Anna Oliverio Ferraris: Un uomo di 26 anni, pregiudicato per spaccio, litiga con moglie e suocera e come reazione lancia il figlioletto di 16 mesi nelle acque del Tevere

Un uomo di 26 anni, pregiudicato per spaccio, litiga con moglie e suocera e come reazione lancia il figlioletto di 16 mesi nelle acque del Tevere, in una mattina gelida di una Roma insolitamente coperta di neve. Colto da raptus, si dice.

  • Ma dietro al raptus c’è sempre dell’altro, ravvisabile nello stile di vita, nel carattere, nel tipo di relazioni che una persona intrattiene con i propri familiari e con il mondo, nel suo equilibrio psichico. In questo caso emerge una personalità immatura e vendicativa tipica di un uomo incapace di controllare i propri impulsi, con una visione strumentale delle altre persone.

Come Medea, anche se di sesso maschile, questo giovane padre ha colpito la moglie attraverso il figlioletto, come se il piccolo fosse un oggetto, una sua proprietà e non invece una persona a pieno titolo con le sue necessità, la sua individualità e i suoi diritti, tra cui in primo luogo quello di vivere.

  • Questo caso ripropone in maniera esasperata e tragica il problema dell’atteggiamento di alcuni genitori nei confronti dei figli che diventano un terreno di guerra quando i rapporti tra di loro si fanno critici.

Una condizione che emerge molto chiaramente in alcune cause di separazione e di divorzio dove i figli vengono usati in maniera strumentale come armi di ricatto, come spie o come ostaggi contro l’ex, senza preoccuparsi delle sofferenze che vengono loro inflitte e delle conseguenze che tali dolori precoci potranno avere sulla loro vita futura.

  • Proprio perché sui bambini si investono forti sentimenti, colpendo i bambini si ha la certezza non solo di colpire il partner al cuore, ma anche di distruggere l’idea stessa di famiglia e tutto ciò che si è realizzato insieme.
  • La nota psicoanalista Alice Miller spiegava nei suoi scritti come i figli, in particolare i più piccoli, corrano dei forti rischi quando il genitore ha una personalità immatura, non ha risolto problemi legati alla propria infanzia, è egocentrico e incapace di gestire le proprie dinamiche emotive.

Essi diventano facilmente le vittime designate in quanto prossimi al genitore e impossibilitati a difendersi. Ma colpendo il proprio figlio un genitore rivela anche il desiderio di colpire se stesso e se non ne ha una coscienza immediata, perché travolto dall’emozione e dall’azione violenta, dovrà prenderne atto successivamente.

Cosa fare per mettere in sicurezza i bambini da situazioni e dinamiche a rischio che, anche se non così estreme, potranno lasciare una ferita psichica per il resto della vita.

  • E’ di estrema importanza che si affermi in modo diffuso una cultura dell’infanzia in cui i bambini non siano visti come proprietà dei genitori, come loro appendici di cui disporre a piacimento.

Non bisogna infatti confondere l’amore con il possesso, le cure con il blocco dell’autonomia e la mancanza di rispetto. Alcune famiglie poi, come quella al centro di questa tragica vicenda, andrebbero seguite da vicino specialmente quando i genitori vivono nell’illegalità e/o quando emergono condizioni di forte conflittualità tra i partner.

fonte: Il Messaggero

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