Giuliano Cazzola, La Sinistra che criticava lo Statuto dei Lavoratori ora lo difende a spada tratta | l’Occidentale

A cercare negli atti ufficiali – in occasione del suo quarantesimo anniversario – si scoprirebbe che il dibattito che accompagnò l’approvazione dello Statuto dei lavoratori non fu una marcia trionfale, ma un cammino pieno di polemiche e di contrasti. Soprattutto a sinistra. Il Pci si astenne, dopo aver rivolto al progetto delle critiche molto severe all’impianto strutturale della legge n.300 del 1970 perché aveva un contenuto promozionale dell’attività del sindacato, ispirato, grazie all’impegno culturale di Gino Giugni (allora capo dell’ufficio legislativo del ministro Carlo Donat Cattin) alla più moderna legislazione in vigore nei Paesi occidentali (a partire dal Wagner Act del 1935, un caposaldo del new deal rooseveltiano).

Tale impostazione era contrastata, in particolare, da un gruppo di giuslavoristi, raccolti intorno alla “Rivista giuridica del lavoro”, vicina alla Cgil, i quali sostenevano la linea dei diritti individuali riconosciuti ai lavoratori e non al sindacato. Non era la prima volta che Giugni era costretto a misurarsi con quei giuristi – comunemente definiti neocostituzionalisti – capitanati da Ugo Natoli 
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