….
La Spagna è più facile da rimettere in riga dell’Italia, e lo si vede bene in questi ultimi giorni. Malgrado il suo incorreggibile orgoglio, Madrid si mostra più obbediente quando la situazione si fa grave. È un paese più verticalizzato, se vogliamo, nel quale i sindacati sono poco potenti e il movimento del 15 maggio (quello degli indignados) non è che una sorta di sommossa sprovvista di un programma, un’esplosione a intervalli. Ad aprire qualche prospettiva sono le elezioni che si terranno il 20 novembre. Si chiuderà così un ciclo, e José Luis Rodríguez Zapatero si dà un gran daffare per preservare la propria immagine, costi quel che costi. È logico. Sa di essere vulnerabile in questo periodo catastrofico che vive il Psoe, e sa anche che l’estrema destra non si preoccupa di questo dettaglio. E ha deciso di prendere le sue precauzioni.
L’Italia, invece, offre maggiore resistenza al Direttorio, con il metodo del catenaccio, la strategia difensiva del calcio. È il paese delle aziende di famiglia, delle società più o meno segrete e dei diritti acquisiti. La sua economia è più ermetica. La presenza straniera nell’industria e nelle banche italiane è limitata, il debito pubblico è concentrato nelle mani dei risparmiatori nazionali. Berlusconi è in declino, ma nessuno può sostituirlo a breve termine. L’Italia vive seguendo un ritmo tutto suo, e un improvviso crollo dei suoi equilibri interni potrebbe rivelarsi devastante per l’Europa. Il Mezzogiorno è una polveriera. Gomorra non vi dice niente?
I tedeschi ne sono consapevoli, ed è per questo che giudicano assolutamente indispensabile che la Spagna si impegni in una disciplina ferrea. Questo spiega, tra le altre cose, la celerità dei parlamentari nel riformare la Costituzione spagnola.
da Madrid e Roma, due stili di crisi | Presseurop (italiano).
