Lezione del Presidente Giorgio Napolitano “Le difficoltà della politica (in Europa e in Italia)” in occasione del conferimento della Laurea ad honorem, Bologna, 30/01/2012

Nel corso di questo profondo cambiamento su scala mondiale si è nel 2008 innescata, partendo dagli Stati Uniti, una crisi finanziaria che ha investito anche l’Europa, e che si è, nel 2011, tradotta in una pressione concentrica sull’Eurozona, soprattutto sui debiti sovrani di paesi come l’Italia. Le politiche di bilancio restrittive che è stato quindi, ed è, indispensabile adottare, e insieme il brusco contrarsi delle prospettive di crescita in tutta l’area dell’Eurozona, con ricadute su un’economia mondiale già in difficoltà nel suo complesso, hanno reso più evidenti e stringenti i rischi di insostenibilità degli equilibri economici e sociali consolidatisi in Europa nel passato, alimentando le inquietudini di vasti strati della popolazione, anche se in termini diversi da paese a paese.

Le risposte delle leadership politiche e di governo nazionali si sono fatte più incerte e problematiche ; si è esteso in varie parti d’Europa il fenomeno di reazioni populiste, di aperto rigetto dei vincoli di corresponsabilità e solidarietà europea, di anacronistica difesa di posizioni acquisite e di privilegi corporativi. Non c’è dubbio che tutto questo abbia trovato sbocco nell’affermarsi di nuove formazioni di stampo, appunto, populistico e abbia più in generale eroso antiche basi di fiducia nella politica, nei partiti tradizionali, nelle istituzioni.

Ecco le spinte e le sfide fino a ieri imprevedibili cui deve far fronte la politica democratica in Europa. Questo è lo sfondo entro il quale va collocata anche la visione delle cose italiane.

Io credo che si stiano tuttavia delineando alcuni campi d’intervento decisivi al fine di superare le contraddizioni e le crisi di questa fase cruciale : alcuni campi d’intervento che però richiedono e suggeriscono seri sforzi di riqualificazione culturale e programmatica da parte delle forze politiche eredi della dialettica democratica dispiegatasi validamente per un cinquantennio nell’Europa occidentale. E quei campi d’intervento cui mi riferisco possono segnare il nuovo perimetro entro il quale sono chiamati a competere e collaborare nel prossimo futuro partiti volti a caratterizzarsi per chiara e responsabile vocazione di governo. Senza confondersi e nemmeno allearsi tra loro, questi partiti già oggi si cimentano su grandi problemi comuni : come quelli della definizione di nuove regole capaci di arginare e governare l’area tanto dilatatasi, anche in senso speculativo, della finanza e il potere di condizionamento dei relativi, incontrollati mercati globali. O come quelli della promozione di politiche di sviluppo sostenibile – anche socialmente sostenibile – secondo i principi della libertà d’iniziativa, della libertà degli scambi, del rispetto dei diritti umani e della dignità del lavoro.

Sono temi su cui si misureranno le potenzialità e le responsabilità dell’Europa unita. Essi si collocano nella prospettiva degli sforzi attuali di superamento della crisi dell’Eurozona. E sgorgano dal più generale quadro di valori su cui si è fondata la costruzione europea e che resta sancito dai Trattati dell’Unione Europea. Quanto più esso viene negato o stravolto da forze populiste, neonazionaliste e oscurantiste, tanto più va riaffermato e assunto come spartiacque dai partiti che si candidano a governare democraticamente i paesi della nostra Europa.

E’ nello scenario che ho cercato di tratteggiare che confluiscono oggi le vicende della politica e delle istituzioni in Italia, dopo aver seguito un loro singolare percorso. Nei primi anni ’90 dovemmo uscire – sotto la spinta di un forte movimento di opinione, espressosi anche per via referendaria – da una peculiare condizione di “democrazia bloccata”, sfociata in una crisi, per taluni aspetti traumatica, del sistema dei partiti. Se ne uscì con una riforma in senso maggioritario della legge elettorale, e con un profondo rimescolamento e cambiamento negli schieramenti politici. Prese corpo anche nel nostro paese una democrazia dell’alternanza, che ha garantito un non trascurabile periodo di stabilità politico-governativa : pur in assenza di riforme istituzionali di riconosciuta necessità.

Quel che è accaduto in Italia nell’ultimo anno va in parte ricondotto al quadro europeo che ho richiamato in precedenza : il logoramento di un equilibrio politico che – nonostante il sussidio più rigidamente maggioritario della legge elettorale del 2005 – è stato scosso da contraddizioni interne alla alleanza di governo uscita vincente dalle elezioni, e senz’alcun dubbio dalle prove della crisi finanziaria globale e segnatamente di quella dell’Eurozona e dei debiti sovrani, tra i quali il nostro è risultato il più esposto.

Il logoramento della maggioranza di governo e l’emergenza di un rischio di vero e proprio collasso finanziario pubblico hanno determinato la necessità di ricorrere anche in Italia a soluzioni non rinvenibili entro gli schemi ordinari, evitando un improvvido, precipitoso scioglimento del Parlamento e avviando politiche ormai urgenti di risanamento finanziario e di riforma di non più sostenibili assetti economici e sociali.

Questo è stato il senso della soluzione rappresentata dal formarsi del governo Monti, e dal decisivo pronunciarsi di una larghissima parte del Parlamento a suo sostegno col voto di fiducia. E’ nell’interesse comune che lo sforzo appena intrapreso, con significative proiezioni in sede europea, continui e si sviluppi in un clima costruttivo. Fuori discussione sono le prerogative del Parlamento e le esigenze di un corretto confronto tra governo e forze sociali. Non intervengo nel merito di alcuna questione politicamente o socialmente controversa : metto però in guardia contro la pericolosità di reazioni, a qualsiasi provvedimento legislativo, che vadano ben al di là di richieste di ascolto e confronto e anche di proteste nel rispetto della legalità, per sfociare nel ribellismo e in forzature e violenze inammissibili. E nello stesso tempo voglio sottolineare come il consolidarsi, nei prossimi mesi, in Parlamento e nei rapporti politici, del clima costruttivo già delineatosi risponda all’interesse delle stesse forze politiche, per il superamento della crisi prodottasi nel loro rapporto con la società e con i cittadini.

Discorso.

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