Che cosa ha detto il presidente della Camera sull’espulsione decretata giovedì sera da Berlusconi?
«Una brutta pagina per il centro-destra e più in generale per la politica italiana». Fini ha letto ai cronisti una dichiarazione di una cartella e mezza. «In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare. Ovviamente non darò le dimissioni da presidente della Camera perché il presidente della Camera deve garantire il Parlamento e non la maggioranza che lo ha eletto. Anzi proprio la richiesta di dimettermi mostra una concezione non proprio liberale della democrazia: l’invito a lasciare perché è venuta meno la fiducia del Pdl è figlio di una logica aziendale, modello amministratore delegato-consiglio d’amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni». Il presidente della Camera, anche se eletto da una parte sola, deve infatti garantire tutti i componenti dell’assemblea. «Io mi sento particolarmente impegnato — ha continuato Fini — sul tema della legalità per onorare il patto con i nostri milioni di elettori onesti, grati alla magistratura e alle forze dell’ordine, che non capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo spesso pretesa di impunità». Ha poi concluso: «Ringrazio i tantissimi cittadini che in queste ore mi hanno manifestato solidarietà e mi hanno invitato a continuare nel nome di princìpi come l’amor di patria, l’unità nazionale, la giustizia sociale, la legalità intesa nel senso più pieno del termine: cioè lotta al crimine, come meritoriamente sta facendo il governo. Ma anche etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole».
