IN DIFESA DELLA RIFORMA di Marco Leonardi, da nelMerito.com

È una buona riforma perché affronta in modo comprensivo tutti e tre i principali problemi del mercato del lavoro italiano dal momento che: (1) rende più efficiente, coerente ed equo l’assetto degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive a complemento; (2) ridistribuisce più equamente le tutele dell’impiego, riconducendo nell’alveo del contratto a tempo indeterminato i contratti di partita IVA e di co.co.pro. usati impropriamente; (3) adegua la disciplina del licenziamento individuale per motivi economici oggettivi alla normativa più comune in Europa.
La riforma affronta per la prima volta con coraggio la normativa sul licenziamento individuale. Nessuna riforma del mercato del lavoro può dirsi completa se non tocca quel punto così sensibile politicamente, tanto è vero che tutti i progetti di riforma in un modo o nell’altro suggerivano dei cambiamenti all’articolo 18 per il licenziamento individuale, ma nessun progetto prima d’ora ha avuto il necessario consenso politico per diventare legge. Pare ingeneroso dunque il giudizio di chi non riconosce il merito di aver affrontato la questione in sé e per sé e orienta la propria opinione (o addirittura cambia opinione da un giorno all’altro) rispetto all’intero impianto della riforma guardando solo ai dettagli di come si cambiata la normativa sul licenziamento individuale.
Il capitale politico speso per ridurre la protezione dell’articolo 18 è stato ben speso. Ora è necessario non fare marcia indietro e rafforzare invece la volontà del legislatore: il modello tedesco di articolo 18 adottato dalla riforma Fornero deve implicare come in Germania che il giudice conceda il reintegro solo nel caso -molto raro- in cui ravvisi sotto il motivo economico un motivo discriminatorio dissimulato altrimenti la regola deve essere il risarcimento monetario.

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