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Secondo le parole di Giovanni D’Agata, fondatore dello Sportello dei diritti ”In quattro anni si è ridotto di oltre tre quarti il numero degli arrivi ed è aumentata notevolmente la quantità di partenze”. I dati sono incontrovertibili: se tra il 2005 e il 2010 il saldo migratorio si attestava a 330mila unità, il rapporto tra entrate e uscite, negli ultimi 12 mesi è precipitato a 102mila. Anche i permessi rilasciati sono in flessione: addirittura -40% nel 2011 rispetto all’anno precedente.
Proprio in questi giorni, però, sta scaldando i motori la nuova legge di regolarizzazione del governo Monti, che aprirà il 15 settembre una finestra di 30 giorni per consentire ai lavoratori clandestini sul nostro territorio di mettere a norma la propria posizione, dimostrando una permanenza non successiva al 31 dicembre 2011. Resta da vedere in quanti, tra imprenditori e lavoratori, risponderanno alla chiamata di quella che il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi ha negato essere una vera e propria sanatoria.
Ciò che mettono in luce gli osservatori, è come gli immigrati sembrano aver scoperto un‘Italia diversa dall’Eldorado che appariva in passato dove, soprattutto, gli effetti negativi della crisi economica non saranno assorbiti nel breve periodo. Sempre più, infatti, sono gli extracomunitari che tornano nei propri Paesi, magari attingendo al gruzzolo accumulato negli anni di occupazione: secondo la Fondazione Ismu, in Lombardia, dove le presenze immigrate sfiorano il milione, uno straniero su dieci ha in programma di trasferirsi nell’arco di un anno.
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DA Altro che sanatoria, ora sono gli immigrati a fuggire dalla crisi.

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