Dopo trent’anni di lavoro nella stessa ditta londinese, un impiegato
francese (Léaud) è licenziato. Falliti alcuni tentativi di suicidio, assolda un
sicario a pagamento. Tornatagli la voglia di vivere, non riesce a disdire il
contratto e scappa. Un divertissement? Forse, ma di classe, quasi
infallibile nel meccanismo narrativo, nella direzione degli attori (Colley,
sicario malato di cancro), nella scelta delle musiche. Birichino e
provocatore, il regista pretende che il tango sia stato importato a Buenos
Aires da un marinaio finnico. Una piccola lezione di cinema rigoroso e
straniato.

