Una legge liberticida
di Daniela MinervaLa proposta del governo sul testamento biologico è anticostituzionale. Perché toglie ai cittadini la libertà di scegliere. Il “j’accuse” di Stefano Rodotà
Stefano Rodotà
Quando Emma Bonino e Pietro Ichino hanno chiesto, nei giorni scorsi, una moratoria sul testo Calabrò, in discussione al Senato, che si avvia a diventare la legge italiana sul testamento biologico, in molti hanno pensato che forse era la strada migliore.
Per evitare una legge orribile che vieta di fatto a ciascuno la libertà di scegliere come e quando farsi o non farsi curare. Poi, il Senato l’ha rifiutata, ma il presidente Renato Schifani ha detto che, comunque, non c’è fretta e che il Parlamento deve prendersi tutto il tempo necessario per decidere su una materia così complessa. Insomma, tutta l’urgenza palesata dal centrodestra durante gli ultimi giorni di Eluana Englaro si è dissolta al vento di mille malumori, tanti e blasonati come quelli di Beppe Pisanu che obietta l’incostituzionalità del testo.
E anche nel centrosinistra non sfugge a nessuno che il testo Calabrò, ancorché emendato in alcune sue parti, resta un testo pasticciato e inattuabile che permette agli operatori sanitari di mettere le mani sul nostro corpo senza che noi glielo consentiamo esplicitamente. Che genererà una serie infinita di controversie. E molti oggi si chiedono: ma c’è davvero bisogno di procedere con una norma di questo genere? Abbiamo girato la domanda al giurista Stefano Rodotà.
Professor Rodotà, lei vede l’urgenza di una legge sul testamento biologico?
“Nel nostro ordinamento abbiamo già tutte le norme che ci consentono di regolare la materia. Abbiamo il principio della libertà di cura espresso dalla Costituzione; la norma del Servizio sanitario sul consenso informato e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che all’articolo 3 vi fa esplicito riferimento; la Convenzione di Oviedo sulla biomedicina che dà rilevanza alle direttive anticipate. Poi, nel codice civile è stato introdotto il cosiddetto amministratore di sostegno a cui delegare le decisioni per nostro conto. Insomma: certo non c’è vuoto legislativo”.Quindi non c’è bisogno della legge?
“Non ce ne sarebbe bisogno, perché non c’è vuoto legislativo. Ma non esiste una convenzione sociale di accettazione di questi principi, come dimostra il fascicolo aperto dalla Procura di Udine a carico di Beppino Englaro, che non ha senso dal punto di vista giuridico. E in assenza di una legge, il rischio concreto che si continuino a manifestare conflitti è del tutto evidente. Quindi, per avere garantita la zona di libertà che indica la Costituzione, serve una legge che dice: ‘Quella è una zona di libertà'”.Ma la legge possibile oggi è il testo Calabrò.
“No: quello è un testo contrastante con la Costituzione. Su questo non c’è il minimo dubbio”.
La manifestazione a piazza Farnese
Finiremo con l’essere l’unico paese al mondo con obbligo di cura?
“Sì. Eppure noi abbiamo una premessa costituzionale che tutela la libertà della persona e che vieta i trattamenti sanitari a chi non li accetti ‘se non per disposizione di legge’. Ovvero in situazioni particolari, se ci sono pericoli per la collettività”.Stiamo parlando dell’articolo 32?
“Nell’articolo 13, l’articolo storico che fonda la libertà giuridica moderna, si dice che sono possibili limitazioni alla libertà personale attraverso la legge e con atto motivato dell’autorità giudiziaria. Il 32 è più forte: esplicita che la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. E riconosce che c’è un punto in materia di trattamenti sanitari dove il legislatore si deve fermare. La logica è quella dell’Habeas corpus della Magna Charta inglese del 1215, quando il re disse agli uomini liberi: ‘Non metteremo la mano su di te’. L’articolo 32 è il moderno Habeas corpus: lo Stato sovrano democratico dice al cittadino che non violerà il suo corpo. Con un testo di legge come il disegno Calabrò torneremmo indietro di 794 anni”.Che tipo di legge dovremmo scrivere?
“Una legge estremamente leggera che renda possibile accertare la volontà della persona e renderla vincolante. E basta. In queste materie si deve procedere con una legislazione per principi, perché si tratta di materie nelle quali l’innovazione scientifica e tecnologica è rapidissima, e di conseguenza la legislazione non può essere concepita come un inseguimento continuo, sarebbe sempre in ritardo. Quindi la legge non deve definire dettagli tecnici. E deve preoccuparsi che i principi di riferimento, quelli stabiliti dalla Costituzione, possano essere applicati alle situazioni specifiche, perché la vita non può essere racchiusa in un unico schema. Nessuna persona è uguale all’altra, nessuna sensibilità personale o famigliare può essere stabilita una volta per tutte”.(05 marzo 2009)
Una legge liberticida | L’espresso
