotidiani (come una cerniera lampo o uno sciacquone). Una volta costretti a spiegarne il funzionamento dettagliato, i soggetti realizzavano di non sapere quasi nulla, svelando il fenomeno dell’illusione cognitiva. [5, 6]

2. Antropologia evoluzionistica e l’intenzionalità condivisa

  • Le ricerche di Michael Tomasello: Gli autori si appoggiano fortemente ai lavori di Tomasello (direttore del Max Planck Institute) sulla psicologia dello sviluppo e sull’evoluzione umana. Tomasello dimostra come la vera specificità dell’essere umano rispetto agli altri primati non sia la pura intelligenza individuale, ma la capacità di collaborare attraverso l’intenzionalità condivisa, creando così una memoria e una cultura collettive. [7, 8]

3. Neuroscienze e l’ipotesi della mente estesa

  • La filosofia della mente e scienze cognitive (Andy Clark e David Chalmers): Il saggio riprende la teoria della mente estesa, secondo cui il nostro cervello usa l’ambiente circostante, gli strumenti tecnologici (come smartphone o appunti) e le altre persone come veri e propri supporti neurali esterni per archiviare informazioni ed elaborare pensieri. [5]

4. Economia comportamentale e psicologia delle decisioni

  • Daniel Kahneman e Amos Tversky: Le fonti del libro includono i modelli sui bias cognitivi e sulle euristiche del giudizio (Sistema 1 e Sistema 2). Sloman e Fernbach dimostrano come l’illusione della conoscenza influenzi le scelte politiche ed economiche dei singoli, portandoli a difendere posizioni ideologiche radicali pur non conoscendo i dettagli tecnici dei provvedimenti discussi. [9]

5. Intelligenza artificiale e robotica

  • L’approccio dell’intelligenza situata (Rodney Brooks): Gli autori traggono dati dalla progettazione di robot per mostrare che un sistema intelligente non ha bisogno di possedere una mappa interna iper-dettagliata del mondo, ma deve essere in grado di interagire e “leggere” le informazioni direttamente dall’ambiente nel momento in cui ne ha bisogno.

Struttura editoriale delle fonti

Nella versione pubblicata da Raffaello Cortina Editore (curata in Italia dal noto psicologo Paolo Legrenzi), l’apparato delle fonti è strutturato in una sezione finale di Note e Bibliografia ragionata capitolo per capitolo, che permette al lettore di verificare i singoli paper scientifici e gli esperimenti di laboratorio citati nel testo. [1, 10]

[1] https://www.raffaellocortina.it

[2] https://www.ibs.it

[3] https://www.stateofmind.it

[4] https://www.raffaellocortina.it

[5] https://www.iltascabile.com

[6] https://www.ilsole24ore.com

[7] https://www.doppiozero.com

[8] https://www.doppiozero.com

[9] https://www.letture.org

[10] https://onesearch.unifi.it


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