Guardare al sistema del welfare come a un motore in grado di fronteggiare la crisi economica. E’ la considerazione espressa da Gianfranco Fini nel discorso pronunciato alla Sala della Lupa, a Montecitorio, per la presentazione del Rapporto annuale dell’Inps. Mercato del lavoro e welfare, ha detto il presidente della Camera, citando il libro bianco sul futuro del modello sociale pubblicato dal ministero del Lavoro, sono “strettamente connessi”. “Con il declino dei tassi di natalità e l’aumento delle aspettative di vita, ogni italiano in età da lavoro sarà chiamato nel 2050 a contribuire al finanziamento delle prestazioni pensionistiche e sanitarie degli ultra sessantacinquenni con una quota superiore al 42% del Pil pro capite, mentre per gli occupati il peso sarà superiore al 62%. Si tratta oggettivamente di un onere insostenibile -ha commentato il presidente della Camera- che graverà sul reddito della popolazione attiva, che disincentiverà il lavoro regolare, penalizzerà il risparmio, gli investimenti e la produttività”. “E’ in questo contesto che in Italia il sistema di protezione sociale si trova a fronteggiare profondi cambiamenti che hanno investito il tessuto sociale: mi riferisco all’invecchiamento progressivo della popolazione, alle condizioni di insicurezza e di precarietà che affliggono soprattutto i giovani, alle nuove povertà aggravate dalla crisi attuale, all’indebolirsi delle tradizionali reti di relazioni familiari e sociali”. “In questa fase di crisi economica -ha rimarcato il presidente della Camera- occorrono, pertanto, politiche lungimiranti in grado di garantire la piena sostenibilità del modello sociale attraverso misure orientate a favorire sia l’incremento della natalità, dal momento che la demografia è il fattore di cambiamento più importante dei prossimi decenni, sia l’incremento dei tassi di occupazione regolare”. “Da questo punto di vista, la vera svolta riformatrice – ha avvertito – deve consistere nel considerare le politiche di welfare uno dei motori del superamento della crisi, ricostruendo nuovi modelli di sviluppo e integrazione sociale, partendo dalla fasce sociali più svantaggiate, rafforzando i diritti e le tutele, anche a come condizione per costruire un più avanzato rapporto di fiducia fra istituzioni e cittadini”. “In questo contesto la qualificazione e il potenziamento della dimensione locale e territoriale del welfare -ha concluso Fini- deve essere una delle leve fondamentali di questo processo, che deve coinvolgere, in primo luogo, le funzioni e le responsabilità delle istituzioni più vicine ai cittadini”.
