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Pestato 3 volte il direttore del dormitorio di viale Ortles

È la terza volta che viene assalito e pestato da uno degli ospiti del dormitorio. Questa volta l’ aggressore è un pregiudicato con dieci anni di galera alle spalle, uno che era stato allontanato dal ricovero notturno di viale Ortles pochi giorni prima, perché aveva minacciato il medico e gli assistenti sociali. A metterlo alla porta era stato il direttore Paolo Marcenaro. Ed è stato quindi lui a incassare la vendetta. Una scarica di pugni al volto, serviti a freddo, di prima mattina, proprio mentre Marcenaro stava per entrare al lavoro. Senza drammatizzare com’ è sua abitudine, il direttore ha tirato su da terra i suoi occhiali e la borsa da lavoro, si è fatto accompagnare al Pronto soccorso per la medicazione e poi è passato in Questura per denunciare il suo assalitore. Dal Comune, per una settimana, non è arrivata nemmeno una telefonata di solidarietà. Il pestaggio risale a lunedì scorso. Ma solo ieri l’ assessore Tiziana Maiolo è stata informata degli eventi dai suoi funzionari: «Innanzitutto telefonerò personalmente a Marcenaro per esprimergli la mia completa solidarietà dice colpita Mi hanno detto che è la terza aggressione che subisce e che il comando dei vigili ha tolto il presidio che garantiva un minimo di sicurezza al personale. Fatti del genere non devono più ripetersi: scriverò una lettera al comandante Chirivì perché ritorni sulle sue decisioni e andrò di persona a vedere come funziona il dormitorio. È un servizio delicatissimo, uno dei più difficili da gestire». Che viale Ortles non sia un circolo del golf, questo è risaputo da anni. Da quando è stato adibito a rifugio per i clochard e i diseredati di tutto il mondo, quel servizio non è certo fra i più ambiti dai funzionari del Comune. E l’ attuale direttore era stato scelto, sette anni fa, perché aveva gestito con grande professionalità fino ad allora il centro d’ accoglienza di via Corelli, altra frontiera dell’ emarginazione. Marcenaro era l’ unico che riusciva ad entrare in via Corelli anche in piena notte, anche durante le rivolte, quando persino la polizia temporeggiava. E aveva dunque buone credenziali per resistere in un altro posto per «duri», il grande dormitorio alla periferia sud, che oggi è arrivato ad avere 424 posti, con una rotazione di 2000 ospiti all’ anno. Italiani e stranieri, uomini e donne, poveri in senso lato, centrifugati dalla crisi del lavoro, della famiglia e degli alloggi: non è un’ utenza facile quella che gira in viale Ortles, dove approdano anche molti etilisti, molti pazienti psichiatrici, tossicodipendenti, persone abituate solo alla legge della strada, che a volte è più dura di quella della giungla. E con la chiusura della maggior parte dei centri d’ accoglienza per gli immigrati, è a queste palazzine giallo ocra in zona Ripamonti, che vanno a bussare tutti i senza tetto di Milano. Per le donne adesso c’ è un nuovo padiglione con 38 letti. Altri 120 posti sono per gli stranieri. Una quota è stabilmente assegnata ad anziani italiani, ospiti fissi del dormitorio da anni. Ma centinaia di letti vengono occupati tutte le settimane da persone nuove. Ogni sera la miscela umana cambia. Basta un gruppo di albanesi più numeroso del previsto, o un paio di ubriachi più molesti del solito per scatenare il putiferio. Mantenere la quiete e l’ equilibrio fra le diverse componenti di questa strana comunità è l’ obiettivo difficile che ogni giorno deve raggiungere uno come Marcenaro, che della sua missione vanta solo un aspetto: «Qui cerchiamo di assistere i poveri in modo laico, senza atteggiamenti pietistici e con l’ ambizione di aiutare chi può a costruirsi un futuro diverso». – ZITA DAZZI

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