Laboratorio di scrittura autobiografica poetica a cura di Leonora Cupane
ROMA, 1-2 GIUGNO 2013
Nell’infanzia, le parole sono vive, piene, ricche, perché portano tutte traccia delle percezioni sensoriali forti del bambino, portano traccia del tatto, del colore, dell’odorato, del suono, di tutte le esperienze; la lingua del bambino è una lingua della domenica, cioè una festa. (Walter Benjamin)
Crescendo, a causa di una cultura che abitua all’esclusione del corpo e della storia personale dal sapere, la parola perde l’originaria aderenza alla materia, diventa astratta. Per raccontare se stessi in modo completo, c’è necessità di una lingua diversa, che unifichi significato e suono, corpo e mente, una lingua dotata sia di ali che di radici, capace di conciliare le polarità. Una lingua che, restituendo pienezza vivente alla parola, permetta di recuperare il piacere originario di tuffarsi nell’oceano del linguaggio con i sensi in festa.
Questo linguaggio è la poesia , la quale conserva la preziosa qualità sensoriale della lingua allo stato nascente, quando le parole erano in grado di esprimere la totalità dell’esperienza senza scissioni; è un ” linguaggio autobiografico totale”, che considera la parola nella sua singolarità e pienezza, non solo nel suo aspetto concettuale ma anche nella sonorità, nello spessore e nel colore, restituendole il corpo e costituendo un prezioso strumento di cura autobiografica, in grado di favorire un’integrazione risanatrice e uno sviluppo armonico della persona nella sua interezza.
Questo linguaggio è la poesia , la quale conserva la preziosa qualità sensoriale della lingua allo stato nascente, quando le parole erano in grado di esprimere la totalità dell’esperienza senza scissioni; è un ” linguaggio autobiografico totale”, che considera la parola nella sua singolarità e pienezza, non solo nel suo aspetto concettuale ma anche nella sonorità, nello spessore e nel colore, restituendole il corpo e costituendo un prezioso strumento di cura autobiografica, in grado di favorire un’integrazione risanatrice e uno sviluppo armonico della persona nella sua interezza.
Il filo conduttore del laboratorio sarà proprio l’esperienza sensoriale, intesa sia comestrumento percettivo per raccontare il mondo e reinventarlo, sia come fertile ambito di rievocazione di memorie personali: durante le due giornate rieserciteremo le nostre facoltà sensoriali per ricordare come percepivamo il mondo da bambini; ricorderemo poeticamente ciò che abbiamo gustato, toccato, ascoltato, visto, odorato nel corso della nostra vita, specialmente durante l’infanzia e l’adolescenza, e come si è trasformato il nostro sentire, insieme al nostro corpo, raccontando quindi di odori, sapori, suoni, voilastrocche, ninnenanne, colori, luci e ombre, scene indimenticabili, sensazioni tattili e di movimento, immobilità, calore, freddo, piacere e dolore, e provando ad accostarci alle nostre memorie sia selezionando un senso alla volta, sia ripescando ricordi in cui i sensi si fondevano, generando sinestesie; acquisiremo la capacità di raccontare per similitudini e metafore le nostre esperienze più antiche e la nostra crescita psicofisica; scopriremo poi che ognuno di noi ha un canale sensoriale privilegiato attraverso cui filtra i ricordi e vive più intensamente le esperienze, entrando in contatto con se stesso e con il mondo, e proveremo a sperimentare che cosa succede quando cerchiamo di ricordare con i sensi che sentiamo meno vivi.
Infine, intrecceremo le nostre memorie e le nostre scritture a quelle degli altri, sperimentando forme di poesia autobiografica in coppie, in terzetti e collettive, dove le diverse voci saranno ascoltate singolarmente ma poi si mescoleranno, fino a comporre un’unica voce, un unico “corpo” poetico.
Le metodologie sperimentate nel laboratorio possono essere utili strumenti per chi lavora in ambito educativo, formativo o terapeutico con qualunque tipologia di utenza: adulti, bambini, adolescenti, anziani, persone malate, pazienti psichiatrici possono trovare nella narrazione poetica un potente mezzo espressivo in grado di restituire loro una voce autentica e di dar vita a una scrittura nuova, “corporea”, profondamente radicata nella sensibilità personale.
Il laboratorio è aperto anche a chi non ha dimestichezza con il linguaggio autobiografico e/o poetico.
Date: 1 e 2 giugno 2013
Date: 1 e 2 giugno 2013
Orari: sabato dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 20; domenica dalle 9.00 alle 13 e dalle 14 alle 18.30.
Sede: Progetto PossibilMente,
via Diego Angeli 141 (zona Tiburtina/ Casal Bruciato), Roma
[dalla stazione Tiburtina prendere l’autobus 309 in direzione Casal Bruciato, per 7 fermate]
via Diego Angeli 141 (zona Tiburtina/ Casal Bruciato), Roma
[dalla stazione Tiburtina prendere l’autobus 309 in direzione Casal Bruciato, per 7 fermate]
Costo: 120 euro
Leonora Cupane, nata nel 1968, è psicologa clinica; si è diplomata come esperta in metodologie autobiografiche alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, di cui è stata poi docente e collaboratrice scientifica. Vive a Palermo, dove lavora presso enti pubblici e privati come formatrice biografa e consulente psicologa, utilizzando in entrambi gli ambiti lo strumento della narrazione poetica di sé. Finora ha condotto percorsi formativi con adulti, adolescenti, bambini, anziani, insegnanti, operatori sociali e sanitari, malati oncologici,pazienti psichiatrici. Da alcuni anni tiene anche laboratori in giro per l’Italia. Ha pubblicato “Il corpo parlante. La poesia come cura autobiografica” in “Attraversare la cura”, a cura di Laura Formenti, Erickson 2008, e come curatrice, insieme a Tiziana Ciampolini, il volume “Piccolo lessico per l’ascolto”, EGA 2009.
