Luigi Proserpio, Chi e’ giovane e chi e’ vecchio ai tempi di Internet? – Libri

Il mondo digitale porta con sé nuove forme di vita digitali: ne è l’esempio il nostro cervello, che è diventato ‘orizzontale’, ossia “memorizza meno informazioni rispetto al passato, ma è in grado di connettere un maggior numero di dati e di persone”, spiega Proserpio. Un cervello diverso rispetto a quello di chi si è formato prima dell’avvento di internet, “il quale è tendenzialmente ‘verticale’, cioè caratterizzato da “un limitato, autosufficiente e preciso corpus di nozioni; con molte informazioni su pochi argomenti”. Il rovescio della medaglia è che “quando è disconnesso dalla rete, il cervello digitale si sente un poco sperduto, gli manca una componente ormai essenziale dei suoi processi cognitivi”, aggiunge l’autore.
Per capire come e quanto profondamente internet abbia modificato abitudini e comportamenti, Proserpio passa in rassegna le caratteristiche sulle quali si fonda la rete di oggi. Non quelle tecnologiche, ma quelle legate ai contenuti e ai loro modi di utilizzo. Dalla enorme capacità di memoria di internet, alla difficoltà, in questo mare di informazioni, di ricavare quelle effettivamente rilevanti e di qualità. Fino alla nascita, sul web, di nuovi concetti di amicizia, di atmosfera e di rapporti sociali, veicolati da social media come Facebook o Twitter o da blog e forum di discussione. Con tutto ciò che ne consegue in positivo (rapidità e diffusione dei contatti, possibilità di trovare comunità di appassionati per quasi ogni argomento di interesse, capacità di emozionarsi anche in un mondo sintetico), ma anche in negativo. Se l’identità fisica di una persona, ad esempio, è destinata a cambiare e scomparire, non così avviene per quella digitale, che non ha scadenza: le foto che ci ritraevano in pose sconvenienti dieci anni fa possono non essere più rappresentative del nostro modo di essere di oggi, eppure tali rimangono. “Una volta che si è lasciata una traccia digitale”, spiega Proserpio, “quella tende a rimanere e ad avere una patina di ‘recentezza’ che è causa di preoccupazione per chi l’ha lasciata quando era giovane e vorrebbe cancellarla ora che è adulto”. Una immagine potenzialmente distorta dell’individuo che già oggi rischia di produrre danni: “Ci sono aziende”, sottolinea l’autore, “che iniziano a considerare i profili dei candidati all’assunzione sui social network, o a fare ricerche approfondite in Internet, per scremare quelli con comportamenti lontani dall’etica aziendale. Io non sono completamente d’accordo perché penso che ognuno di noi possa presentare aspetti poco coerenti con un’impresa, eppure lavorarci con profitto”.
E proprio alle aziende e alle istituzioni è dedicato il capitolo finale del volume, che sonda il riflesso dell’era digitale sulle organizzazioni. Una considerazione amara: l’Italia, nel suo insieme, subisce un digital divide enorme rispetto ad altri paesi, come gli Stati Uniti, il Giappone o la Svezia. “Digital divide che non gioca a favore del nostro paese”, commenta Proserpio. “L’Italia deve infatti lottare ancor più duramente degli altri per integrare i nuovi comportamenti nelle realtà delle aziende, e usarli per ottenere vantaggio competitivo”. Inoltre, istituzioni e imprese faticano ancora a comprendere che la rivoluzione digitale non è nelle tecnologie, disponibili a tutti senza sforzo. La differenza è nei comportamenti e nelle abitudini delle persone. “Ed è la parte più difficile”, spiega Proserpio, “perché è la più astratta. Ragionare di comportamenti invece che di tecniche o di prodotti o di tecnologie da integrare è più complesso per le abitudini aziendali”. È facile costruire un canale di vendita via Internet, è difficile usare il lessico giusto per comunicare con i giovani della rete. Ed è qui che normalmente le imprese falliscono l’ingresso nella rete.
In conclusione, per comprendere la natura della rete bisogna studiare i comportamenti dei suoi abitanti. Così è più semplice capire quali effetti della rete possano essere considerati transitori e quali altri siano destinati a durare a lungo. Con un auspicio, conclude Proserpio: “Internet può crescere in modo anarchico e guidato dal basso, stimolando creatività e innovazione, oppure si può decidere che il caos che spesso caratterizza l’informazione e la sua ricerca non sia il modo migliore per lo sviluppo futuro della rete e agire in modo che una regolazione dall’alto si affianchi all’autoregolazione dal basso. Indipendentemente dall’approccio (io preferisco il primo), è nostro dovere guardare alla rete come a uno dei motori più potenti di generazione di abitudini, regole, opportunità, stili di vita e nuovi comportamenti digitali di cui dobbiamo tenere conto”.

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