Il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, propone di ridurre il numero di comuni, province e regioni attraverso un loro accorpamento.
Formigoni spiega: “sto lavorando sul capitolo dei costi della politica che mi sembra doveroso”. In particolare si propone “che si vada a una revisione e a un taglio degli organismi subnazionali, ossia a una revisione drastica di comuni, province e regioni”.
In Italia, ha sottolineato Formigoni, ci sono “oltre 5.787 comuni con meno di 5 mila abitanti. Col federalismo fiscale questi comuni troverebbero vantaggioso accorparsi tra loro”. Il governatore propone anche una “drastica riduzione del numero delle province: da piu’ di cento a 40-50 al massimo”. Anche il numero delle regioni potrebbe subire una sforbiciata: “dalle 20 piu’ due province autonome si potrebbe scendere a una dozzina”. In questo modo, continua Formigoni, “si puo’ costituire un numero di regioni inferiore ma piu’ grandi e piu’ abitate, in grado di reggere la concorrenza con le grandi regioni del mondo. Ridurre il numero delle regioni significa renderle piu’ forti e ridurne le spese”.
La proposta di ridurre il numero delle Regioni a una dozzina fu fatta gia’ in passato dalla Fondazione Agnelli. ”Si potrebbero riprendere quegli studi”, ha detto Formigoni, presentando alcune proposte, anche su scala regionale, per ridurre i costi della politica.
”Noi dobbiamo riformulare la nostra organizzazione amministrativa – ha precisato – che puo’ essere resa piu’ snella, piu’ efficiente e meno costosa. La mia proposta consiste in questo: meno piccoli comuni che possono accorparsi tra loro e trarre vantaggio, meno province, piu’ grandi e meno Regioni, piu’ grandi. Oggi alcune delle nostre regioni sono troppo piccole, io propongo un accorpamento”.
”Butto il sasso nello stagno – ha affermato – ed e’ un sasso bello grande che fara’ discutere, ne parlero’ con i miei colleghi delle Regioni, con l’Anci e con l’Upi, se saranno d’accordo si potrebbe concretizzare con una proposta di legge al Parlamento da parte dei Consigli Regionali, altrimenti io insistero’ in questa proposta che sto formulando sul piano nazionale”.
da Newsletter n. 1842 del giovedì 21 luglio 2011.
La proposta non è nuova. Anzi è antica.
Gianfranco Miglio anni proponeva questa drastica riorganizzazione:
Gianfranco Miglio 
Gianfranco Miglio è nato a Como nel 1918, da una famiglia presente sul Lario da più di settecento anni. Professore ordinario di Scienza della politica all’Università Cattolica di Milano, è stato per trent’anni Preside della facoltà di Scienze politiche. Dopo essersi dedicato alla Storia del diritto internazionale, e alla teoria dell’amministrazione pubblica, dal 1964 si è occupato dei problemi dello stato moderno in generale, e del sistema politica italiano in particolare, nonché delle questioni più rilevanti dell’ordinamento internazionale attuale. Dal 1980 al 1983 ha diretto i lavori del “Gruppo di Milano”, che studiò e propose un organico progetto di riforma della Costituzione italiana. Eletto senatore nel 1992 e nel 1994 come indipendente nelle file della Lega Nord è poi stato riconfermato nel 1996. Il 10 agosto del 2001 il professore si è spento nella sua casa in provincia di Como. |
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Le macroregioni proposte da Miglio
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LE MACROREGIONI PROPOSTE DA MIGLIO
Il progetto redatto dal professor Miglio nel “Decalogo di Assago” (dicembre 1993) prevede la creazione di tre macroregioni: Repubblica del Nord (3), Repubblica dell’Etruria(4), Repubblica del Sud (6) e la conservazione delle cinque regioni a statuto speciale esistenti Valle d’Aosta (1), Trentino Alto Adige SudTirolo (2), Friuli Venezia Giualia (5), Sicilia (7) e Sardegna (8). Il progetto riconosce le autonomie “storiche” più forti; per la prima volta, poi, si dà all’Italia centrale la denominazione (e la connotazione) di Etruria, ricominciando a formulare un distinguo storico e linguistico tra la Toscana e il resto della parte centrale della Penisola.
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Una delle cose più sciocche mai sentite. Le regioni sono 20 e 20 rimangono. Le province o si aboliscono tutte o nessuna. Dimenticate un particolare di non poco rilievo: IL CAMPANILISMO. Unire una regione con un’altra? Ci sarebbe la guerra civile (giustamente). Invito la gente in gamba a farsi sentire! Caro Formigoni non ti permettere nemmeno di dire certe cose. Guai se vi azzardate
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Se fossi per me la regione è il più grosso spreco che possa esistere! Non fa assolutamente NULLA e costa una Follia! Ma io parlo per il mio territorio dove provincia (amata e voluta da tutti!) e comune almeno si vedono (qualche volta!) mentre la regione è solo tiranna nei ns. confronti non ci considera e adotta sempre provvedimenti punitivi del ns. territorio! Eliminerei la ns. provincia in cambio però della regione unendoci con le 2 provincie vicine! eliminiamo i comuni sotto i 5.000 abitanti e REGIONE ROMAGNA UNITA!!!
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