Modelli di cultura (Patterns of Culture), pubblicato nel 1934, è il capolavoro dell’antropologa statunitense Ruth Benedict.
L’opera introduce il configurazionismo culturale, la teoria secondo cui ogni cultura costituisce un sistema integrato e coerente di pensieri e azioni. Benedict definisce la cultura come una “personalità su vasta scala” condivisa dai membri di una comunità, dimostrando che è la società a modellare l’individuo e non viceversa. [1, 2, 3, 4, 5]
I tre modelli culturali analizzati
Nel testo vengono messi a confronto i tratti psicologici dominanti di tre popolazioni indigene: [1]
- Gli Zuñi (Nuovo Messico): Definiti come cultura apollinea. Sono caratterizzati da moderazione, rifiuto dell’individualismo, amore per i rituali collettivi e controllo delle passioni.
- I Kwakiutl (Costa Nord-Ovest dell’America): Definiti come cultura dionisiaca e megalomane. Cercano l’eccesso, l’esaltazione dell’Io e l’estasi. Esprimono il proprio prestigio sociale attraverso cerimonie competitive come il potlatch.
- I Dobu (Nuova Guinea): Definiti come cultura paranoica. Vivono in un clima di costante sospetto, ostilità, gelosia e paura della stregoneria. [1, 3, 4, 6, 7]
Principi chiave dell’opera
- Integrazione culturale: Le usanze e le credenze non sono tratti isolati, ma si fondono in un modello unico guidato da uno stile psicologico dominante.
- Relativismo culturale: Nessuna configurazione culturale è superiore o inferiore a un’altra. Ogni società seleziona determinati comportamenti dal vasto arco delle potenzialità umane, scartandone altri.
- Definizione di anormalità: Un comportamento considerato “anormale” o patologico in una cultura può essere la norma assoluta in un’altra, poiché dipende dai criteri di integrazione del modello di appartenenza. [3, 8, 9, 10]
[3] https://psiche.altervista.org
[6] https://bottegaelefante.blogspot.com
[7] https://www.interattivamente.org
[10] https://lamenteemeravigliosa.it
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