Cittalia – Nelle città metropolitane si realizza oltre un quinto del Pil nazionale

Le città metropolitane concentrano il 15% della popolazione nazionale e contribuiscono alla formazione di oltre un quinto della ricchezza prodotta dal Paese. Sono in testa Roma e Milano, che contribuiscono per il 60% al Pil delle 11 città e per il 12,5% al Pil nazionale. Milano è in pole position anche per il Pil pro capite, seguita da Roma e Bologna.

Sono i dati pubblicati nel volume curato da Cittalia “Città d’Italia. Le aree urbane tra crescita, innovazione ed emergenze”, dove si concentra l’attenzione sulle grandi aree metropolitane, che già da qualche anno sono tornate a rappresentare uno spazio fondamentale all’interno dell’economia mondiale. “Le città moderne non sono solo una concentrazione di risorse e persone, sono hub commerciali, culturali di informazioni e industrie, i luoghi dove si concentrano le maggiori funzioni dell’economia globale. Nei paesi sviluppati esse producono oltre l’80% del Pil”.

Interessanti i dati relativi al contributo delle città metropolitane rispetto al Pil delle relative province: a Roma e Genova l’80% del Pil provinciale è realizzato dal Comune capoluogo, il restante 20% nell’area provinciale. Diversa la situazione per le altre città: a Milano, Torino, Palermo, Cagliari e Bologna la percentuale varia tra il 47% e il 55%, Venezia, Napoli e Firenze mostrano una percentuale inferiore al 45%. A Bari poco meno di un quarto del Pil provinciale è prodotto nel Comune capoluogo.

Singolari anche i dati relativi all’innovazione. Nella classifica delle città italiane capoluogo di provincia sono le metropoli a detenere la componente maggiore di capitale creativo, con Roma che guida con il 24,62% seguita da Genova (23,99%), Napoli (23,38%) e Bologna (23,26%). Nel confronto internazionale appare però che il livello europeo di classe creativa oscilla tra l’ottimo di Stoccolma (45,75%) e il minimo di Atene (20,94%), passando per il 37,25% di Sapporo, il 27,79% di Sydney e il 24,37% di Barcellona.

Su queste basi le città italiane mostrano di essere in media più vicine alle altre metropoli europee piuttosto che alle città tecnologicamente più evolute a livello mondiale. Tuttavia, sul piano pratico, trasferendo il confronto dal sistema delle città al sistema paese, i risultati non appaiono incoraggianti: secondo lo European Innovation Scoreboard 2006 della Commissione Europea, l’Italia si trova al quart’ultimo posto nella classifica dell’innovazione in Europa, USA e Giappone, con un indice sintetico di innovazione pari a 0,34 (la Svezia al primo posto registra uno 0,73) seguita da Spagna, Portogallo e Grecia.

In termini di ricerca e innovazione il nostro paese sconta un divario significativo rispetto alle altre realtà industrializzate europee e mondiali. Le cause? “Una serie di elementi strutturali del sistema produttivo nazionale e la bassa propensione del nostro sistema a dare vita a una nuova conoscenza attraverso l’investimento di risorse in attività di ricerca, un discorso – si legge nel volume di Cittalia – che è valido sia per le imprese che per la pubblica amministrazione. Qualche cifra? Sul piano della competitività globale ilWorld Competitive Yearbook 2007 pone l’Italia al 42esimo posto nella scala della competitività rispetto alle 61 economie mondiali considerate. E che dire dell’investimento in ricerca e sviluppo da parte delle imprese? In Italia supera di poco il 52%, mentre in Germania le imprese dedicano alla ricerca il 70% della spesa, quelle francesi il 64% e quelle britanniche il 63%

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