Di stabile in Egitto non c’è proprio niente. Prima di tutto, Mubarak da una parte reprimendo e dall’altra sussumendo le opposizioni estremiste, comprese la Fratellanza Mussulmana, ha di fronte, oltre che un innegabile desiderio di libertà e rinnovamento, anche un’opinione pubblica spaventosa. Lo prova l’ultimaindagine Pew: in Egitto l’82 per cento è favorevole alla lapidazione delle adultere, il 77 per cento al taglio della mano, l’84 alla pena di morte per i musulmani che cambiano religione. Richiesti se preferiscono i modernizzatori o gli islamisti, il 27 tiene per la modernità e il 59 per cento vuole gli islamisti. Il 30 per cento ama gli Hezbollah, il 49 Hamas, il 20 Al Qaida. Chi può gestire una simile opinione pubblica in senso riformatore democratico?
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Mohammed El Baradei: l’uomo che piace di più all’Occidente con i suoi abiti ben tagliati, il suo premio Nobel per la pace, l’innegabile coraggio di mostrare la faccia in mezzo alla sanguinosa confusione egiziana e il suo passato di segretario dell’Agenzia Onu per l’energia atomica, l’Aiea,che lo ha reincaricato ben tre volte.
Ma come ha gestito il suo mandato? Certo in modo non rassicurante. Per John Bolton, allora ambasciatore all’Onu degli Usa sono incalcolabili i danni da lui procurati con la difesa a oltranza delle strutture nucleari iraniane, di cui ha seguitato a sostenere, falsamente, la sostanziale innocuità e la destinazione a fini civili.
El Baradei ha paragonato la potenza nucleare israeliana a quella iraniana, ha detto che Israele è il peggiore pericolo per il Medio Oriente, ha più volte riabilitato la Fratellanza Mussulmana. Su questa, nata in Egitto e decisa a conquistarlo anche con recente congiura sediziosa di matrice iraniana in uno stato coranico jihadista, ovviamente non possiamo contare per un regime di riforme.
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. Un guaio vero,tanto che Khamenei dall’-Iran fa sapere come se non lo sapessimo, che questa rivoluzione gli piace moltissimo.
El Baradei, riconoscente, abbraccia Ahmadinejad
