Comunicazione tramite deturpazione morale

C’è un metodo inaugurato prima da Lenin per sconfiggere con la politica i suoi avversari, poi da Stalin per eliminare prima politicamente e poi concretamente i suoi avversari e poi ancora da Togliatti per ritornare ad eliminare politicamente i suoi avversari.
Si fa così. Prima si dipinge in modo negativo il proprio avversario (l’argomento principe era quello di dire che era un  “traditore”)  poi, una volta ottenuto il risultato di far apparire un certo “volto” di questa persona, si passa a demolire le sue opinioni opportunamente selezionate per far apparire quel volto in precedenza dipinto, infine si fa una proposta e si incita ad una azione (sberleffo, insulto, espulsione o, in extremis, eliminazione fisica)

In tal modo la strada è spianata e l’argomentazione può anche fare a meno di mettere in campo TUTTE le strategie argomentative che, tenendo conto della solida e duratura scaletta della retorica classica, dovrebbero essere :

INVENTIO: inventario di tutte le questioni che sono in campo
DISPOSITIO: loro disposizione in un discorso coerente
ACTIO: dire le parole, formularle in espressione orale o scritta
ELOCUTIO: usare tutta la propria arte oratoria (fra cui anche l’invettiva, che è la via semplice quando non si hanno argomenti plausibili)

In teoria della comunicazione questo metodo si chiama: Comunicazione tramite Deturpazione morale.

Si offre una immagine di comodo dell’interlocutore, si evita di entrare nel merito delle sue informazioni e dei suoi argomenti, si cerca una alleanza collusiva con il resto dell’uditorio (gruppo o lettori che siano), si conclude con una critica demolitoria.

Oggi il liberale Eugenio Scalfari ha usato il metodo comunista della deturpazione morale.

Lo ha fatto sapientemente, con il suo linguaggio levigato e – apparentemente – logico.

“Paola Binetti è senatrice cattolica. Ultracattolica. Di tanto in tanto porta il cilicio (l’ha detto lei) per mortificare il corpo e offrire a Gesù il suo sacrificio”

Inseguendo i più sanguigni detrattori ha di nuovo usato l’argomento del cilicio (essendo troppo intelligente e ultra-convinto della propria intelligenza ha con perfidia aggiunto che “l’ha detto lei” … già: chi avrebbe potuto altrimenti dirlo?) per denigrare moralmente l’avversaria di turno.

In tal modo ha potuto infischiarsene degli argomenti sostenuti dalla suddetta senatrice Binetti per la sua scelta di voto sul decreto “Espulsioni e Diritto di opinione”.

Gli era sufficiente lo schizzetto di fango.

Ecco il metodo staliniano della deturpazione morale usato da un liberale: parole sul filo del fioretto linguistico invece di celle e deportazioni. Sì , certo: meglio oggi che allora.

Non vado oltre. Volevo parlare di metodo, non di contenuti. Sul decreto ho già espresso una mia soggettiva analisi e valutazione.

Le motivazioni al suo voto della senatrice Paola Binetti sono Qui.

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