Salone Internazionale del Libro di Torino – La memoria, motivo conduttore del Salone 2010

La memoria, motivo conduttore del Salone 2010

Il tema della memoria, che segnerà l’edizione 2010 del Salone Internazionale del Libro, è centrale nell’evoluzione delle società umane sin da quando hanno preso coscienza di sé, si sono organizzate e affacciate alla Storia. Dapprima attraverso l’oralità, poi la scrittura, i popoli hanno sempre cercato di tramandare la loro esperienza organizzandola in grandi filoni: i miti d’origine, le leggende di fondazione; le imprese prestigiose dei re, con le relative genealogie; il sapere tecnico, trasmesso con formule intrise di magia religiosa.

La celebrazione di eventi memorabili è stata affidata a quegli archivi di marmo o di pietra che sono le stele, i monumenti. Poi la memoria è stata affidata a pratici supporti mobili, dalle tavolette alla pelle, dal papiro alla carta. Le antiche civiltà sapevano che denominare è conoscere, che la forza sta nei data-base, cioè nella quantità di conoscenze disponibili perché registrate. Gli inventari sono diventati l’espressione del nuovo potere organizzato. L’Iliade dedica 400 versi a un elenco di nomi propri, navi, guerrieri e cavalli. I Greci fecero della memoria una dea, Mnemosine, madre delle nove muse, che rivela al poeta i segreti del passato e lo introduce ai misteri dell’aldilà…

Anche nel rapporto con la divinità la memoria è fondamentale. Ebraismo e cristianesimo sono state definite «religioni del ricordo». Con Agostino la memoria si immerge nell’interiorità, facilita l’esame di coscienza, l’introspezione, annuncia addirittura la psicoanalisi. Nel Medioevo, la nascita degli archivi comunali e notarili propizia l’affermarsi di una memoria collettiva.

Se sapere a memoria era sinonimo di sapere tout court, con la rivoluzione della stampa le ingegnose tecniche classiche della memoria, costruite sull’immagine di un teatro, perdono importanza. Nell’Ottocento l’uso politico della memoria vuole consolidare l’identità collettiva e per questo crea feste ed eroi nazionali, come in Francia Giovanna d’Arco. Nasce «l’invenzione della tradizione». Sboccia l’industria del souvenir, si moltiplicano gli album di famiglia. Con l’abate Mendel la biologia scopre che l’ereditarietà funziona come la memoria di un calcolatore. Il Dna ci dirà poi che l’individuo è la memoria genetica di cui è corredato, e le neuroscienze forniranno delle mappature sempre più precise dei processi cognitivi e di conservazione dei ricordi. In Freud, la memoria del sogno è una componente fondamentale dell’analisi. Con Proust la memoria diventa il motore primo della narrazione. Negli ultimi anni si è tornati a prendersi cura della storia orale, delle testimonianze deperibili…

E oggi? Le nuove tecnologie informatiche mettono a nostra disposizione una capacità di stoccaggio di dati praticamente infinita e ancora impensabile fino a ieri, proprio quando il mondo sembra appiattirsi su un presente superficiale e nevrotico, incapace di fare realmente i conti con la propria storia, di progettare un futuro condivisibile, di sottoscrivere un vero patto sociale fondato sul rispetto delle regole. La memoria diventa semplice nostalgia, rimpianto, vagheggiamento rétro, escamotage post-modernista.

Ma la memoria è davvero affidabile, o non si comporta come uno scrittore, abbellendo e modificando continuamente il ricordo originario? Quale uso può farne la storiografia? «Leggende, miti, fiabe, contraffazioni, falsificazioni, menzogne possono diventare la base della realtà storica?», è la domanda retorica che si poneva Thomas Mann. Ne I sommersi e i salvati Primo Levi ha dedicato pagine severe alla necessità di sottoporre il labile impressionismo del ricordo a una stringente verifica scientifica.

La manipolazione della memoria storica è sempre stata pratica corrente, dalla «Donazione di Costantino» ai famigerati Protocolli dei Savi di Sion. Anni fa Umberto Eco ci ha ricordato che alcuni degli eventi più significativi per l’umanità siano stati causati da truffe, bugie, errori d’interpretazione (ma è lo stesso Eco a ricordare che l’oblio può avere una funzione altrettanto importante e salvifica del ricordo). E torna a riproporsi più forte che mai la questione del delicato rapporto fra tradizione e innovazione: che cosa conservare e cosa buttare? Quale senso può avere oggi un canone?

Ancora: la disponibilità di memorie immense, capaci di fissare l’identità e le abitudini di milioni e miliardi di individui, pone problemi allarmanti. La sorte delle democrazie è legata al controllo sempre più pervasivo e capillare di un Grande Fratello che rende obsolete le più fosche profezie di George Orwell.

Sono questi alcuni dei temi, all’incrocio fra scienza, storia, letteratura, arti, che saranno al centro degli incontri e dei dibattiti del Salone 2010, a partire dalle lectio magistralis di Gianfranco Ravasi sulle religioni del ricordo, dell’architetto Mario Botta sul rapporto con il passato e del regista Giuseppe Tornatore sull’uso cinematografico della memoria.

Ma soprattutto, in vista del 150° dell’Unità d’Italia, il Salone sarà l’occasione per sottoporre a riflessione i grandi nodi irrisolti della storia del Novecento e di questi ultimi decenni, quegli stessi che già additava Pasolini nelle sue profetiche invettive: mutazioni antropologiche che vengono di lontano, la difficoltà crescente di definire una comune identità in cui riconoscersi, le spaccature tra Nord e Sud, spinte separatiste sempre più forti; i troppi interrogativi ancora legati alla stagione del terrorismo, la pratica di un’illegalità diffusa non più percepita come tale, mafia e camorra e i loro rapporti con lo Stato e la politica, le leggi sull’immigrazione. Questioni aperte che, lungi dal sollecitare ogni retorica commemorativa, impongono un serrato confronto critico.

Salone Internazionale del Libro di Torino – La memoria, motivo conduttore del Salone 2010

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