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Guido Viale, La civiltà del riuso Riparare, riutilizzare, ridurre, Laterza editore, 2010. Recensione di Paolo Ferrario

….

Recentemente il sociologo del lavoro Guido Viale, nel libro La civiltà del riuso, ha messo sotto attenzione quanto sta succedendo in gruppi minoritari che anticipano possibiliscenari futuri.
Un capitolo è dedicato ad alcune biografie particolarmente espressive. C’è il ricordo di un padre che ogni volta che andava da un rottamaio a cercare un pezzo di automobile “tornava a casa con la faccia di uno che abbia passeggiato per due ore nel paradiso terrestre”. La moglie, più semplicemente, era sempre dispiaciuta quando veniva buttata via della roba che era ancora utilizzabile o addirittura bella, anche se non più di moda. Per lei il recupero più che una passione era sempre stato sentito come un dovere, un compito, perché “ogni pezzo di legno prima era un albero vivo e dunque buttare via una seggiola buona è un’azione da stupidi in quanto gli alberi sono belli”.
La seconda biografia è quella di   ….

Torniamo quindi all’origine del nostro ragionamento: a nostro giudizio, il riemergere della“cultura del riuso” degli oggetti (tipico delle generazioni del primo Novecento) è uno dei segnali del cambiamento di cui parlano tutti gli autori citati. Un altro è la progressiva affermazione del mercato dell’usato come un elemento importante delle economie. La conferma arriva da un’indagine della Camera di commercio di Milano, che parla di una crescita di questo segmento del 35% dal 2004 al 2009, con una presenza sul territorio nazionale di 3.433 esercizi commerciali e con 892 nuove aziende. Tra le prime dieci province per numero di imprese, in netta crescita Roma (+83,3%), Brescia (+52,2%), Milano (+38,4%), Torino (+37,4%).
Ridare vita agli oggetti usati è un’azione che si riflette dentro le nostre soggettività (può diventare un piacere) ma è anche un fattore di risparmio. E, come diceva l’economista della crisi degli anni Trenta, John Maynard Keynes, “il risparmio è anche un investimento”.
Torniamo a Guido Viale, lo spunto originario di questa ricerca, il quale scrive: “Ci sono cose che esistono da sempre o da molto tempo e che noi continuiamo ad usare. Innanzitutto il nostro pianeta, poi le montagne, i fiumi, i laghi, il mare, i boschi, il paesaggio. Poi le cose artificiali, fatte da noi umani: le città, le strade i ponti, gli edifici. Poi molti oggetti: soprattutto quelli che fanno parte dell’antiquariato. Poi, un antiquariato di seconda categoria, fatto di oggetti nati più di recente che chiamiamo modernariato, dentro il quale può essere fatto rientrare anche quello che ci è stato lasciato dai nostri genitori o dai nostri nonni”.
Cosa facciamo di queste cose?  ….

l’intera recensione è qui:


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