“I conti del federalismo municipale non tornano, a rischio coesione nazionale”. Legautonomie presenta uno studio di Antonio Misiani, componente COPAFF / Finanza territoriale / Documenti / Home – Legautonomie

Secondo Misiani il nuovo quadro finanziario dei comuni definito dallo schema di D.lgs. sul federalismo municipale presenta rilevanti limiti e contraddizioni.
“Per quanto riguarda la fase transitoria (2011-2013) – spiega Misiani – sono tre i nodi da affrontare: le risorse: le entrate comunali risultano fortemente decurtate rispetto alla situazione di partenza, poiché la riduzione dei trasferimenti erariali disposta con il D.l. 78/2010 (1,5 miliardi nel 2011 e 2,5 miliardi dal 2012) contrariamente agli impegni non viene recuperata e l’introduzione della cedolare secca produrrà per i comuni consistenti minori entrate rispetto all’attuale gettito IRPEF sulle locazioni. Di conseguenza, nel 2011 i comuni registrerebbero minori entrate da 1.873 a 2.198 milioni e a regime, nel 2014, da 2.215 a 2.973 milioni. Le entrate devolute saranno inoltre soggette ad una notevole volatilità, a causa del peso rilevante delle imposte sui trasferimenti immobiliari. Per questo è necessario recuperare i tagli ai trasferimenti, prevedere una clausola di salvaguardia efficace per tutto il periodo transitorio e diversificare le fonti di entrata riducendo il peso delle imposte sui trasferimenti immobiliari a favore di una compartecipazione dinamica
Irpef o Iva; la perequazione: la sostituzione degi attuali trasferimenti con imposte caratterizzate da una forte sperequazione territoriale rende necessario un efficace sistema di riequilibrio. Il Fondo sperimentale risponde solo in parte a questa esigenza: va perciò meglio definito nei suoi meccanismi di alimentazione e riparto, avvicinandolo ai criteri stabiliti dalla Legge 42/2009 e anticipando al 2014
l’entrata a regime del Fondo perequativo definitivo; l’autonomia impositiva: fino al 2014 ai comuni non viene garantito alcun margine reale di autonomia. Sarebbe invece necessario superare (con opportuni elementi di gradualità e selettività) il blocco delle aliquote. Se venisse confermata l’introduzione della cedolare secca sugli affitti, bisognerebbe valutare l’opportunità di renderla obbligatoria trasformandola in una Imposta comunale sugli affitti (ICA) manovrabile.
L’assetto a regime (dal 2014) del federalismo municipale – continua Antonio Misiani – non appare coerente con i principi e gli obiettivi della Legge 42/2009, sia sotto il profilo del legame tra tassazione e rappresentanza che dal punto di vista del grado effettivo di autonomia finanziaria garantito ai comuni.
Per riportare il sistema nel solco dell’articolo 119 della Costituzione e della legge-delega è innanzitutto necessario rivedere il nuovo assetto delle entrate tributarie comunali: ridimensionare o sopprimere l’IMUP-trasferimento, troppo sperequata sul territorio e variabile nel tempo per rappresentare un’adeguata fonte di finanziamento dei comuni; eliminare l’IMUS, assai discutibile nei suoi meccanismi e in contraddizione con l’obiettivo di semplificare il sistema tributario; introdurre una “service tax” manovrabile che assorba la TARSU ed altri tributi comunali minori; attribuire ai comuni la possibilità di istituire una o più imposte di scopo, così come stabilito dalla legge-delega;
prevedere, a “chiusura” del sistema, una compartecipazione Irpef o Iva per integrare le fonti di entrata comunali e finanziare il fondo perequativo.
Vanno accresciuti, rispetto a quanto stabilito dallo schema di D.lgs., i margini di autonomia fiscale dei comuni, ampliando la potestà regolamentare sull’IMUP-possesso e aumentando il novero dei tributi manovrabili a livello municipale.
Ultimo punto, ma non certo ultimo in ordine di importanza, la perequazione. I meccanismi di riequilibrio sono una componente decisiva del sistema. Per questo, desta più di una preoccupazione il fatto che nulla si dica nello schema di D.lgs. sulla perequazione nella fase a regime. E’ necessario – conclude Misiani – fare chiarezza, concretizzando i criteri definiti dalla Legge 42/2009: perequazione integrale dei fabbisogni standard per le funzioni fondamentali e riequilibrio in base alla capacità fiscale per le altre funzioni dei comuni”.

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