Il caso – per fortuna risoltosi in poche ore – di Almas, la giovane pachistana di 17 anni rapita dai genitori che presumibilmente intendevano riportarla in patria e costringerla a un matrimonio da loro combinato

Il caso – per fortuna risoltosi in poche ore – di Almas, la giovane pachistana di 17 anni rapita dai genitori che presumibilmente intendevano riportarla in patria e costringerla a un matrimonio da loro combinato, pone ancora una volta in primo piano in Italia il problema di come comportarsi nei confronti delle istituzioni praticate nelle società tradizionali, specialmente in Asia e Africa, che comportano gravi violazioni delle libertà e dei diritti fondamentali della persona. Lo scorso aprile Almas, durante un’ennesima lite con i familiari, causata dai suoi comportamenti «occidentali», era stata picchiata dal padre al punto da renderne necessario il ricovero ospedaliero. In seguito a ciò, ad agosto, la Sezione Minori della Corte d’Appello di Ancona aveva stabilito che la giovane fosse allontanata dalla famiglia e affidata a una comunità, la Fenice della onlus Cante di Montevecchio.

Per una che si salva, migliaia sono le vittime di cui nulla trapela: figlie, ma anche mogli e figli maschi di capifamiglia ai quali una tradizione indiscussa affida il diritto e il dovere di imporre scelte e decisioni prese con il criterio della salvaguardia degli interessi e dell’onore della comunità familiare, al bene della quale ogni membro deve sottomettersi e, se necessario, sacrificarsi.

Ragionpolitica – Almas, una vita salvata

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