LA DISCRIMINAZIONE DELLE DIPENDENZE
Guardando la televisione non si può fare a meno di guardare quella macchina porta guadagno della pubblicità. Proprio in questi giorni seduta davanti alla mia scatola comunicativa mi sono resa conto della moltitudine di pubblicità di giochi d’azzardo che affollano lo schermo: poker on line, gratta e vinci, Superenalotto, lotto, il tutto, al sicuramente seguitissimo motto del: “gioca con moderazione”.
Vedendo passare tutto questo mi viene spontaneo chiedermi perchè non facciano qualche pubblicità sull’hashish , certo accompagnata dallo stesso motto.
Be per come la vedo io forse sarebbe meno nociva, anche se probabilmente il guadagno dello stato non sarebbe lo stesso, certo.
Perchè sembra proprio così, sembra che ciò che è legale anche se nocivo poiché provoca dipendenza, possa essere pubblicizzato, certo a patto che si paghino le tasse per ogni nuovo giocatore.
La discriminazione delle dipendenze, sembra a me così evidente da essere quasi imbarazzante. Siamo di fronte ad una progressiva legalizzazione e ad un crescente ampliamento di giochi che hanno come effetto principale la dipendenza e la rovina delle persone.
Stuole di pensionati affollano (intenti a sperperare la loro pensione), le tabaccherie, forse per tentare il colpaccio o forse per non restare soli in casa tutto il giorno.
Ragazzi di 20 anni spendono i loro primi stipendi davanti ai videopoker.
Ma non è solo questo, non si buttano solo i soldi che si hanno, ma anche quelli che non si hanno:
Angela alcuni anni fa, ha comperato un biglietto «per provare»: quel gioco divertente la prima volta le ha fatto vincere 200 euro. Una piccola fortuna che l’ha baciata, drogata e distrutta. Lei come tante e tanti altri. Ora Angela cede due quinti dello stipendio a due finanziarie per i debiti accumulati a forza di tagliandi comprati in tabaccherie e supermercati. Lavora anche la domenica, ma i soldi non bastano mai. Non bastano più a rimettersi in piedi e a dimenticare la malattia dalla quale sta cercando di riemergere grazie alle figlie che l’hanno accompagnata quasi a forza, un anno fa, al Servizio Gioco d’azzardo patologico (GAP) del Dipartimento Patologie delle dipendenze dell’Asl Torino 3, la prima ad aver creato in Piemonte un servizio strutturato per il trattamento dei giocatori compulsivi.
Chi finisce dentro il gioco compulsivo è un adulto quasi sempre sposato, che nasconde il suo problema fino a quando può. Quando viene scoperto e accompagnato al GAP dai familiari, il però peggio è compiuto: è indebitato fino al collo, ed ha sicuramente rovinato l’esistenza del coniuge e dei figli.
Complici la crisi e il marketing di Lottomatica, «molto più aggressivo da quando – osserva la dottoressa Marzia Spagnolo, responsabile del Gap – le condizioni economiche degli italiani sono peggiorate. Ci sono studi molto seri che mettono in relazione il dilagare del gioco sia con i tempi di recessione sia con quelli di maggior benessere. Solo che nei prosperi anni ‘80 i ricchi frequentavano i casinò. Oggi sono le casalinghe, i cassintegrati e i pensionati a trovare le occasioni nel bar o nella tabaccheria sotto casa, alla cassa del supermercato». Con la cassiera che, con un sorriso, addirittura ti propone un biglietto.
È davvero possibile fare una distinzione tra “sostanze” che creano dipendenza? È davvero possibile favorire il dilagare di una dipendenza soltanto perchè legale?
Questa domanda martella la mia testa, e sinceramente io la risposta ce l’ho, ma credo che lo stato si copra le orecchie per non sentirla.
Ballabio Cristina

nel mio libro politica dei servizi sociali uso uno schema interpretativo che consente di provare a vedere le connessioni fra “tipi di sostanza” e loro “modalità d’uso”. è una griglia elaborata negli anni ’70 che, tuttavia tiene bene ancora oggi, in un tempo in cui le “dipendenze” crescono in quantità e qualità.
aggiungo che quello delle dipendenze è tema molto controverso. Ma quanti sono i temi controversi delle politiche sociali? tantissimi.
il professionista consapevole deve incrementare le sue informazioni per non essere sopraffatto dalle opinioni
la ringrazio per il commento
paolo ferrario
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Certo le competenze in materia sono indispensabili. Trovo anche che il gioco d’azzardo visto come dipendenza, è stato da poco affrontato, e forse (spero) proprio per questo così poco prevenuto. Credo che per noi nuovi assistenti sociali sia sostanziale cercare di approfondire il tema, poichè credo che sia di estrema attualità. Purtroppo però la pubblicizzazione del gioco fa si che le persone non riconoscano la dipendenza come tale, vedendo l’oggetto della stessa come una cosa positiva. Credo che questo sia il lato più difficoltoso da affrontare: la consapevolezza.
Problema certo che caratterizza ogni tipo di dipendenza, ma che penso che nel gioco sia più accentuato.
Ballabio Cristina
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questo suo ulteriore intervento mi ha fatto venire in mente una utile lettura letteraria:
il giocatore di dostevskji:
http://www.parodos.it/books/opere/giocatore.htm
molto consigliabile in tema di dipendenze
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La ringrazio molto del suo riferimento, sarà sicuramente la mia prossima lettura!
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