AMBIENTE, ECOLOGIA

Tutto sul piccolo vulcano che ha bloccato l’Europa, da VoceArancio » Blog Archive

Eyjafjallajokull: è il nome del vulcano islandese che, dopo quasi duecento anni di sonno sotto una coperta di ghiaccio ampia cento chilometri, si è risvegliato improvvisamente mercoledì 14 aprile.  La sua eruzione ha generato la colossale nube di cenere che ha costretto a terra gli aerei di mezza Europa.

Lo stop ai voli si è reso necessario per tutelare oltre alla sicurezza dei passeggeri quella dei velivoli, che anche se in grado di atterrare avrebbero potuto subire danni irreparabili.

«La polvere di vulcano per un aereo è come la kriptonite per Superman» (Antonio Pollino, Marina Militare).

Da giovedì 15 a martedì 20 aprile in Europa sono stati cancellati 82mila voli e sono rimasti a terra 6,8 milioni di passeggeri. Ulrich Schulte-Strathaus, segretario generale della Aea (l’Associazione che raggruppa 36 compagnie aeree europee) ha inviato un rapporto al presidente della Commissione europea, Josè Manuel Durao Barroso. Dentro ha elencato i costi per i vettori europei: 100 milioni di euro al giorno. La Iata, che mette assieme anche le compagnie degli altri continenti, aggiunge al conto altri 50 milioni quotidiani. In cinque giorni, quindi, il vulcano ha bruciato più o meno 750 milioni di euro dai conti delle compagnie.

Gli aeroporti europei hanno perso 136 milioni di euro per colpa della nube (stima èpresentata da Olivier Jankovec, direttore generale dell’Aci Europe, l’organizzazione che raggruppa gli aeroporti).

Poi ci sono le esportazioni, che in Italia hanno sofferto solo relativamente. Bisogna tenere conto del fatto che il peso del trasporto aereo sul totale del trasporto merci è molto relativo. Infatti ogni anno, nel mondo, viaggiano via aerea poco più 80 milioni di tonnellate di merci (alimentari e no). Meno del 2%. In Europa la quota è pari a 14 milioni di tonnellate. Per l’Italia la via aerea è un canale marginale: 840 mila tonnellate all’anno (il 6% del totale europeo). Tutti gli scali italiani messi insieme movimentano in un anno meno della metà delle merci in transito per il solo aeroporto di Francoforte o di Parigi.

Il viceministro Adolfo Urso (Commercio estero) ha definito «limitato» e «recuperabile» l’impatto economico della nube dal punto di vista dell’export.

Si esportano per via aerea prodotti di valore che devono arrivare molto in fretta a destinazione. Quindi soprattutto cibi deperibili. Difatti il settore produttivo più colpito dallo stop ai voli è forse quello alimentare, che spedisce con l’aereo i prodotti freschissimi ad alto valore aggiunto: mozzarelle di bufala dalla Campania, primizie dalla Romagna, ostriche dal delta del Po, aragoste (vive) del canale di Sicilia, o viceversa il pesce norvegese diretto ai ristoranti italiani. Poi yogurt, bevande di alta gamma come la grappa. Per questo tipo di prodotti l’Inghilterra e la Germania sono rispettivamente il quarto e il primo mercato di sbocco per l’Italia.

Secondo i calcoli di
Coldiretti la nube ha provocato grosse perdite per l’agricoltura italiana, pari a circa 15 milioni di euro. «Dalla frutta ai fiori, dalle mozzarelle alle primizie – denunciano gli agricoltori – è tutto un sistema che rischia di rimanere a terra». Anche Federalimentare stima in 10-15 milioni la perdita subìta dal sistema economico. «Se poi consideriamo il resto del mondo – continuano da Federalimentare – vanno aggiunti mancati introiti per 5 milioni di euro».

Sono andati distrutti almeno 10 milioni di rose prodotte in Kenya
che è il principale esportatore mondiale verso i mercati europei, resi irraggiungibili a seguito del blocco del traffico aereo. I fiori del Kenya, soprattutto le rose ma anche orchidee e lilium, arrivano in Europa per via aerea attraverso l’Olanda da dove  vengono poi spedite nei diversi Paesi, Italia compresa.

Coop Italia sostiene che la situazione più difficile è nel pesce fresco, per quel 12% di mercato che arriva Il vulcano Eyjafjallajokull in eruzioneda zone come Africa, Oceano Indiano o Argentina e che viaggia per forza di cose via aereo, per un valore sui 40 milioni di euro di fatturato annuo. Sono prodotti – aggiunge Marco Guerrini, responsabile carni e ittico di Coop Italia – come il persico del Nilo, i filetti di cernia da Africa e Argentina, il tonno dell’Oceano Indiano.

Molto più degli alimentari, almeno secondo le stime, sarebbe il settore del turismo
ad avere sofferto la crisi. Per l’Italia, Federalberghi ha stimato in 80 milioni di euro la perdita di fatturato dovuta all’eruzione, con cancellazioni delle prenotazioni nel 66% delle strutture alberghiere. Le aree più colpite sono state le città d’affari e quelle d’arte, ma con il passare delle ore le cancellazioni hanno colpito anche le località di vacanza.

Cinzia Renzi, presidente di Fiavet, l’associazione delle agenzie di viaggio, ha chiesto al governo lo stato d’emergenza per il settore e l’intervento della Protezione civile. «Ci sono migliaia di italiani che non possono rientrare da viaggi e vacanze e non si trovano più né pullman, né treni e noi dobbiamo anticipare le spese per soggiorni extra e mezzi alternativi che sono a carico dei clienti. Solo per un mio gruppo di studenti bloccato a Vienna sto anticipando 7mila euro. Moltiplichi i costi e vedrà che si parla di milioni».

Le aziende di “travel management”, che gestiscono i viaggi per le imprese, sono state bersagliate di richieste. La Hogg Robinson ha spiegato di avere avuto 25mila chiamate d’emergenza nel weekend, contro una media di 400. «Molti, però, hanno accettato il fatto che non ci fosse niente da fare», spiegano dalla compagnia.

Anche le fiere sono state svuotate dal fermo degli aerei
. Gian Domenico Auricchio, presidente del Comitato fiere industria di Confindustria: «Possiamo dire tranquillamente che ci sono 20mila operatori stranieri che ogni settimana sbarcano in aereo in Italia». La nube, dunque, ha impedito ad almeno 20mila persone di raggiungere il nostro paese. Se però si considera che la settimana scorsa c’erano grandi eventi come il Salone del mobile di Milano e Cosmoprof a Bologna, la stima dei mancati arrivi potrebbe essere molto più elevata.

L’economista Giacomo Vaciago propone un calcolo relativamente semplice, ma anche molto più pessimistico: «Le spese di trasporto rappresentano circa il 5 per cento del valore di una merce. Dunque, se le compagnie aeree denunciano un danno di 150 milioni di euro al giorno, il danno al Pil è di 3 miliardi ogni 24 ore».

Quelli che con il vulcano ci hanno guadagnato
. Tutti i sistemi di trasporto alternativi, per cominciare. In Italia le Ferrovie hanno aggiunto 27 treni a lunga distanza (18 tra Milano-Roma; 9 tra Venezia-Roma). Più un extra Milano-Parigi. Tutti pieni. Così come gli Eurostar che passano sotto la Manica, e vanno da Londra a Parigi e Bruxelles. L’azienda che li gestisce, Eurotunnel, ha piazzato 30mila biglietti aggiuntivi a 89 sterline l’uno.

I taxi si sono resi disponibili ad affrontare viaggi lunghissimi per ricchi passeggeri
. Per esempio, un gruppo di 14 turisti ha chiesto due taxi, di sette posti l’uno, per andare da Roma a Parigi. La somma pagata è stata di 2mila euro per ogni auto, per un totale di 1.500 chilometri macinati. Sono diverse le richieste per destinazioni fuori dall’Italia arrivate al 3570, la cooperativa radiotaxi più grande della Capitale che conta 3.500 tassisti. Per raggiungere Ginevra e Basilea alcuni stranieri hanno pagato 1.400 euro, per Hinsbruk 1.500 euro.

L’ex-Monty Python John Cleese, che si è pagato un taxi da Oslo fino a Bruxelles: «Abbiamo provato tutte le possibilità ma non c’era più posto né in treno, né tantomeno sulle navi». La fattura? Poco più di 30 mila corone, all’incirca 3.800 euro, per percorrere circa 1.500 km, ha detto l’attore, che si trovava nella capitale norvegese per partecipare a un talk-show.

Impennata delle videoconferenze
. «Stiamo registrando un forte aumento nell’utilizzo di questo strumento», ha detto Fredrik Halvorsen, capo della divisione specializzata in comunicazioni informatiche di Cisco, primo gruppo del settore. Secondo l’amministratore delegato di Videoworks, Even Zimmer, gli eventi degli ultimi giorni obbligheranno le persone a riflettere sui benefici delle videoconferenze: «Il periodo è molto favorevole. La crescita del mercato e le conseguenze (positive) della nube di cenere non saranno dimenticate molto presto».

L’unico Ufficio studi che ha azzardato un calcolo complessivo dei danni dell’eruzione dell’ Eyjafjallajokull è quello della Camera di commercio di Monza e Brianza. Il risultato è che la nube è già costata all’Europa più di 375 milioni di euro in tre giorni. In particolare, il mancato arrivo di turisti e uomini d’affari ha una ricaduta con una perdita di indotto turistico relativo all’accoglienza, allo shopping, agli spostamenti, alla cultura. Per il sistema economico delle grandi aree metropolitane,la perdita ammonta a più di 140 milioni di euro, distribuiti tra quella di Londra (57 milioni), Parigi (37 milioni), Francoforte (25 milioni), Amsterdam (20 milioni) e 15 milioni per l’area di Milano e della Lombardia.

Dal punto di vista dell’inquinamento, i danni della nube sono molto limitati
. Le polveri della nube potrebbero provocare problemi alla salute tra gli islandesi, a causa della grossa quantità di polveri sottili generate dal vulcano. Per l’Italia, ha spiegato il ministro della Salute Ferruccio Fazio, «è escluso ogni rischio per la salute, così come lo è in tutti i Paesi europei dove la nube è stata più presente».

VoceArancio » Blog Archive » 21/4/2010 – Tutto sul piccolo vulcano che ha bloccato l’Europa

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Categorie:AMBIENTE, ECOLOGIA

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