Carlo Borghetti, A PROPOSITO DEL NUOVO WELFARE LOMBARDO

quello che più preoccupa sono alcuni meccanismi che i princìpi enunciati sottendono. Ad esempio:
-bene la centralità della famiglia (dopo che abbiamo sentito sempre parlare di centralità della persona), ma il meccanismo di compartecipazione ai costi dei servizi che la Regione pensa (Fattore Famiglia), a fronte di sconti alle famiglie con più compiti assistenziali, carica sulle altre famiglie e sui Comuni il costo di tali sconti;
-bene una redistribuzione delle risorse, ma il meccanismo dall’offerta alla domanda con cui, attraverso i voucher, si vuole dare dei soldi direttamente ai cittadini anziché alla rete dei servizi, può mettere in crisi il governo del sistema, lasciando sole le persone proprio nel momento del bisogno. Ai lombardi interessa di più essere seguiti in un percorso di cura di qualità, o poter scegliere “liberamente” dove andare?
-bene la chiamata agli attori pubblici, privati e al Terzo Settore a concorrere di più al Welfare, ma senza chiari impegni della Regione sul reale coinvolgimento di questi attori nella pianificazione, il timore è che la chiamata sia a concorrere con le risorse più che nella governance.
Noi per la Lombardia parleremmo della necessità di migliorare il governo e la presenza diffusa dei servizi, con una migliore integrazione tra sanità, sociosanitario e sociale, con la valorizzazione del ruolo dei Comuni, alleggerendola burocrazia a vantaggio di più efficaci controlli di correttezza, appropriatezza e qualità del servizio. Parleremmo di accompagnare di più il cittadino, di rivedere il mix tra residenzialità e domiciliarità, di creare servizi intermedi tra l’ospedale e la famiglia… Sono solo spunti, e siamo pronti a fare la nostra parte nelle sedi competenti. Se ce ne sarà data la possibilità. 

 

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