LUCIANA QUAIA, al Caregiver Day-giornate dedicate al caregiver familiare, 28 maggio 2016, Carpi (Modena)

Carpi, 28 maggio 2016 – Il caregiver e la narrazione autobiografica

Dott.ssa Luciana Quaia, psicologa

Tutti i materiali del CAREGIVER DAY saranno disponibili sul sito

http://www.caregiverfamiliare.it

Saluto di apertura: Luisa Turci, Presidente dell’Unione Terre D’Argine
Presiede e modera: Loredana Ligabue, Anziani e non solo

Narrazioni di curati e curanti: letture e testimonianze

Caregiver e narrazione autobiografica – Luciana Quaia, Psicologa

Storie di malattia e di cura – Stefania Polvani, Educazione alla Salute – Azienda Sanitaria Firenze

Narrazione e consapevolezza: il lavoro di cura – Federica d’Amico ARCS, Alessandra Bozzoli LeNove

Narrazione come strumento di condivisione e di integrazione degli attori di cura – Paolo Malavasi, Medico di famiglia

Intervento conclusivo: Massimo Annichiarico, Direttore Generale AUSL di Modena

Scarica il volantino

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IL CAREGIVER E LA NARRAZIONE AUTOBIOGRAFICA

La malattia di Alzheimer è un evento drammatico che determina all’interno della famiglia una situazione di crisi, in quanto il dover far fronte a una totale riorganizzazione del proprio stile di vita, sia sul piano relazionale che quello pratico, comporta un carico di stress particolarmente impegnativo dal punto di vista emotivo.

La scrittura autobiografica è uno strumento importante per dare aiuto a chi, improvvisamente, deve confrontarsi con il faticoso percorso della malattia.

Il metodo autobiografico, infatti,  è indicato per affrontare momenti di crisi che richiedono una ridefinizione dell’immagine di sé (“mi sento impotente, inadeguato, ho paura di non farcela”, sono le parole pronunciate dalla maggior parte di caregiver quando la malattia irrompe nella loro quotidianità). 

Fissare sulla pagina bianca eventi della storia personale corrisponde a cercare nell’Io il proprio interlocutore: lo scrivente inizia un dialogo intimo con se stesso, dando forma ai propri vissuti e libero corso alle emozioni che si agitano nel profondo.

La scrittura che diventa cura di sé aiuta a non dissipare i ricordi del passato nella nebbia del presente e porta alla luce nuovi significati da scoprire per dare un senso alla sofferenza e al disagio che la malattia impone.

Il lavoro interno al gruppo, inoltre, favorisce il confronto tra la narrazione individuale e quella collettiva: le conversazioni sollecitate dall’ascolto degli altrui racconti consentono di sentirsi accettati, di decentrare i propri punti di vista, di conoscere altri contenuti, di scoprire differenze interiori in base alle interrogazioni che l’altro pone.

La riemersione dei propri ricordi diventa il mezzo più efficace per dare nuovamente corpo e forma a eventi che hanno rivestito pregnanza esistenziale, considerato che, nel momento dello scontro con la dolorosa esperienza della malattia inguaribile, la storia di sé rischia di diventare memoria sepolta e le transizioni di crescita già avvenute e superate paiono sommerse da questo nuovo accadimento che cancella l’identità e il ricordo.

Lo scrivere  di sé persegue due fondamentali obiettivi:

  • costituire strumento di resilienza, intendendo con tale termine la capacità di una persona di continuare a progettare il proprio futuro nonostante avvenimenti destabilizzanti e condizioni di vita traumatiche;
  • rappresentare esperienza auto formativa, trasformativa ed educativa, perché il proprio raccontarsi è lo specchio di quel che si è stati e quindi, scrivendo di noi, apprendiamo di noi, dando significati inediti alle esperienze vissute e trovando in esse capacità e risorse inaspettate per nuovi progetti esistenziali.

Come indica Boris Cyrulnik, psichiatra e psicanalista: 

Non è il trauma in sé ad essere fonte di stress per una persona, bensì l’incapacità di integrarlo nella propria storia.

Il trauma diventa sopportabile quando la persona riesce ad elaborarlo in un racconto, cioè lo inscrive nel proprio percorso esistenziale.

Il dramma allora non occupa tutte le pagine del nostro romanzo, ma diventa una nota a pié di pagina che ci ricorda la fragilità della vita. 

 

Bibliografia 

Luciana Quaia (2012), Intime erranze – Il familiare curante l’Alzheimer, la resilienza autobiografica, Nodolibri, Como

Patrizia Taccani, Maria Giorgetti (2010), Lavoro di cura e automutuo aiuto, FrancoAngeli, Milano

Froma Walsh (2008), La resilienza familiare, Raffaello Cortina Editore, Milano

Patrick Estrade (2007), L’impronta dei ricordi, Sperling&Kupfer

Boris Cyrulnik, Elena Malaguti (2005), Costruire la resilienza, Erickson, Trento

Franco Cambi (2002), L’autobiografia come metodo formativo, Laterza, Bari

Duccio Demetrio (1996), Raccontarsi, Raffaello Cortina Editore, Milano

Luigi Cancrini  (1996), Date parole al dolore, Frassinelli, Milano

Deena Metzger, (1994), Scrivere per crescere. Una guida per i mondi interiori, Astrolabio Roma

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