Luca Ricolfi, IL SACCO DEL NORD Saggio sulla giustizia territoriale, Guerini editore

Luca Ricolfi

IL SACCO DEL NORD

Saggio sulla giustizia territoriale

Esiste un modo rigoroso per distinguere fra il reddito che un territorio produce e quello che riceve? Qual è il credito (o il debito) di ogni regione nei confronti di tutte le altre? A che cosa è dovuto l’eventuale debito? Troppa evasione fiscale? Troppa spesa pubblica? Troppa inefficienza nell’erogazione dei servizi?

Per rispondere a queste e ad altre domande essenziali è necessario ricostruire dalle fondamenta la contabilità nazionale. Servono lenti nuove,  per guardare l’Italia senza le lacune e le zone cieche della contabilità ufficiale. Ed è precisamente questo che fa la contabilità nazionale liberale, uno schema di analisi che riprende la distinzione classica tra settore produttivo e settore improduttivo dell’economia.

Sulla base di questo schema e di un’immensa quantità di dati, raccolti non solo a livello nazionale ma singolarmente regione per regione, Luca Ricolfi fornisce una prima serie di risposte. E lungo il cammino non scopre solo le dimensioni del “sacco del nord”, oltre 50 miliardi che ogni anno se ne vanno ingiustificatamente dalle regioni settentrionali, ma tanti aspetti dell’Italia che non conoscevamo ancora.

Luca Ricolfi (1950), sociologo, insegna Analisi dei dati all’Università di Torino. Ha fondato l’Osservatorio del Nord Ovest e la rivista di analisi elettorale Polena.

Per le nostre edizioni ha pubblicato Le tre società. È ancora possibile salvare l’unità dell’Italia? (2007) e Ostaggi dello Stato. Le origini politiche del declino e dell’insicurezza (a cura, 2008). Dal 2005 è editorialista de La Stampa.

Edizioni Guerini e Associati, 2010, pp.271, euro 23,50

www.guerini.it

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Giovedì 7 aprile 2011, ore 15.00

Complesso S. Caterina, Aula SC 120

Via C. Battisti 241, Padova

In occasione della presentazione del libro

Il sacco del nord

Saggio sulla giustizia territoriale

di Luca Ricolfi

edito da Guerini e Associati

Interverranno

Luca Ricolfi

Sociologo e professore ordinario Università di Torino

Tommaso di Fonzo

Professore ordinario di Statistica Economica Università di Padova

Gilberto Muraro

Professore ordinario di Scienze delle Finanze Università di Padova

Modera

Ugo Trivellato

Già professore ordinario di Statistica Economica Università di Padova

http://www. guerini.it

43 commenti

  1. Caro Paolo, ho comprato il libro dopo la tua segnalazione. Devo dire che lo sto leggendo un po’ a fatica (sono 200 pagine di grafici e tabelle!!) ma i dati che porta sono davvero scioccanti (e alle volte anche difficili da accettare, perchè obbligano a mettersi molto in discussione).

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  2. caro riccardo
    è proprio questo il valore del libro
    un metodo rigoroso (e svelato) di analizzare i dati di contabilità.
    siamo abituati ad una informazione televisiva tutta basata sulle OPINIONI (moriamo seppellliti dalle opinioni). qui finalmente si lavora su DATI E INFORMAZIONI
    è lettura faticosa , certo.
    credo chi io ci starò su almeno 6 mesi
    e ne ricaverò schede. insomma: un libro da STUDIARE e non da LEGGERE. c’è una differenza sostanziale fra i due metodi
    grazie per la visita
    ciao

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  3. buonasera, ho letto sulla provincia di como una breve intervista riguardo il suo libro il sacco del nord,ho pensato vado subito a comprarlo perchè è esattamente quello che penso,mi sembrava che lo stessi scivendo io,le faccio le mie congratulazioni ha centrato veramente il problema; chissà se qualche ns politico prenda lezioni da questo suo scritto e cominci veramente ad attuare quelle leggi per un federalismo fiscale serio, che tanti cittadini aspettano da anni,,, ne dubito!!!d.saluti.

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  4. Pingback: Anonimo
  5. Finalmente un libro che parla con i numeri e che serve a consolidare cio’ che immaginavo gia’; credo che il libro possa avere una platea piuttosto vasta perche’ il linguaggio e’ insieme tecnico e comprensibile.

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  6. Perchè il federalismo, e non solo quello strumentale, fiscale, sul quale ci stiamo arrovellando tanto, decolli come ad esempio in Germania, bisogna prima creare una identità nazionale che a suo tempo il Regno Sabaudo, ricordiamocelo tutti altrimenti facciamo solo propaganda politica, non aveva interesse allcuno a creare. E oggi questa identità nazionale, se intressa ancora ma mi sembra di no, può faticosamente delinearsi attorno non alla resistenza, che è stato anche quello un fatto del Nord come tutti gli eventi politici importanti di questo Paese,raggruppamento di identità regionali, ma intorno ai principi della Costituzione Repubblicana. Insomma se l’Unità nazionale la si facesse partire dal 1948 in poi, forse qualcosa in comune, lungo lo stivale, troveremmo per poter arrivare tra 20/30 anni ad avere di fronte ciò che si chiama “Nazione” e “popolo italiano”. Altrimenti cominciamo a fare subito le carte per la divisione del Paese in tre/quattro Staterell, che da soli forse strebbebro meglgio nella stessa unione europea. Alla fine della fiera preferisco questa ultima soluzione piuttosto che equilibrismi politico-federalisti che danneggerebbero sia il Nord che il Sud. Tutto Dipende dagli interessi e dalla “capacità rivoluzionaria” della classe politica del Nord e del Sud. Una cosa dobbiamo tutti evitare : il gattopardismo.

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  7. evitare il gattopardismo?
    e ci dice poco gentile Giuseppe Alfano?
    E’ come dire facciamo a meno di 1000 anni di storia.
    In Italia vige ancora la regola del familismo amorale di cui parlava Banfield nel 1953 che tradotto in italiano si dice anche “chiagne e fotte”.
    Ho smesso di fare proiezioni sul futuro e non so se funzionerà il federalismo fiscale (intrarvedo già i cortei di protesta per l’uso del fondo di riserva). Mi piacerebbe che servizsse a selezionare meglio la classe politica. Ma gli elettori italiani vogliono la classe politica che si sono scelti
    grazie per il commento
    Paolo Ferrario

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  8. Ho seguito una piccola parte della presentazione del libro alla radio, il prof. era intervistato da Oscar Giannino, i numeri sembravano interessanti ma non sono quelli che mi possono interessare.Premetto che sono di Napoli ed i problemi del sud li ho vissuti sulla pelle, dico solo ai vari professori che al sud non servivano i soldi ( ed ancora oggi non gli servono) serviva la presenza dello stato non come oppressore, come ai tempi dell’unità, ma come ente supremo e giusto che infonde fiducia, sicurezza e giustizia. In 150 anni di storia la classe politica italiana è stata in grado di creare un mostro che sta divorando tutto il paese e non basterà il federalismo o la secessione per risolvere il problema.
    Va cambiato tutto il sistema Italia, una classe dirigente (anche straniera) che ami il nostro paese e lo rifonda lasciando inalterata l’unica pietra miliare, la nostra costituzione.

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  9. sì, Tommaso
    lei tocca un punto importante del processo di unificazione dello stato italiano (a 150 anni dal risorgimento) quando dice “serviva la presenza dello stato non come oppressore, come ai tempi dell’unità, ma come ente supremo e giusto che infonde fiducia, sicurezza e giustizia” ovviamente non sono d’accordo che l’unificazione è stata una oppressione. Ma il tema di uno stato che sostiene con le regole e la giustizia le comunità locali è vera.
    Poi sulla sua frase “Va cambiato tutto il sistema Italia,” dipende da cosa si intende. di rivluzioni attive e passive il novecento è pieno di cadaveri
    grazie per il suo commento

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  10. Ho avuto modo di ascoltare il prof L.ricolfi durante un dibattido televisivo. Ho apprezzato, nel limite delle mie capacità, il testo di cui in quella circostanza si è anche parlato:”Il sacco del nord”. Non c’è che ringraziarlo per il brillante lavoro, per la competenza, per il rigore e l’onestà intellettuale profusi nella sua opera. Ma si tratta di una ricerca scientifica e basta!dietro quella fatica, come corollario, non capisco perchè non traspare il dubbio che ogni persona di buon senso, ligia ai doveri imposti dall’ordinamento di questo Stato, si pone:Quali iniziative sono state prese perchè “oltre 50 m.di all’anno se ne vanno INGIUSTIFICATAMENTE dalle regioni settendrionali…….” ed evitare che si possa ripetere un simile reato? Si trata, secondo il punto di vista del buon padre di famiglia, di una dispersione di denaro inaccettabile. Come mai uno Stato liberale e giusto è consensiente, tollerante, connivente? Chiedo scusa ma mi domando, birbantescamente, “cui prodest”? Faccio parte della categoria non scientista, per cui sono convinto che il lavoro scientifico del prof.non possa andare oltre il numero. Dietro c’è l’uomo e la sua irrazionalità, e, forse i suoi loschi interessi.

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  11. La ricchezza dei dati mi ha suscitato un grande interesse, del resto sono temi sui quali anch’io lavoro, ci sono molti spunti stimolanti, molte cose da riprendere ma l’idea di base della “contabilità liberale” mi sembra ingenua e quantomeno imprecisa. Con questa impostazione spese come quella per l’istruzione o la sanità (ma perchè non sicurezza) appaiono come gli elementi parassitari della nostra società. Ma…

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  12. grazie per il commento, enrico bigli
    il metodo della “contabilità liberale” (perchè di metodo si tratta) serve anche liberare risorse per le spese sociali di cui lei parla.
    il fatto è che ricolfi si è messo ad analizzare dati.
    mentri altri nelle loro soi disant ricerche producono solo opinioni. il cancro della modernità sono le opinioni non supportate da dati

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  13. Mi appresto all’acquisto anche se ho altri dati da altre fonti che confermano quanto scritto.
    Penso che a tutti noi “sudditi”, nord e sud insieme, occorrano soluzioni tangibili. Non è concepibile nel 2010 in alcune regioni d’italia lo “Stato-Sfascio” sia considerato l’unico, possibile datore di lavoro che garantisce uno stipendio fisso “for life”! Molti ragazzi che ho conosciuto si accontentano di un misero stipendio pur di rimanere a casa e tirare a campare,,Fannulloni o nullafacenti?

    No! voti, voti e voti che garantiscono stipendio e presenza dei “peones” alla camera. Favori contro voto. Semplice.
    Terrificante il calcolo della pressione fiscale vera sul pil vero!

    Peccato poi che sulla “cialtro TV” questi impopolari argomenti siano tabù. Prima o poi il popolo/suddito capirà e che la crisi che oggi viviamo vedrà una possibile fine verso il 2020, forse. Nessun partito destro o sinistro ha il coraggio di dire la verità.

    amen!

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  14. Tutti però vogliono dimenticare che il Sud prima della forzata annessione al Nord era molto più ricco dei suoi conquistatori sul piano finanziario, industriale, marittimo ecc. con Napoli seconda capitale in Europa per importanza.
    Troppo comodo prendersi un Paese svuotarlo delle sue ricchezze e poi disfarsene. Quantomeno la secessione dovrebbe comportare un congruo risarcimento al Sud

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  15. Caro Castellano!

    sono perfettament daccordo! Lei conferma il mio pensiero ancorchè io sono del ricco per dire nord. Consiglio a tutti la lettura di 3 testi per aiutarci a capire perchè siamo qui!

    1) maledetti savoia di Del Boca
    2) Breve storia del rinascimento Italiano ci Carlo Maria cipolla, e comunque tutti i libri di Cipolla, lui ci aiuta a capire perchè siamo così.
    3) Roberto Vacca – “rinascimento prossimo venturo”, fuori commercio ma scaricabile dal suo sito.

    chiedetemi altri testi se volete.

    La differenza con altri autori è che loro danno “numeri e riferimenti”,per cui ognuno di noi può costruirsi una opinione basata su fatti concreti, misurati e misurabili.
    Quanto all’idennizzo sono daccordo. Dobbiamo, (il Nord), pagare un mucchio di danni al SUD,l’importante è che i soldi siano dati in cambio di risultati previsti, e se i risultati non arrivano..Via gli amministratori!

    Come mai nessun partito destro o sinistro che sia propone quesro semplice meccanismo?

    Troppo facile ed impraticabile!

    Mah!

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  16. Ero un fan del Professor Ricolfi e del suo splendido libro “Tre variabili”, lo sono un poco meno ora dopo aver letto il suo ultimo libro “Il sacco del Nord” . Ho letto il libro e lo trovo tutto sommato inutile. E’ assimilabile al libro di Gianfranco Viesti “Mezzogiorno a tradimento”. Ricolfi vede le cose dal Nord , Viesti dal Sud. Certo che è difficile credere a Ricolfi ed ai suoi indici, tenendo presente l’emigrazione meridionale, soprattutto di giovani qualificati, degli ultimi anni ! In effetti forse il problema non è nei dati. Viene poco citato De Rosa e il suo “La provincia subordinata”. De Rosa attira l’attenzione non sui dati ma sulle decisioni. Lavoro in un centro di ricerca medica a Sud e conosco abbastanza bene la situazione della ricerca sanitaria in Italia degli ultimi 30 anni. E’ un caso che il ministro della Sanità degli ultimi 20 anni è quasi ininterrottamente del Nord Italia, in particolare di Milano ? è un caso che noi partecipiamo a tutte le missioni militari all’estero e tutta l’industria bellica è in Nord Italia ? e le banche ? Sarebbe interessante anche dare una occhiata alla casa integrazione ed a che cosa è servita in tutto questo tempo. Il problema del Sud Italia sono le decisioni ed i decisori: la Lega tutela il Nord, il PD tutela il Centro, il PDL (ed il PD anche!) prende in giro il Sud. Ricolfi invece di parlare di distribuzione di risorse dovrebbe parlare di quale modello di sviluppo vuole per l’Italia, perchè noi dal Sud vediamo solo il modello di sviluppo del Centro-Nord e il Sud come provincia subordinata. Le decisioni di sviluppo fanno quello che viene creato e distribuito in uno stato. E’ molto difficile credere che chi ha il potere (il Nord) non si sia accomodato per il meglio. Ricolfi con il suo libro vuole farci credere l’opposto ! Forse farebbe meglio ad usare la path analysis invece della regressione nei suoi modelli concettuali.

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  17. più passa il tempo e più ammiro il lavoro sociologico di Ricolfi.
    C’è chi lavora sui dati.
    C’è chi riscalda vecchie argomentazioni tutte basate su opinioni.
    Se si vuole contrastare le sue tesi si usi lo schema popperiano della falsificazione. si provi a confutare con altri dati quei dati analizzati con rigoroso metodo esplicitato nelle prime pagine.
    la scienza procede per falisificazioni. se non ci si riesce vuol dire che quelle teorie sono validate

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  18. Quando ho scrito la mia lettera il 18/4 sul Sud che avrebbe avuto diritto ad un risarcimento da parte del Nord pensavo di essere beffeggiato come mi era capitato col Corriere della Sera. Un grazie particolare al Sig. Emilio Odescalchi.

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  19. Rimborso al SUD? Certo!Ad una semplice condizione, che i soldi che io del “ricco Nord”, che ricco più non è e non sarà più per molto tempo, veda il soldi spesi bene e per sostenere la maggioranza delle persone del Sud, oneste e con il desiderio di migliorare la propria regione, piuttosto che città, piuttosto che paese. Pur vero che contro l’insipienza, l’ignoranza e la imbelle rassegnazione ocorrono Uomini e Donne del sud che decidano cosa fare della loro vita di oggi e del futuro dei loro figli:la vita di domani.Da che parte cominciare? Idee tante, proposte anche, persone disposte a fare, poche o nessuna. Oggi molti miei conoscenti del sud mi paiono chiusi, se non imprigionati nel loro bozzolo di fatalismo.Vero è che si può cantare anche in gabbia!

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  20. Sto approfondendo il testo che ho “annusato” in prima lettura appena uscito. Non è un testo “difficile”:i concetti ed i risultati delle analisi sono invece molto chiari.Caso mai richiede maggiore attenzione l’esame della metodologia e delle tecniche di analisi adottate.I risultati della
    ricerca evidenziano non solo le radici profonde della situazione del mezzogiorno già evidenziate dalla storiografia inglese(es. Smith) o da produzioni letterarie (es. Tommasi di Lampedusa)ma applicando il concetto economico di spoliazione mettono in evidenza l’ impossibilità di continuare a mantenere l’ attuale modello di trasferimento di fondi tipico di una degradata applicazione keynesiana di Welfare.
    Il passaggio da questo stato ad uno di tipo”workfare”shumpetriano in quelle aree risulta peraltro assai
    difficile.Ma non vi sono alternative di medio periodo e solo una organizzazione federale dello stato ed una conseguente riforma fiscale p’uò evitare che il circolo vizioso della economia meridionale
    distrugga anche le aree economiche che producono le “uova d’oro”

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  21. grazie per il commento, Lorenzo
    magari tutti i testi delle scienze ecomnomico-sociali esponessero con tale trasparenza la metodologia applicata come in questo.
    se qualcuno ritenessa “falsa” questa metodologia ed i suoi risultati non ha che da elaborare un’altra metodologia validata sul piano tecnico e contrapporla a questa.
    Ma immagino che nessuno lo farà. meglio occupare le poltrone degli enti universitari e di ricerca invece che lavorare come fanno Ricolfi ed i suoi collaboratori.
    Attendo una replica a questi dati e non le solite opinioni opinionanti

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  22. Le puntuali osservazioni di Paolo Ferrario sono a validazione dei risultati delle analisi contenute nel testo.Su questo non ci piove.Il problema è che da tempo le analisi sulla situazione del nostro paese e del meridione in particolare evidenziano la discrasia esistente sul piano economico e sociale ma anche nei modelli “culturali” di riferimento fra le aree del nostro paese. Basti al riguardo ricodare le ricerche della Fondazione Agnelli o gli studi di Putman od ancora le riflessioni di Miglio e le valutazioni di alcuni scritti di Tremonti o di Brambilla. Solo per citarne alcuni provenienti da approcci analitici diversi.Certo il testo di Ricolfi chiude in modo conclusivo il cerchio.Non credo che siano necessarie impiegare ulteriori risorse per l’ analisi ma occorre “fare” dato che “lo spettro che si aggira sul nostro paese” è quello di una crescita inevitabile di tensioni economiche e quindi sociali che inevitabilmente finiranno per minare l’ unità del Paese.Ed a pagarne i prezzi maggiori nel lungo periodo saranno proprio le aree più deboli : Meglio che queste paghino oggi un prezzo graduato nel tempo per una riorganizzazione del loro assetto che trovarsi,da sole, in grave difficoltà domani. Memento Grecia! Nessuno ha ancora affrontato analiticamente le cause della bassa crescita del nostro paese negli ultimi decenni: Il concetto di spoliazione utilizzato da Ricolfi ci fornisce una prima spiegazione. Non si cresce complessivamente poichè le risorse sottratto alle aree che producono e trasferite con il tortuoso sistema di intermediazione dal centro alle aree meridionali non generano sviluppo endogeno.Inoltre finiscono per generare il paradosso che in questo si finanziano le organizzazioni criminali che controllano il territorio e che lo Stato è ,con altra mano,impegnato a combattere Se le risorse sottratte alle aree ” forti”,e quindi non impiegabili per una loro ulteriore crescita,producessero sviluppo nelle altre si assisterebbe ad una compensazione della dinamica dello sviluppo. Ma così non è.E spinte seccessioniste potrebbero seriamente affiorare viste le questioni di instabilità che propone la globalizzazione ed i processi autonomistici che significativamente investono manifestano i paesi europei

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  23. Riprendo Ricolfi e sul tema “Contabilità Nazionale Liberale”. Dalla contabilità nazionale vanno estratti, isolati ed evidenziati alcuni costi.

    Costo della Corruzione: lo stato (Noi) spende di più rispetto al “ragionevole” il costo di un “Prodotto” acquistato tipo ospedale, caserma, scuola, strada eccetera, lievita per il costo della corruzione, dell’inefficienza e dell’insipienza. I tre elementi sono legati in un circolo diabolico. L’Italia è considerato una nazione ad “Alto tasso di corruzione”, (Cfr Economist ed altre pubblicazioni economiche certificate). Problema è che la corruzione si è diffusa a tutti i livelli.Alcuni sedicenti politici, funzionari ec. si vendono per pochi € ! qualcuno beccato con i soldi contanti in tasca. La ricerca disperata non è di tangenti (non sono all’altezza) bensì di Backcic, mance e mancette. Questi mediocri personaggi sono facilmente corruttibili via sesso, droga eccetera.Collusione e concussione sono diventati uno”Stile di vita”. Spero il Prof. Ricolfi riveda il suo modello contabile liberale ed includa, magari per differenza questi costi. Io ci sto lavorando ed invito tutti a raccogliere dati e a lavorarci sopra.

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  24. Voglio portare un piccoloo contributo di riflessione alle osservazioni di Odescalchi . Premetto che in tutti i sistemi statuali esiste unn trasso di corruzione me che quando si superano certi limiti quantitativi , come in Italia ciò produce gravi danni alle economi delle regioni e della intera nazione Condivido con Lui che la corruzione costituisce un elemento imponderabile dei costi che grava sulle opere e sulle spese pubbliche , a cominciare dalla Sanità che in alcune regioni ha assunto caratteri parossistici ( e non solo nel Sud del paese) e negli appalti di opere pubbliche.In quest settori , oltre alla corruzione spicciola alberga infatti quella della delinquenza organizzata .Vorrei al riguardo osservare che normalmente , dai media ed anche da noi tutti, l’m attenzione ed il biasimo si rivolge prevalentemente al mondo della politica. Cosa meriotoria ed indiscutibilmente “giusta”
    a spesso ,in ciò, viene messo in secondo ordine il ruolo e le responsabilità oggettive che riguardano la dirigenza pubblica( specie le posizioni apicali) che in ha più potere concreto degli stessi politici. Infatti tutti i sistemi procedurali nella assegnazione delle commesse e degli appalti di opere pubbliche èpassa nelle loro mani che dispongono di un potere discrezionale ed insindacabile effettivo. L’ avere accresciuto la loro potestà dopo la crisi della’ politica dei primi anni novanta ciha forse illuso che in questo modo avremmo avuto meno corruzione. In realtà abbiamo creato un nuovo mostro dal potere difficilmente contrastabile e certamente eticamente non meno sensibile alla spinte corruttive.

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  25. Consiglio la lettura del “Sacco del Nord”, di Luca Ricolfi.dove è proposto un modello di “contabilità nazionale liberale”,che condivido ed è in linea concettuale con il calcolo presentato. Propongo qualche modifica al “totale spesa dello stato” per vedere l’effetto della”Cura”.

    Dalla “spesa totale”, provate a sottrarre il costo della corruzione, concussione tangenti eccetera. come è noto Italia è “Paese ad alto tasso di corruzione”.
    Sottraete il costo dell’inefficenza e dell’insipienza della burocrazia, incluse le ore di lavoro perdute in attese, code.
    Sottraete un 50% dei costi dell’apparato parlamentare diretti ed indiretti, incluse macchine blu,privilegi vari eccetera.
    Sottraete i costi di enti inutili, delle comunità montane sul mare, delle fondazioni, asssociazioni di comodo. dei finti invalidi e di parassitismo vario, dei contributi dati a pioggia per progetti fasulli (Cfr. Striscia la notizia/Palermo ec.)
    Sottraete il costo delle sanzioni che l’Europa ci ha comminato perchè inadempienti.
    Sottraete e sottraete tutto il sottraibile, il rapporto della corte dei conti, vi può aiutare. Vi divertirete e..

    Ai Ricavi aggiungete: un 20% di tasse sul fatturato dell’economia nera, (Escort incluse) il cui valore è facile da accertare con l’incrocio di consumi elettrici ed altri indicatori.
    Aggiungete i ricavi ottenuti dalla vendita dei beni ed attività varie sequestrate alla società mafia & co S.p.A
    Aggiungete aggiungete tutto quello che vi pare senza aumentare le tasse a chi produce reddito col sudore della fronte.
    Per la bilancia dei pagamenti provate a dimezzare la bolletta energetica (i dati sull’importazione di energia sono agghiaccianti).
    Fatto l’esercizio vi troverete in forte imbarazzo. La ricetta c’è, la volontà di applicarla?
    Quanto alla corruzione, concussione: NON è vero che sono solo i “pubblici” ed i politici, problema è che il paese cambia da “Repubblica fondata sul lavoro” a Repubblica fondata sul Bsckcic. Tutti prendono tutti,i politici “Arrotondano”,prendono mancette, si fanno beccare con i soldi in tasca, chi può e riesce rubacchia, gratticchia, scrocca, non paga i conti, lascia in sospeso in cambio di “favori” che mai farà.

    Divertente la fanta-proposta che leggo su un libro di Roberto Vacca e che quoto: ” L’Italia dichiari guerra alla Finlandia. La perderemmo subito. I Finlandesi sono bravi e sono duri , all’inizio della seconda guerra mondiale riuscirono a resistere ai sovietici. Sono tecnicamente più avanzati di noi, vincerebbero subito e dovremmo farci conquistare. Così nominerebbero un governatore finlandese che finalmente metterebbe a posto le cose

    buon Gratta e Vinci, “turista per sempre”.

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  26. Salve a tutti. Io non ho letto il libro del prof. Ricolfi, ma siccome lo conosco come persona seria e preparata, sono sicuro che nelle pagine da lui scritte ci sarà per lo meno lo sforzo di tendere alla verità, senza farsi sedurre da falsi miti o dalla propaganda di chicchessia. Poi, chiaramente, tutto è opinabile, specie in questo campo. C’è già stato chi ha ricordato la spoliazione del tutto simile a cui viene sottoposto anche il Mezzogiorno d’Italia. Simile nei metodi, ancorché più ridotta nei costi. Ma forse persino più deleteria negli effetti. La classe politica meridionale, avendo una mentalità coloniale, e quindi vivendo (in gran parte, si capisce, non tutta) di rapina e saccheggio in un territorio abitato da genti che vuole tenere sottomesse, ha pensato bene di creare grandi carrozzoni pubblici o misti (pubblico – privati) che danno posti di lavoro (precari e malpagati) ai meridionali, ma uccidono la libera impresa privata del Sud. Naturalmente queste macchine costano molto più di quello che rendono, e quindi le risorse vengono prese sia dalla cassa nazionale che dal ricco Centro-Nord. Ecco perché io suggerisco al professore di aggiungere un sottotitolo alle prossime edizioni del suo fortunato libro. Il titolo cambiato potrebbe suonare più o meno così: “IL sacco del Nord. E i meridionali non ci guadagnano nulla”. Così chiariamo, una volta per tutte, che qui siamo tutti sulla stessa barca. I voti del Sud vengono trattati come merce di scambio dalle forze politiche centraliste romane: molto pochi sono i meridionali che, come me, decidono liberamente chi votare. Perché pochi sono quelli che, come me, possono dire di vivere del loro lavoro senza trovarsi ricattati da nessun politico o politicante locale. Purtroppo è così: soprattutto al Sud, c’è una classe politica e dirigente che ha delle colpe gravissime nel costante deterioramento della situazione economica, sociale e politica. Un’ultima cosa: non scomodiamo, per favore, i Savoia. Hanno delle colpe anche gravi, ma non questa. Lasciamoli riposare in pace. I guai attuali del Sud discendono, piuttosto, dalle scelte che le forze politiche centraliste fecero, consapevolmente, a partire dagli anni Sessanta. Prima la Dc e poi, a seguire, tutti gli altri partiti. L’obiettivo era quello di crearsi un bacino di voti “sicuri” per ovviare al costante calo dei consensi soprattutto nelle aree metropolitane ed industriali del Nord. Per questo la Dc e i Liberali, seguiti poi da tutti gli altri, usarono la Cassa per il Mezzogiorno per obiettivi chiaramente clientelari ed assistenziali. Il problema è che Socialisti e Comunisti, pur protestando contro questa politica, hanno poi scelto di utilizzarla anche loro. Dopo il ’92, con la fine della Prima Repubblica, il Sistema si è autoriprodotto ed ulteriormente incattivito, anche grazie ai nuovi contratti di lavoro atipico, sicché oggi il sistema del ricatto (=se vuoi il posto di lavoro, allora vota come ti dico io) è capillare e diffuso. I suoi centri sono la PA, certamente, ma anche la Sanità, la Protezione Civile e quant’altro. Bisogna cambiare questa vergogna! Grazie e buon proseguimento del dibattito

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  27. Per confortarvi suggerisco la lettura “intelligente” di “La Cricca” di Sergio Izzo. Per mia formazione/deformazione mentale il denominatore comune è che esistono criccaiuoli (derivato da mariuoli”,trasversali e perenni, adottati da tutti i governi da Amato in poi. Sono i “Grand Commis” di stato che detengono il know-how. Paiono eterni e, dietro loro ci sono già i successori. Interessante di Izzo le considerazioni sul “conflitto d’interessi” fenomeno noto dal 1208. Ad oggi irrisolto per mancanza di volontà morale (Cfr Insipienza) o prevalere di convenienza economica individuale.? Mah!

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  28. Suggerisco di cambiare i nomi della contabilità liberale, non “settore produttivo” e “settore improduttivo” (che fa sembrare parassitaria ogni spesa sanitaria, scolastica, etc.), ma ad esempio “settore primario” e “settore derivato”. Luigi Fressoia, pg

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    1. grazie dott Fressoia
      effettivamente sarebbe un linguaggio più rigoroso quello che lei propone
      luca ricolfi è di certo rigoroso nella ricerca, ma sul linguaggio indugia alla comunicazione politica di questi tempi
      d’altra parte il libro è NECESSARIO e deve anche essere diffuso in un pubblico largo
      cordiali saluti
      paolo ferrario

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  29. Vero, settore primario ove il”valore aggiunto” è misurabile facilmente. Settore secondario o terziario avanzato o meno o quello dei servizi ove e comunque l’attività svolta produce valore per qualcuno sempre misurabile. Aggiungerei, come scritto in precedenza, un altro settore: quello parassitario, ove il valore aggiunto prodotto dai settori succitati è consumato e disperso, per benficio economico dei loro addetti. Corruzione a parte, come classifichiamo i braccianti agricoli finti? Costo sociale o parassita.?
    Sottile la questione linguistica, se ci aiutasse a cambiare il sistema…
    Anche Marx lo chiamava pusvalore, poi sulla redistribuzione si discute.
    Cari saluti!

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  30. Naturalmente questo importante saggio ( come quelli di Putman ed altri ) sono stati oggetto di scarsa
    attenzione dalla politica :infatti la visione centralistica dura in italia da 150 anni cioè da quando i savoia hanno proclamato il loro regno italico e che singolarmente abbiamo voluto celebrare nei giorni scorsi. Da una visione retorica e non fattuale le classi dirigenti del paese non si sono ancora emancipate e tutto quello che contrasta con questa visione si tenta di esorcizzarlo nella scuola , come nei media ed in buona misura nella politica,viene nascosto.

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  31. ” il loro regno italico”
    non ho parole su questa variante della italianità
    è del tutto evidente che ricerca di ricolfi non c’entra nulla con questa retorica su sentirsi i no italiani
    opinioni del nulla vaganti sulla rete e inopinatamente cascate qui

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  32. Bisogna essere realisti: gli ideali del Risorgimento sono stati in parte traditi e in parte non realizzati e quindi il valore dell’Unità d’Italia andrebbe rivisto e corretto. Non c’è niente di male prendere atto che una sperimentazione durata 150 anni ha dato risultati insoddisfacenti e non vedo niente di male mettere in campo dei correttivi come l’idea di uno Stato Italiano Federale o di due Stati, Italia del Nord e Italia del Sud. Troppo facile prendersela con la classe politica: la classe politica è lo specchio di una società.

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  33. Lorenzo Rixi,
    Molto adeguata la citazione di Voltaire di Paolo Ferrario.Anche se condivido poco , da genovese ,della retorica che ha connotato le celebrazioni ufficiali. Non un accenno alle profonde ferite che ha prodotto per l’ annessione forzata di stati allora indipendenti che tanti dubbi e opposizioni politiche sollecitava in uomini come Cattaneo , Rosmini , Balbo , ed anche di “lealisti” come il D’ Azeglio o lo stesso Cavour. Ma anch’io sottoscrivo il diritto ad opinioni diverse dalla mia. Sono anche d’ accordo che il libro di Ricolfi nulla c’entra con questa antica questione. Ma il fatto è che proprio le sue analisi evidenziano una scissione economica ma anche di” ghestalt” dei modelli sociali che indicano , è inutile nasconderlo, che in 150 anni non siamo riusciti completamente a sanare. E questo è il problema che oggi si pone al Nord come al Sud del paese il quale ultimo rischia di pagarne il prezzo più salato . L’ avere assopito lo spirito del ” darsi da fare ” in questi nostri territori con i trasferimenti di risorse improduttivi e con la dilatazione dell’ impiego pubblico attraverso l’ utilizzo del “deficit spending”,(tutto incentrato sul “breve periodo”),specie dopo la seconda metà degli anni ’70,ci consegna oggi un paese disassato .
    Nel momento in cui questa strada, dissennata, è preclusa dal mutato quadro economico,diventa un problema arduo innescare processi di revisioe dei meccanismi utilizzati. e rimodulare i “diritti ” e le abitudini comportamentali concessi.( basti al riguardo osservare la mappa della evasione fiscale ed in generale dello scarso controllo del territorio da parte dello “stato nazionale” in alcune regioni ) Sono questi fatti “irriducibili ed ostinati ” che rischiano ,assieme agli assetti corporativi, di mettere a dura prova la struttura damocratica del paese , con la crescita di un moto di generica “antipolitica” . Vi è una cosa che vorrei che qualcuno mi spiegasse , ma non in termini di “razza” :come mai in 20 anni la Germania ha quasi riassorbito la discrasia economica e sociale esistente al momentom della unificazione e noi in 150 anni non vi siamo riusciti? Non è forse che abbiamo coperto i problemi con la retorica seza affr5ontare le questioni di fondo ?

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  34. paese difficile l’Italia.paese lungo e altamente diversificato.
    difficile ricondurre ad unità tante differenze (storiche, economiche, culturali)
    la ricerca, finora insuperata, di ricolfi fornisce i dati.
    le risposte dovrebbero darle gli italiani scegliendo dirigenze politiche adeguate. ma su questo versante il panorama è desolante.
    in proposito, mi piace ricordare questa frase di sebastiano vassalli nel romanzo cuore di pietra: “improvvisamente ci si rese conto che l’italia era fatta e che per compiere l’opera sarebbe bastato spiegare ai suoi abitanti che erano diventati italiani”

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  35. caro ferrario ,
    il tuo commento è stato rapido a differenza del mio che è stato ritardato dalla mia lunga assenza da casa e da questo computer.Tutte le volte che rientro nel paese mi lascio andare a ” mugugni ” sulla situazione che ritrovo.La ricerca di Ricolfi è certo un grande contributo , ma a distanza di poco tempo sembra essere esorcizzata dai media come dalla politica.e dalla parte “definita” colta del paese Resta chi come noi ne ha qualche interesse e ne fa oggetto di dialogo: Il “,test di realtà “che ha prodotto disturba troppo lo statu quo degli intrecci economici e politici per i quali vale il pessimismo di un Tommasi di Lampedusa ove tutto cambia per nulla cambiare.Ma processi repentini e intensi dovuti al mutare degli assetti geopolitici ed economici di cui la così detta ” globalizzazione della economia”, ( in parte sciagurata per la ristrettezza dei tempi con cui si è consumata)non ne è che un aspetto, non consentono ritardi per contrastare le tendenze al declino .Non so se abbia ragione Roberto Malaspina ma bisogna pur prender atto dei problemi “irriducibili ed ostinati ” che si pongono nel nostro paese ,Ed il meccanismo di “spoliazione” in atto va interrotto . La Liguria è un esempio di come la “gestione del declino” adottata dalle elites , mantenga i consensi anche politici, ma ne castri le forze vitali . Così è per una regione così è per un popolo e così è per un sistema economico.e sociale. E’ vero che l’ Italia è “lunga” e che molte sono le differenze anche culturali ma è per questo che bisogna ,se non si vuole ricadere in scissioni traumatiche che sempre affiorano nei periodi di “vacche magre”,riformare l’ assetto dello stato partendo per l’ appunto da questi ” assiomi”.Anche perchè dalla debolezza del quadro “Europa” poco ci possiamo aspettare

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  36. ricolfi è come il dottor jeckill e mr hyde
    da una parte è uno studioso di grande valore metodologico (jeckill)
    dall’altra è un opinionista qualsiasi (Hyde)
    e così “paga” lo scotto della digestione mediatica delle buone analisi.
    il sui libro, come dici tu, è come stato metabolizzato nelle spire della comunicazione pubblica
    è per questo che occorre fare memoria.
    e tu scusa se non intervengo in modo ampio e diffuso
    questo blog è un “aggregatore” di informazioni.
    il mio lavoro consiste nel fare il docente : http://aulevirt.wordpress.com/
    sulle materie di mia competenza intervengo in maniera sistematica
    ciao
    paolo

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