HO AFFITTATO UN KILLER di AKI KAURISTAMI, 1990

Dopo trent’anni di lavoro nella stessa ditta londinese, un impiegato

francese (Léaud) è licenziato. Falliti alcuni tentativi di suicidio, assolda un

sicario a pagamento. Tornatagli la voglia di vivere, non riesce a disdire il

contratto e scappa. Un divertissement? Forse, ma di classe, quasi

infallibile nel meccanismo narrativo, nella direzione degli attori (Colley,

sicario malato di cancro), nella scelta delle musiche. Birichino e

provocatore, il regista pretende che il tango sia stato importato a Buenos

Aires da un marinaio finnico. Una piccola lezione di cinema rigoroso e

straniato.

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